Artisti da un altro pianeta

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Mauro Gervasini dice che I gioielli di Madame de... è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 02:20.

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Manca poco per la quinta stagione (su Netflix dal 14 settembre). Il cavallo più (o meno) famoso di Hollywoo sta per tornare.

Tra i 30 registi italiani più votati del nostro sondaggio pubblicato su FilmTv n° 34 c'è lui. Noi lo conosciamo bene, e voi?

Per festeggiare David Cronenberg che verrà premiato con il Leone alla carriera a Venezia 75 abbiamo pensato di rendere disponibili tutti gli articoli archiviati nella nostra collezione Locandine. A partire da La zona morta.

La citazione

«Non è più possibile parlare d'arte escludendo la scienza e la tecnologia. Non è più possibile analizzare i fenomeni fisici escludendo le realtà metafisiche. (Gene Youngblood)»

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Simone Arcagni

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Servizio pubblicato su FilmTv 19/2013

Artisti da un altro pianeta


Il 13 aprile 2013 all’auditorium Parco della Musica di Roma si sono incontrati davanti a un folto pubblico Bernardo Bertolucci e Patti Smith, due rocker che con strumenti diversi ancora fanno i conti con una irriducibile idea del mondo. Cronaca di un formidabile dialogo ravvicinato

«Because the Night, essendo la sigla di Fuori orario, ci ha accompagnati per almeno 30 anni, ed è straordinario come due cose così poetiche, ossia il film L’Atalante di Jean Vigo e questa canzone di Patti, sembrino fondersi l’una nell’altra. Oggi, per tutti, la canzone di Patti è indissociabile dal cinema, e per questo la ringraziamo». Chi parla, all’Auditorium Parco della Musica la sera del 13 aprile 2013, è Bernardo Bertolucci. Accanto a lui, Patti Smith. L’incontro è avvenuto dopo la proiezione di Medea di Pasolini, un anello di congiunzione tra i due più solido di quanto si sospetti. Patti Smith ha conosciuto Pasolini nei cinema del Village, quando con Robert Mapplethorpe e Andy Warhol andava a vedere i suoi film che sembravano conoscere una via sorprendente, e inaudita, per parlare di politica, poesia, religione. Bernardo Bertolucci lo ha avuto da sempre in casa, quando frequentava il padre poeta: e proprio al regista di Accattone deve il suo vero approdo a un set (il primo film da lui diretto sarà tratto da un copione di Pasolini, La commare secca). I due, dopo la proiezione del film di Pasolini, hanno dialogato di fronte a un pubblico insieme a chi scrive questo pezzo. Un incontro da sogno.
PATTI SMITH Because the Night è ormai quasi una canzone italiana. Ogni volta che mi trovo qui, nel vostro Paese, qualcuno mi ferma per strada e inizia a cantarla e io con loro. È una cosa bellissima.
BERNARDO BERTOLUCCI Io sono arrivato su un nuovo mezzo mobile (Bertolucci è su una sedia a rotelle elettrica, ndr) a vedere questa sera Patti. Avvertivo il nostro primo incontro come un sogno lontanissimo e quindi le ho detto: «Ma allora ci siamo incontrati davvero?». E lei mi ha risposto di sì. Come potevo immaginare chi fosse questa poetessa dai capelli lunghi e dal sorriso estremamente generoso?
PATTI SMITH Ero molto giovane ed eravamo in una casa piena di libri e di persone, come Paul Getty, John Richardson, Robert Mapplethorpe. Tutti volevano andare a ballare, ma Bernardo di ballare non aveva voglia e anche io non volevo. Lui era seduto su una poltrona con un’aria un po’ melanconica e anche timida, ed era molto silenzioso. Io mi siedo su una sedia e lui fa lo stesso. Gli ho fatto molte domande su Pier Paolo Pasolini e poi mi sono accorta che, mentre parlavamo, tra di noi c’era una lampada accesa. A un certo punto Bernardo ha iniziato a passare la mano sotto il raggio di luce della lampada, osservando il modo in cui la luce colpiva la sua mano e lì mi sono detta: «Questo è ciò che si chiama un regista».
BERNARDO BERTOLUCCI Per quanto riguarda Medea, credo che a un certo punto PierPaolo abbia voluto essere Medea, abbia pensato di essere lui Medea, perché il personaggio rappresentava il mondo antico, barbarico, innocente che viene poi travolto dai giovani, da questi argonauti che sono belli e basta.
PATTI SMITH Sin da quando ero ragazzina adoravo l’opera italiana e ho sempre amato moltissimo Maria Callas, perché cantava con un sentimento senza eguali. Sembra strano dirlo, ma è anche grazie a lei che ho imparato a cantare il rock’n’roll con più espressività. Era capace di comunicare tutta la gamma che va dal fragile al potente. Vedere la Callas in Medea mette addosso una grande tensione, perché tu ti trovi lì, davanti allo schermo, e hai davanti a te una delle più grandi voci dell’opera lirica di tutti i tempi, che però non canta. Stai lì, avresti fame di sentirla cantare ma no, non canta neanche una volta, e quindi deve esprimere tutto solo attraverso se stessa, con i muscoli, gli occhi, le mani, i movimenti fisici. Ti infonde una grande tensione, e credo che questa sia stata un’idea davvero geniale da parte di Pasolini. 
EPILOGO La conversazione è proseguita in questo tono di stupore e nostalgia per tutta la serata, rievocando i sogni di Pasolini, di Bernardo e Patti Smith che ha rivolto a Bertolucci sguardi carichi affetto e di cura, culminati in un sorprendente fuori programma: alla fine ha cantato due pezzi, «come omaggio a Bernardo» (e uno non poteva che essere Because the Night, eseguito per la prima volta con la chitarra). A quel punto, tutta quella dolcezza, quella coltre di tenerezza e indecifrabile rimpianto sono lievitati nel suono, in alto, tra galleria e platea, ricadendo tra mille faville invisibili, sotto forma di energia e incanto, sulla folla in sala - in estasi.

  • Lui & Lei

    Prima della rivoluzione Patti Smith era una longilinea rocker punk che sconquassava la scena di New York con queste parole: «Jesus died for somebody’s sins but not mine» ovvero «Gesù è morto per i peccati degli altri, ma non per i miei» (Gloria, prima traccia di Horses, disco d’esordio nel 1975). Poi è passata attraverso mille traversie, un lutto devastante, intensificando interessi altri come la poesia e la fotografia. Ma dentro è rimasta quella di un tempo? Sono, Patti e Bernardo Bertolucci, quelli che erano trenta, quarant’anni fa? Ascoltando l’ultimo disco di lei, Banga (2012), e vedendo l’ultimo film di lui, Io e te (2012) diciamo di sì. La freschezza e l’ispirazione di entrambi restano... rivoluzionarie perché cocciutamente non conformiste. Libere.

    Mauro Gervasini

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