Di tutto un Blob - Intervista a enrico ghezzi

facebook_0.png
twitter.png
vimeo.png
Instagram.png
Oggi Free
Matteo Marelli dice che Il silenzio degli innocenti è il film da salvare oggi in TV.
Su Spike alle ore 01:10.

Il 24 aprile è la data in cui usciranno in Francia dvd e bluray di High Life di Claire Denis, con Robert Pattinson e Juliette Binoche. Ancora non è prevista un'uscita nelle sale italiane, ma per l'occasione rispolveriamo la recensione di un altro film invisibile della stessa regista.

State già seguendo su TIMVision la seconda stagione di Killing Eve ? Vi riproponiamo l'intervista doppia alle due attrici protagoniste realizzata per l'arrivo della prima stagione, l'anno scorso.

Remake, reboot, prequel, sequel. E degli adattamenti, non possiamo proprio fare a meno? L'opinione di Roy Menarini.

Michelle Yeoh è appena stata scelta da James Cameron per i tre sequel previsti di Avatar. Vi riproponiamo allora la locandina di Emanuela Martini scritta per il film del 2009.

Sulla seconda stagione abbiamo pareri discordi (cfr. il Perché sì / Perché no di FilmTv n° 16). Ma la prima stagione di The OA ci era piaciuta molto: la recensione di Giulio Sangiorgio.

La citazione

«You Cannot Be Serious! (John McEnroe)»

scelta da
Rinaldo Censi

cinerama
8590
servizi
3060
cineteca
2790
opinionisti
1889
locandine
1024
serialminds
811
scanners
487
Servizio pubblicato su FilmTv 18/2009

Di tutto un Blob - Intervista a enrico ghezzi


A trent'anni dalla nascita della più celebre trasmissione di frattaglie televisive, riproponiamo la nostra intervista senza rete, per il ventennale, al suo creatore enrico ghezzi, che si lascia volentieri contaminare dalla memoria di J. G. Ballard e dalle visioni di Philip K. Dick

17 aprile 1989. Blob va in onda per la prima volta e da quel momento niente in tv sarebbe stato più lo stesso. Questo è il motivo per cui intervistiamo enrico ghezzi (rigorosamente senza maiuscole, come preferisce lui). Ma poche ore prima dell’incontro siamo assaliti dalla notizia della morte di James Graham Ballard (19 aprile 2009), e poi è impossibile parlare con il creatore di Fuoriorario senza un minimo confronto sulle visioni che ci attendono. Facile, magari, tralasciare le passioni comuni, come Keith Richards, al quale enrico dedicò una memorabile puntata molti anni fa (a occhio e croce, 18) mandando in onda il video di Sex Drive dei Rolling Stones, censurato da tutti i canali. Solo due battute per confermare che sì, The Village di M. Night Shyamalan è uno dei pochi film epocali degli anni Zero, quelli post 11 settembre, e un attimo di smarrimento nell’apprendere che considera Steven Soderbergh un genio. Folgorato dal suo remake di Solaris, ghezzi ha appena saputo dal distributore del film Valerio De Paolis che Che - L’argentino in Italia sta andando bene in sala, unico Paese al mondo. Ma il ricordo dello scrittore inglese incalza...

Ballard maestro della letteratura contemporanea?
Il giorno della morte, alle dieci di sera mi hanno telefonato da “Repubblica”, io non sapevo ancora nulla; volevano che scegliessi il più importante tra Ballard o Dick, e inevitabilmente mi è venuto da rispondere con un unico nome mostruoso, BallarDick. Ballard, come tutti i grandi non della fantascienza, perché è il più consapevole nell’allontanarsene, si lascia alle spalle il ricongetturare sul linguaggio, e congettura invece sul futuro come anagramma del presente. In questo è stato geniale, e secondo me è giusto metterlo insieme a Philip K. Dick, perché Dick è pura e nuda visione, quasi senza costrutto, è la spogliazione del linguaggio, una sorta di gigantesco telefilm autoinghiottito. Nel caso di Ballard parliamo invece di una resistenza letteraria condensata soprattutto in qualche racconto sublime e in La mostra delle atrocità. Non solo perché in questo libro c’è già tutto il cyberpunk, ma perché c’è tutta Hollywood come F for Fake continuo, orrore quotidiano truccato, e proprio questo fake è l’orrore.

Dici Ballard e vedi Cronenberg...
Più ancora che con Crash, raggiramento dello stesso Ballard, il regista tocca un punto di perfezione con eXistenZ, che è il BallarDick assoluto. In quel film ci sono tutti e due: la nudità dell’espediente narrativo che è già invenzione, salto in un’altra dimensione, dickianamente, e la capacità quasi introspettiva di utilizzare la fantascienza come scrittura del desiderio e delle pulsioni dell’oggi, molto ballardiana.

Alla domanda su come vede il futuro, Ballard risponde: «Come una specie di mondo della Tv pomeridiana, quando sei mezzo addormentato... E poi, di tanto in tanto, bum! Un evento di una violenza assoluta, del tutto imprevedibile: qualcosa come un pazzo che spara in un supermercato, una bomba che esplode». Con Blob non volevate fare della Tv pomeridiana...
In un certo senso l’idea era proprio quella di portare la Tv pomeridiana, la Tv di notte, la Tv di qualunque ora in una specie di diapason, su un’unica lunghezza d’onda, però in una fascia oraria esposta, quella del prime time, o meglio sulla linea di confine tra pomeriggio e sera. Lo spazio delicato in cui è tuttora, salvo lievi spostamenti da un’edizione all’altra dovuti alle bizzarrie, o alle malevolenze, dei palinsesti. Per un anno ci hanno mandati in onda per soli cinque minuti, che per una trasmissione come Blob voleva dire sparire, perché sui cinque minuti basta una piccola abitudine diversa da parte dello spettatore e già ti perde. Tuttavia abbiamo sempre preferito rimanere lì, nonostante le insistenze a spostarci altrove. Minoli per esempio ci voleva dare la terza serata regalandoci più spazio, magari un magazine settimanale, «così potete lavorarci meglio», ma sono contento di avere rifiutato, con il consenso e l’appoggio della redazione che ha capito che così Blob sarebbe stato disinnescato. È molto meglio stare lì nel crogiuolo e nell’imperfezione dell’immediato, con un montaggio quasi automatico.

Ci dici una volta per tutte come è nato Blob? L’hai inventato tu oppure Angelo Guglielmi, all’epoca direttore di Raitre?
Blob è figlio di una composizione alchemica. All’inizio era un passaggio, una sorta di mutazione di un’altra trasmissione intitolata Schegge, che aveva dato come frutto fin troppo maturo, altra cosa di cui sono fiero, Vent’anni prima, una striscia quotidiana durante la quale per tutto il 1988 abbiamo mandato in onda un montaggio sommario dei sommarissimi telegiornali del 1968, in bianco e nero ovviamente, dello stesso giorno. Secondo me era un programma di fantascienza, una sperimentazione pura. Un giorno Angelo Guglielmi mi chiama e mi comunica un’intuizione in realtà di suo figlio, quella di fare la stessa cosa ma con le news del giorno prima. Io ero perplesso, perché già allora l’unica cosa continuamente replicata in televisione erano proprio le news, ed è un paradosso perché i Tg erano e sono di una tale pochezza, di una tale arretratezza, che ripeterli è assurdo. Io invece mi stavo appassionando alle televisioni cicliche, tipo Cnn e Mt, che cominciavano a trasmettere ovunque. Per me è così la televisione, quella che cambia ogni istante rimanendo sempre se stessa. Vedevi una notte di news di Cnn ed era affascinante perché si ripetevano le stesse informazioni solo cambiandone una ogni tanto. Mutazione e identità allo stesso tempo, come in un fiume eracliteo. Allora dico a Guglielmi: facciamo una cosa così, perché oggi è questa la televisione, non solo sull’informazione, ma tutto.

E lui come ha reagito?
Ha detto subito di sì. Io e Ciro Giorgini abbiamo montato un paio di trasmissioni di prova ma lavorando solo su materiale Rai. Ci rendemmo conto subito della follia, era un esperimento surrealista, come parlare una lingua con due vocali in meno. Mediaset e le Tv private erano già metà dell’universo televisivo, non si poteva ignorarle. Guglielmi ci diede carta bianca anche su questo, dicendo che al massimo ci chiudevano e chissenefrega, con la sua tipica sprezzatura che è stata decisiva per Blob perché nessuno prima e nessuno dopo avrebbe mai osato tanto.

Neppure oggi?
Soprattutto oggi. Blob esiste ed è sempre più paradossale perché anche tutto il resto è uguale a Blob. Ma se proponi la formula a qualcuno ti ride in faccia. E non solo in Italia. In Francia c’è un programma che si chiama Zapping, ha apparentemente la stessa filosofia, in realtà è sotto il controllo censorio del direttore di rete, quindi è un programma inutile. Noi non abbiamo mai chiesto nulla a nessuno rischiando grosso, e ci è andata bene. Abbiamo rovesciato a nostro favore il momento di a-legalismo televisivo craxo-berlusconiano.

Mai nessuna protesta da parte di Mediaset perché vampirizzate i suoi programmi?
In vent’anni mai, neppure una volta. C’è stato da subito un silente patto di non belligeranza, in base al quale Antonio Ricci ha potuto usare materiale di repertorio Rai. I soli problemi sono venuti un paio di volte da produttori cinematografici, perché abbiamo montato in modo spregiudicato trailer e sequenze di loro film, ma i contenziosi si sono risolti concedendo qualche spazio pubblicitario.


Mauro Gervasini

Mauro Gervasini è direttore editoriale di Film Tv e di questo sito (filmtv.press) e consulente selezionatore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Insegna Linguaggi audiovisivi all'Università dell'Insubria ed è autore della prima monografia italiana dedicata al "polar" ("Cinema poliziesco francese", 2003). Ha pubblicato vari saggi in libri collettivi, in particolare sul cinema francese. John Ford, Anthony Mann, Jean-Pierre Melville, Michael Mann, Julien Duvivier, Michael Cimino e Akira Kurosawa i suoi cineasti preferiti, ma è convinto che il film da rivedere almeno una volta all'anno sia La dolce vita di Federico Fellini.


Mauro Gervasini

Mauro Gervasini è direttore editoriale di Film Tv e di questo sito (filmtv.press) e consulente selezionatore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Insegna Linguaggi audiovisivi all'Università dell'Insubria ed è autore della prima monografia italiana dedicata al "polar" ("Cinema poliziesco francese", 2003). Ha pubblicato vari saggi in libri collettivi, in particolare sul cinema francese. John Ford, Anthony Mann, Jean-Pierre Melville, Michael Mann, Julien Duvivier, Michael Cimino e Akira Kurosawa i suoi cineasti preferiti, ma è convinto che il film da rivedere almeno una volta all'anno sia La dolce vita di Federico Fellini.

FilmTv è una pubblicazione di Tiche Italia s.r.l. - p.iva 05037430963
Credits - Contatti
Privacy Policy