Dieci anni di The Social Network

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Si sta trasformando il dibattito su un tema maledettamente serio come il razzismo nella solita farsa. Per una volta, però, non siamo solo noi italiani a sfidare il senso del ridicolo, visto che una catena di supermercati svizzera ha deciso di ritirare i mitici Moretti solo perché si chiamano così. Ai Moretti Tommaso Labranca dedicò un suo Collateral nel 2011, urgente e formidabile oggi più di ieri.

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L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

La citazione

«Un ingenuo e stupido film americano può insegnarci qualcosa “per mezzo” della sua scempiaggine. Ma non ho imparato mai niente da uno scaltrito film inglese. (Ludwig Wittgenstein)»

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Dieci anni di The Social Network


Tra progetti di sequel e scuse

Dieci anni fa usciva il miglior film degli ultimi vent'anni e forse dei prossimi dieci a venire (e quasi quasi ci mette la mano sul fuoco anche Quentin Tarantino). Si tratta di The Social Network, ricostruzione drammatizzata - sceneggiata al fulmicotone da Aaron Sorkin e diretta con geometrica precisione e con il metronomo in mano da David Fincher - della nascita e della conseguente affermazione del social network per eccellenza, Facebook. La creazione di Zuckerberg, sviscerata a livello umano da Fincher, è tuttora talmente parte integrante nella vita di miliardi di persone che lo stesso Sorkin (dai microfoni del podcast Happy.Sad.Confused) si dichiara pronto a scriverne un sequel, che prenderebbe spunto dal libro/reportage (Zucked!) pubblicato da Roger McNamee, il primo a investire in Facebook e uno dei primi ad accorgersi dell'influenza negativa che stava avendo sui processi democratici di diversi paesi; Sorkin, a dire il vero, a proposito del sequel ha proprio detto: “Io lo vorrei davvero vedere. Ma lo scriverò solo se sarà David a dirigerlo”. Peraltro Fincher, che nel frattempo ha appena concluso la sua ultima fatica - Mank, biografia alcolica dello sceneggiatore di Quarto potere, in uscita su Netflix il 4 dicembre 2020 - è fisiologicamente spuntato fuori in un'altra intervista a proposito del suo capolavoro. A farne il nome, in questo caso, è stato l'attore Josh Pence, che ha raccontato il momento in cui Fincher gli ha confermato che avrebbe interpretato entrambi i gemelli Winklevoss sul set, ma senza metterci la faccia sullo schermo - diventata, per entrambi i personaggi, quella di Armie Hammer: “La conversazione che ricordo è Fincher che dice semplicemente, 'Mi dispiace doverti chiedere questo. Probabilmente non ci sono tane persone che lo vorrebbero fare, ma ti metterò in cartellone come protagonista e ti farò avere un contratto adeguato. Ti tratterò come uno dei protagonisti di questo film. Ma alla fin della fiera, ho bisogno che tu crei questo personaggio e poi lo consegni a qualcun altro […] E nessuno saprà che eri tu, perché sarai talmente bravo che nessuno se ne accorgerà'”.

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