Albertone dov’è

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La citazione

«Un ingenuo e stupido film americano può insegnarci qualcosa “per mezzo” della sua scempiaggine. Ma non ho imparato mai niente da uno scaltrito film inglese. (Ludwig Wittgenstein)»

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Servizio pubblicato su FilmTv 07/2013

Albertone dov’è


In occasione del decennale dalla scomparsa del grande Sordi nazionale, maschera italiana per eccellenza, Film Tv pubblicò nel 2013 questo servizio corredato da filmografia. Lo riproponiamo oggi come parte dello speciale (on line e sulla rivista) legato alla proposta in esclusiva digitale della piattaforma pay per view Chili di 14 suoi titoli di culto

Ma noi, ce lo siamo meritati Alberto Sordi? La questione si è posta con forza dopo avere visto I soliti idioti. Il film (il primo capitolo cinematografico: risparmiateci il secondo...), dove la trasformazione di fenomeni sociali, politici o di costume è filtrata attraverso la frammentazione a sketch della televisione ed è solo mimetica, solo apparentemente critica. Del termine critica ci interessa non l’accezione “distruttiva” (molto banale sostenere che Ruggero De Ceglie rappresenti alcunché di berlusconiano), ma l’etimo greco di “scavo profondo”. A dieci anni dalla morte di Albertone (nato a Trastevere il 15 giugno 1920 e deceduto sempre a Roma il 25 febbraio 2003), il vuoto lasciato dalla sua maschera resta incolmabile. Non perché sia cambiato il cinema (anche), ma perché l’Italia non è più la stessa. Il comico, l’Augusto delle categorie plautine, quello della risata grassa, della “fame”, della soddisfazione dei bassi istinti (nel caso di Sordi soprattutto quelli piccoloborghesi... Questa fu la sua grande rivoluzione), pur mantenendo un tratto arrogante, si è trasformato in qualcosa d’altro, più evanescente e a una sola dimensione: quella catodica. Il talento di Sordi ha invece due radici. La prima è letteraria, perché la simbiosi tra attore e personaggio scatta anche grazie alle sceneggiature di Rodolfo Sonego, una specie di “ombra” culturale e artistica a partire da Il seduttore (1954). La seconda è invece ben più profonda: è il “mestiere”, la versatilità di chi è passato attraverso mille gavette, prima come cantante lirico e musicista (iscritto alla Siae e ottimo mandolinista), poi come “voce” (radio, doppiaggi: celebre quello di Oliver “Ollio” Hardy) nonostante all’Accademia fosse stato respinto perché diceva «guèra» al posto di «guerra». E infine, definitivamente, attore. Anzi no: tutte le cose assieme e mai da “ex”, che è invece la condizione precaria tipica di chi si è votato alla tragedia. Naturalmente c’era in Sordi una scintilla di innata capacità che lo fece straordinario e unico, persino se messo a confronto con chi passò attraverso la medesima gavetta, ma “patimento”, “fatica”, “ambizione” e “successo” furono per lui il percorso esemplare, o l’aspirazione, di ogni italiano uscito malconcio dalla guerra. Fu, di quella generazione, narratore perfetto, incarnò i finti miracolati del Boom, gli eterni cialtroni della nostra Commedia dell’Arte, i meschini egoisti mimetizzati nella massa ma anche qualche “eroe” dell’idealismo di quella stagione di speranze deluse, come il leggendario Silvio Magnozzi di Una vita difficile, capolavoro di Dino Risi e, appunto, di Rodolfo Sonego. Tornando alla domanda iniziale: ce lo siamo meritati, Alberto Sordi? Certo, vedendo come in pochi anni è cambiata la commedia italiana i suoi film oggi paiono dischi volanti, ufo. La costruzione meticolosa e a volte estremizzata dei personaggi è stata scambiata dal morettismo Anni 70 per “compiacimento” quando era, soprattutto, “scavo profondo”. Ma dell’italiano medio in quanto maschera, non in quanto carattere sociale. E dopo dieci anni senza di lui, a mancare è soprattutto questa sua arte antica

  • In radio

    Nel decennale della scomparsa, Radio2 ricorda Sordi rendendo disponibili, dal 24 febbraio 2013, le sue prime, quasi introvabili performance radiofoniche riesumate dalle profondità degli archivi Rai: 14 puntate integrali in podcast del leggendario show Vi parla Alberto Sordi. Intanto, al Sordi più maturo, cinico e fustigatore di costumi, il Cinema Trevi di Roma dedica la rassegna in due parti (la prima ha avuto luogo nella seconda metà di gennaio 2013) Alberto Sordi, Storia di un Italiano: fino a sabato 16 febbraio 2013, titoli imprescindibili come Il comune senso del pudore, Finché c’è guerra c’è speranza, Un borghese piccolo piccolo. Tutte le info su www.fondazionecsc.it

    Mauro Gervasini

i 12 cult sordiani

A cura di Mauro Gervasini

  • Lo sceicco bianco

    Nelle mani di Federico Fellini (e di Antonioni, Pinelli e Flaiano, coautori del copione) Sordi assume le sembianze della perfetta maschera pre Reality, quella di uno “sceicco bianco” seduttore nei fotoromanzi. In realtà è un cialtrone, ma qualcuna abbocca.

  • Un americano a Roma

    Il personaggio di Moriconi Nando, nato per un episodio di Un giorno in pretura (1954), diventa simbolo dell’arrembaggio popolaresco di allora. Pieno di scene memorabili. Copione di Fulci, Scola, Steno, Continenza e dello stesso Sordi.

  • Il conte Max

    Umile edicolante si spaccia per Conte e va in vacanza a Cortina (snobbando Capracotta). Rifacimento del classico di Camerini Il signor Max (1937) con al posto di Sordi Vittorio De Sica, qui vero conte decaduto. 

  • La grande guerra

    Un pavido romanaccio e un milanès trafficone (Gassman) al fronte ribaltano il mito (anche fascista) dell’eroismo italiano nel primo conflitto mondiale. Il film è eccezionale per la sua visione corale di un evento così atroce. Soggetto di Luciano Vincenzoni da Maupassant (la novella Due amici)

  • Il vedovo

    Stupendo duetto Sordi & Franca Valeri (nessuno dei due mai spalla dell’altro) in una commedia pura, divertentissima, non priva però di scudisciate al mito del Boom. Rimbomba la battuta finale: «Ma che fa marchese, spinge?». Proprio quest’anno uscirà il remake con Fabio De Luigi.

  • Tutti a casa

    Scene di lotta per la sopravvivenza dopo l’8 settembre 1943 e strepitosa prova di Alberto Sordi, che asseconda senza enfasi l’alchimia tra commedia e dramma scaturita dalla perfetta regia di Comencini.

  • Una vita difficile

    Sordi ex partigiano giornalista capace di slanci ideali che subito dopo la guerra paiono già anacronistici, se non scomodi, perché un nuovo conformismo tutto inghiotte. Uno dei grandi film del nostro cinema.

  • Il maestro di Vigevano

    Altra prova eccezionale dell’attore, quasi in controtendenza rispetto ai suoi personaggi consueti per quel nichilismo pervasivo che caratterizza il “maestro” nato dalla penna di Mastronardi. Per chi scrive, il miglior Petri di sempre.

  • Il medico della mutua

    Rivisto di recente dopo aver letto il libro di Alberto Pezzotta sul regista (Ridere civilmente. Il cinema di Luigi Zampa, Cineteca Bologna). Sempre snobbato dalla critica, è invece un notevole film, attualissimo.

  • Lo scopone scientifico

    Gioco al massacro tra una ricca americana (Bette Davis), il suo partner (Joseph Cotten) e due borgatari in bolletta (Sordi e Silvana Mangano, fantastici). Comencini lo considerava il suo film migliore, e forse aveva ragione. Imperdibile.

  • Un borghese piccolo piccolo

    Gli ammazzano il figlio raccomandato, lui rapisce l’assassino e lo tortura a morte. La metamorfosi dell’Albertone Nazionale nel film più feroce di Monicelli, che vira la commedia all’italiana verso l’horror.

  • Il marchese del Grillo

    Forse l’ultima memorabile prova di Sordi, al servizio di un Monicelli sempre più “cattivo”, in un contesto romanesco a lui congeniale. La frase «io so’ io e voi non siete un cazzo» fu, a insaputa di tutti (ma forse di Monicelli no), un “manifesto” politico ante litteram.


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Mauro Gervasini

Firma storica di Film Tv, che ha diretto dal 2013 al 2017, è consulente selezionatore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e insegna Forme e linguaggi del cinema di genere all'Università degli studi dell'Insubria. Autore di Cuore e acciaio - Le arti marziali al cinema (2019) e della prima monografia italiana dedicata al polar (Cinema poliziesco francese, 2003), ha pubblicato vari saggi in libri collettivi, in particolare su cinema francese e di genere.

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