Cantami o Tom Cruise

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«E questo è quanto (Casinò - Martin Scorsese)»

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Cantami o Tom Cruise


AURORA: Per la serie chi ben comincia è a ben più di metà dell'opera, ovvero: titoli di testa, incipit folgoranti e cold open magistrali di cinema e serie tv che ti rapiscono e non ti lasciano più andare.

L'ira funesta del Caso, che in Magnolia di Paul Thomas Anderson è capo supremo e capriccioso del destino di ogni personaggio coinvolto.

Ventidue anni fa usciva Magnolia, il film che fece di un regista promettente come Paul Thomas Anderson – fino a quel momento apprezzato per l'esordio a basso costo Sidney e per il film sul porno ma senza porno Boogie Nights – un Autore con l'iniziale maiuscola; nello specifico l'Autore che ha raccolto le istanze di Robert Altman e le ha portate nel nuovo millennio. Mica ciufoli. La caratteristica di Anderson che più ricorda il regista di America oggi è quella capacità innata – e singolare, nel senso che sembra appannaggio di una sola persona per ogni generazione di narratori – di saper cogliere la natura del racconto epico, aggiustata ai bisogni dell'epoca in cui viene redatto.

L'epica di Omero coincideva con la storiografia ed era la testimonianza, più o meno allegorica, dell'intervento divino sulle faccende umane; tanto che gli déi schierati per l'una o per l'altra fazione, non raramente si manifestavano sul campo di battaglia per soccorrere i propri favoriti. L'epica cavalleresca medievale allarga il suo spettro a toni diversi (la satira e il grottesco), ma resta in ogni caso una brillante fotografia dei tempi in cui è sorto, ritraendo l'eterna lotta dell'eroe cristiano contro l'invasore altro. L'epica cinematografica contemporanea di Altman prima e Anderson poi raccoglie l'eredità del genere, laicizzandolo fino a individuare nel Caso – un po' fato e un po' caos, ma senza essere incarnati o associati a una divinità – il nuovo motore pagano che move il sole e l'altre stelle.

E allora possiamo rivalutare l'incipit di Magnolia come se fosse quello dell'Iliade, una vera e propria protasi di ciò che stiamo per testimoniare. Un narratore onnisciente racconta, in terza persona, tre fatti di cronaca apparentemente scollegati l'uno dall'altro. Un farmacista di Londra, precisamente di Greenberry Hill (oggi Primrose Hill), nel 1911 viene ucciso in seguito a un tentativo di rapina; per l'omicidio vengono accusati e impiccati tre uomini, che di cognome fanno rispettivamente Green, Berry e Hill. Nel 1983, il Nevada è vittima di una serie di incendi che stanno devastando il già poco verde dello stato desertico; intervengono i canadair e (tra un eco e l'altro de La versione di Barney) uno di essi, caricandosi d'acqua dal vicino lago, imbarca anche un povero sommozzatore amatoriale, scaricandolo (già morto) sulla cima di uno degli alberi della foresta infuocata. Nel 1961 un 17enne si suicida gettandosi dalla cima del palazzo in cui vive insieme ai litigiosi genitori; ad attenderlo alla fine della sua corsa ci sarebbe una rete, installata tre giorni prima dagli operai che stanno lavorando alla manutenzione dell'edificio, ma il caso vuole altrimenti: il giovane si butta nel momento esatto in cui i suoi genitori sono all'apice dell'ennesima discussione violenta, e passa all'altezza della loro finestra al sesto piano nell'istante preciso in cui la madre sta minacciando il padre con un fucile solitamente senza munizioni, ma casualmente caricato giusto il giorno prima proprio dall'aspirante suicida, che sarà anche il bersaglio del proiettile involontariamente sparato dalla donna. Coincidenze? Domanderebbe ogni complottista che si rispetti, ma non solo. Sarebbe meglio non pensarla così, risponde l'aedo, ma è davvero impossibile. Non solo l'incipit (la protasi) di Magnolia racchiude in nuce il senso narrativo dell'intero film – storie apparentemente scollegate che vengono cucite insieme da fatalità troppo assurde da computare, ma troppo verosimili per non essere accettate – ma arriva anche a presagire il finale. Nelle tre assurde storie che aprono il film, infatti, continua a ripetersi graficamente il numero 82: la pettorina dell'omicida giustiziato, la stampa sull'ala del canadair, la scritta sul muro da cui si getta il suicida. Un numero che richiama Esodo 8.2: “Aronne stese la mano sulle acque d'Egitto e le rane uscirono e coprirono il paese d'Egitto”. Fatalità?


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