Speciale Lost Highway Kubrick - Filmografia - 1999: Eyes Wide Shut

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La citazione

«What happened to Gary Cooper? The strong, silent type. That was an American. He wasn’t in touch with his feelings. He just did what he had to do. (David Chase - The Sopranos)»

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Servizio pubblicato su FilmTv 31/2018

Speciale Lost Highway Kubrick - Filmografia - 1999: Eyes Wide Shut


[1999] con Nicole Kidman, Tom Cruise, Sydney Pollack, Marie Richardson, Todd Field, Vinessa Shaw

Turbato dalla confessione della moglie Alice, che aveva desiderato tradirlo con un altro uomo («Pensavo che se lui mi avesse voluta anche solo per una notte, ero pronta a sacrificare tutto»), Bill si aggira per le strade di New York. Dopo una serie di strani incontri, assiste da intruso a un’orgia che si tiene in una villa. Scoperto, l’uomo è minacciato di morte se rivelerà a qualcuno ciò che ha visto. Tratto da un racconto di Schnitzler, Doppio sogno, il film si muove sospeso fra i mondi della realtà e dell’immaginazione, dove tutto quel che accade si dà attraverso il filtro della soggettività dello stesso protagonista. Nello spazio che divide l’immagine iniziale (il fondoschiena denudato della Kidman) e la battuta finale («Scopiamo», pronunciata come invito a Bill dalla stessa Alice), il film fa della Sessualità, del Desiderio e dell’Istinto un motore fondamentale dell’agire umano, allo stesso modo in cui la dialettica di Natura e Cultura è uno dei princìpi reggenti il cinema di Kubrick. Nella sua odissea newyorkese, Bill è continuamente tentato (dalle due modelle che incontra a una festa, dall’amica Marion che inaspettatamente lo bacia e gli confessa il suo amore, dalla prostituta Domino che lo porta nel suo appartamento, dalla ninfetta del negozio di costumi che gli lancia sguardi allusivi, dalla donna in maschera che gli propone di appartarsi), senza che mai nessuna di queste tentazioni giunga a un approdo, a causa di una serie di eventi imprevisti, che danno a Eyes Wide Shut la struttura di un coitus interruptus (ancor prima che possa iniziare). L’impossibilità di realizzare il desiderio, e l’ansia che ne consegue, si traduce nel film in una dimensione claustrofobica, sostenuta da un andamento narrativo che assume i contorni di un thriller. Da una parte, c’è una struttura speculare (simile a quella di Arancia meccanica) che in qualche modo costringe Bill, nella seconda parte, a ripercorrere gli stessi luoghi già percorsi prima dell’orgia (senza più trovare coloro che li abitavano, o trovandoli, come accade per la ninfetta, in un contesto molto diverso); dall’altra, c’è una serie di eventi che producono mistero e paura, spesso accompagnati dalle singole note di Musica ricercata di Ligeti (gli avvertimenti nella scena dell’orgia, il racconto del portiere d’albergo sull’allontanamento di Nick, la lettera di minacce consegnatagli al cancello della villa, l’uomo che lo pedina di notte, la notizia della morte di Amanda letta in un giornale su cui campeggia il titolo «Lucky to be alive», la maschera dell’orgia misteriosamente posata sul letto a fianco della dormiente Alice). Kubrick traduce visivamente le dialettiche di Realtà/Sogno e di Cultura/Natura attraverso un gioco di contrasti di luci e colori, presente pressoché ovunque, fra toni caldi (rossi e arancioni) e toni freddi (blu e azzurri), così come all’atmosfera onirica del film, a rendere ambigui gli spazi reali, concorrono sia le dissolvenze incrociate, che danno corpo a quelle sovrimpressioni così care alla rappresentazione del sogno al cinema, sia le carrellate in steadycam, a precedere e seguire Bill, che nella loro fluida liquidità creano spazi in cui ci si muove come se si scivolasse. Un’ambiguità che si ritrova anche negli scavalcamenti di campo, come accade quando l’affascinante ungherese bacia al ballo di Ziegler la mano di Alice, o quando la donna in maschera avvisa Bill, nella sequenza dell’orgia, che la sua vita è in pericolo.


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