Denis Villeneuve, il miracolato [Aurora #003]

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La citazione

«Alice Harford: I do love you and you know there is something very important we need to do as soon as possible. - Dr. Bill Harford: What's that? - Alice Harford: Fuck.»

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Fabrizio Tassi

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Denis Villeneuve, il miracolato [Aurora #003]


AURORA: Per la serie chi ben comincia è a ben più di metà dell'opera, ovvero: titoli di testa, incipit folgoranti e cold open magistrali di cinema e serie tv che ti rapiscono e non ti lasciano più andare.

Storie di vita vissuta raccontate da Denis Villeneuve, il Christopher Nolan quebecchese convinto che la sua carriera da regista si sarebbe interrotta dopo Blade Runner 2049

Lo dicono sempre quelli ben informati, che Hollywood non perdona a meno di non avere dei (mamma)santi(ssima) in paradiso. La storia del cinema è piena di registi promettenti ed entusiasti, a cui è stato affidato un film dal grande budget quando ancora non erano pronti (o quando le congiunzioni astrali non erano favorevoli) e che in seguito all'inevitabile flop sono finiti a dirigere spot di whisky in Giappone, o film indipendenti in cui Tom Hardy interpreta Al Capone che se la fa addosso. Quello appena descritto non sembrerebbe proprio il caso di Denis Villeneuve, oggi fra i registi più riveriti nella rarefatta categoria di cineasti che si impegnano nel sottogenere del blockbuster d'autore. Attivo dal 1998, dopo i primi quattro film canadesi Villeneuve è tracimato a Hollywood dove ha firmato – in ordine cronologico, che fatalità corrisponde a un ordine crescente di qualità e gigantismo cinematografico – Prisoners, Enemy, Sicario e Arrival. Dopo la tonnellata di nomination agli Oscar di Arrival, Villeneuve viene cooptato per il film più impossibile della sua carriera: il seguito di Blade Runner. Dirigere, dopo 35 anni, il sequel di uno dei più grandi cult di sempre è una faccenda molto delicata: oltre a dover soddisfare fan piuttosto esigenti, c'è anche il solito problema di giustificare un investimento di 300 milioni di dollari (tra spese di produzione e marketing) con un incasso degno di nota. Blade Runner 2049 quell'incasso degno di nota non l'ha raggiunto nemmeno lontanamente, fermandosi sotto i 100 milioni di dollari al botteghino. Un bagno di sangue tale da far dire a Villeneuve: “Per me il vero miracolo a proposito di Blade Runner 2049 è il fatto che sono ancora qui a fare film e a fare interviste. Sapevo fin dall'inizio, quando ho cominciato a lavorare su quel film, che il rischio di un disastro era dietro l'angolo. Ho messo me stesso in una situazione in cui il pericolo artistico era enorme. Come mi ha detto una volta Christopher Nolan, si tratta di camminare in territorio sacro. Ed è vero. Quello che ho fatto è stato sacrilego. Mi era stato detto di non farlo. Mi sento fortunato all'idea di poter ancora dirigere film... almeno non sono stato bannato dalla comunità cinematografica. È stata una scommessa pericolosa quella di Blade Runner. E un tipo di pressione diversa rispetto a quella che ho percepito per Dune. Per Blade Runner la mia necessità era quella di essere rispettoso nei confronti del capolavoro di Ridley Scott. È stato più un atto d'amore, fare quel film. Invece per Dune è del tutto diverso, perché sono andato ad affrontare la pressione del sogno cinematografico che avevo da adolescente. Da giovane ero un grande sognatore, e sognavo in grande. E l'adolescente che è in me è ancora un totalitario: dovevo soddisfare quel sogno, non potevo negarglielo. Ecco la sfida più grande di Dune, quella di realizzare il sogno che avevo da ragazzo”.

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