Concorto 2021 è uno splendido ventenne

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Roberto Silvestri dice che La nera di..., è il film da salvare oggi in TV.
Su Rai3 alle ore 01:15.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«Scrivere è anche non parlare (Marguerite Duras)»

scelta da
Marianna Cappi

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Articolo pubblicato esclusivamente su questo sito

Concorto 2021 è uno splendido ventenne


Dal nostro inviato, una panoramica della manifestazione che si è appena conclusa.

C’è stato un momento, nella penultima serata appena trascorsa, che riassume alla perfezione l’effetto straniante e gioioso di trovarsi a Pontenure per questa storica ventesima edizione di Concorto Film Festival. Sullo schermo di Parco Raggio, ancora gremito nonostante il freddo e la scorpacciata di proiezioni di questi giorni, scorrono le immagini in Super 8 di The Shape of Things to Come, collage di film fatti in casa da bambini e adolescenti americani ormai più di mezzo secolo fa. Accompagnate dalla sonorizzazione live di Alessandro Turrini (chitarra elettrica) e Giulio Stermieri (synth) minuscole schegge di follia giovanile, senza altra pretesa che quella di mettere in forma visibile sogni, visioni orrorifiche e fantascientifiche ma anche quotidiane, esplodono tremolando davanti agli occhi del pubblico. Come dice la protagonista di Sestre di Katarina Rešek, lucido studio di genere della periferia slovacca che ci auguriamo trovi posto in palmarès, “a un certo punto vedi rosso, e allora è il momento di buttare tutto fuori”. Eccola dunque, l’urgenza espressiva di cui ci aveva raccontato qualche giorno fa durante la nostra intervista il direttore Simone Bardoni. Condensata in quaranta minuti di sospensione e meraviglia per la facilità, l’assenza di sforzo al limite del gioco, con cui il cinema e soprattutto il cortometraggio sanno ancora catturare il nostro presente. Se c’è qualcosa che lo spettatore si porta a casa, al di là della qualità nella selezione di concorso e retrospettive, è proprio questa certezza, corroborata da un’atmosfera all’insegna dell’incontro fra autori e appassionati che la pandemia sembrava averci tolto, e che invece si conferma possibile (pur nel massimo rispetto di tutte le norme di sicurezza) fra un gioco di luci e un bicchiere di vino. Per questo la gente è arrivata e continua ad arrivare, molta sulle apposite navette che il termine inglese shuttle - reso necessario dall’internazionalità del parco ospiti - carica involontariamente di una suggestione quantomai appropriata. Recarsi a Pontenure durante la settimana del festival significa infatti viaggiare verso una sorta di mondo parallelo, e non solo per l’atmosfera aliena del Teatro Serra in cui si svolgono le proiezioni fuori concorso, dove neon azzurri e audio in cuffia rendono ancora più immersiva l’esperienza fuori dagli schemi garantita da retrospettive tematiche come Ubik, Back to Black, Guilty Pleasures o Deep Night: nella calma indisturbata del suo isolamento, che rende ancora più impressionante l’affluenza di pubblico di questi giorni, Concorto porta avanti con la radicalità che solo un amore autentico può sostenere la sua idea di cinema come specchio-mosaico dell’Oggi, un’idea difficilissima da sostenere, che costringe anno dopo anno a un massacrante lavoro di aggiornamento ed esclude a priori il riposo intellettuale garantito dalla celebrazione del già detto, già scoperto, già assodato. La stessa che gli ha permesso di attraversare venti anni di storia (non solo) del cinema mantenendo intatte urgenza e attualità.

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