Speciale Lost Highway Federico Fellini - Filmografia - 1972: Roma

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Matteo Marelli dice che Taipei Story è il film da salvare oggi in TV.
Su Rai3 alle ore 01:20.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«Un colpo solo (Michael Cimino - Il cacciatore)»

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Servizio pubblicato su FilmTv 02/2021

Speciale Lost Highway Federico Fellini - Filmografia - 1972: Roma


[1972] con Alberto Sordi, Marcello Mastroianni, Anna Magnani

Roma di Fellini: per dirla in maniera spiccia, è tanta roba. Ma tanta! In bilico tra documentario e autobiografia romanzata, non è solo un prontuario dell’alfabeto felliniano, un diario del rapporto dell’autore con la città che ha eletto sua ma che poi ha continuato a vivere ed espandersi nei suoi sogni e nella sua psiche esattamente come l’altra, Rimini, che abbandonò diciannovenne. Ma è anche (almeno rivisto oggi) un viaggio attraverso i mutamenti umani e fisici della città e del suo popolo e, perciò, dell’intero Paese. In questo senso è abbastanza curioso che alcuni critici dell’epoca rimproverino a Fellini il ripiegamento definitivo su se stesso. Perché invece, proprio con un documentario su se stesso e il suo ricordo, Fellini finisce per realizzare un affresco sul qui e ora, e tutt’altro che frammentario. Non frammenti, ma tessere di un puzzle che, guardate a distanza, vanno tutte al loro posto. Il qui e ora era il 1972, dopo il tuffo nel passato remotissimo (ed erotico) di Fellini Satyricon e nel passato prossimo di Amarcord. Il 1972 in cui il “prima” si sta rapidamente sbriciolando, comprese le recenti istanze contestatarie, fagocitate da moda e politica. Un viaggio che comincia con i pastori che all’alba escono dalla città, prosegue con l’arrivo di Moraldo alla stazione e finisce con i ragazzi in moto che di notte attraversano tutta Roma dirigendosi verso il litorale; in cui, attraverso le tante anticipazioni di Amarcord e i ricordi di Luci del varietà, Le notti di Cabiria, La dolce vita, Fellini Satyricon e di quel Moraldo va in città che non fu mai, si delinea uno scorato addio al passato e alle radici culturali, con una Festa de noantri che accomuna e fonde i borgatari caciaroni con artisti, intellettuali, star, borghesi e prelati. Non ancora la Festa della gnoccata di La voce della luna, ma quasi. Molti e magnifici i pezzi di resistenza: la sfilata di moda ecclesiastica e la prima cena nella trattoria sotto casa, il bordello popolare e quello borghese e, su tutti, i due più emblematici, l’attraversamento notturno del Grande raccordo anulare, vero e proprio incubo urbanistico, e la scoperta della necropoli sotterranea, con gli affreschi che svaniscono a contatto con l’aria. L’armonia e la memoria che si dissolvono. Il caos che avanza.


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Emanuela Martini

Capelli rossi, lettrice forte, brutto carattere (dicono). La prima volta mi hanno portata al cinema che avevo tre anni. Ci stavo dalle 2 alle 8, orario continuato. Praticamente, non ne sono più uscita: adesso ci sto anche dalle 8 alle 20, e a volte pesa. Ma la passione resta e non mi annoio (quasi mai). Onnivora: mi piace tutto (quando mi piace). Autori di culto: Michael Powell e Robert Altman. Serie: Twin Peaks e I Soprano forever. Rimpiango il cinema americano anni ’70 e il metabolismo dei trent’anni. Vivo in un disordine "escheriano", tra libri, oggetti, dvd, foto, abiti e scarpe, con Lucrezia, gatta petulante di 19 anni. Credo allo Stregatto (quello di Alice): qui in giro aleggia il sorriso di Blimp, Sibella e Oreste.

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