Fantastica Moana

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Simone Emiliani dice che Brothers è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 02:35.

Cinema e potere, un rapporto intricato e complesso. Ve ne parliamo su FilmTv n° 50 in uno speciale. Qui trovate la recensione della prima stagione di The Crown​, una delle serie citate nello speciale.

Questo articolo è stato scritto dopo la strage al Bataclan di Parigi, nel novembre 2015. Lo riproponiamo dedicandolo a Johnny Hallyday, scomparso il 6 dicembre scorso a 74 anni, e alla sua idea di rock...

Sarà proiettata al #TFF35 la serie d'autore Tokyo Vampire Hotel , ma Sion Sono è un habitué della rubrica Scanners. Vi proponiamo Himizu e vi consigliamo di scoprire tutti gli altri inediti.

Mentre Sky Atlantic HD trasmette la terza stagione di Gomorra - La serie, riproponiamo la riflessione che il giornalista-scrittore fece in esclusiva per Film TV sull’importanza di una fiction televisiva che a trent'anni dalla prima Piovra ha di nuovo il coraggio di raccontare la criminalità organizzata. Un “sistema” che anche il suo libro ZeroZeroZero, a sua volta destinato a ispirare un'altra serie tv diretta da Stefano Sollima, ha saputo descrivere nei suoi connotati transnazionali.

Visconti e il lato positivo della censura, ovvero quando Gianni Amelio vide per la prima volta Rocco e i suoi fratelli .

La citazione

«Non solo Dio non esiste, ma provate a trovare un idraulico durante il week end! (Woody Allen)»

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Emanuela Martini

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Servizio pubblicato su FilmTv 26/2009

Fantastica Moana


Voleva fare l’attrice ed è riuscita a lavorare persino con Federico Fellini. Ma la vita della diva scomparsa a soli 33 anni è stata una continua sfida. Chiusa tragicamente e ancora oggi avvolta nel mistero. Da domenica 1 ottobre un ciclo su Cielo la ricorda in tutto il suo splendore...

Non si è fatta (per ora?) la statua di Moana. Pare che non l’abbiano voluta nella piazza del paese di Lerma (Alessandria), dove la pornostar, nata a Genova il 27 aprile 1961, è cresciuta. Figlia di un ricercatore nucleare e di una casalinga, e sorella della starlette Baby Pozzi, Moana è scomparsa a Lione, per un tumore al fegato, il 15 settembre 1994. Proprio nelle stesse ore in cui a Milano andava in scena l’edizione d’esordio del Mi-Sex, che per la prima volta sdoganava in Italia il sesso come fiera e kermesse, tipo Oktoberfest, ma con le donne nude. Sulla fine della pornostar più amata dagli italiani è stato poi detto e scritto di tutto. Diversi libri con le ipotesi più varie, ma anche Moana. Tutta la verità, dove il fratello Simone rivela di essere in realtà figlio della diva. Altrove si è fantasticato che Moana è viva e lotta insieme a noi. Di sicuro le hanno dedicato una curva di ultrà, anche se di una squadra che milita nella Terza Categoria toscana, l’AC Lebowski (sic!). Moana mitica. Moana come Marilyn. Una delle immagini belle della pornostar più amata dagli italiani è infatti quella in cui appare nuda su un lenzuolo di seta rossa. Che poi era la scena di un film. Non uno dei soliti suoi, ma una commedia toscana con Novello Novelli, piccolo scult, girato quando era già famosissima, dove interpretava se stessa. Gli altri ruoli, a Moana non venivano benissimo. All’inizio voleva fare l’attrice, poi ha sempre cercato di distinguersi. Anche per questo, nell’estate del 1981, aveva accettato di darsi al porno: Valentina ragazza in calore, nascosta dietro lo pseudonimo Linda Hevert. Fino a quel momento, la carriera di Moana era ferma alle comparsate. La prima volta era stata in un film con Moschin e la Rizzoli, La compagna di viaggio. Poi Miracoloni di Francesco Massaro, Vieni avanti cretino, Dagobert e .... E la vita continua di Dino Risi, Borotalco di Verdone. Fellini l’aveva scelta per qualche posa in Ginger e Fred. In quei primissimi anni 80, anche il giallo erotico Delitto carnale di Cesare Canevari, poi insertato di pezzi hard e distribuito come Moana. La pantera bionda. Aveva raccontato proprio Canevari, a “Nocturno”: «A recitare era dura, tremenda… E mi ricordo che diceva: “chissà i miei cosa diranno quando vedranno questo film”. Ma poi aggiungeva: “non me ne frega niente”». Insomma, una via crucis. E Moana, all’inizio del porno, aveva comprensibilmente tentennato, negato e poi più avanti ammesso di aver fatto quella scelta (anche) per amore di un ragazzo americano, suo compagno sul set di Valentina ragazza in calore. Di sicuro, quel filmetto di avventure in camporella aveva fatto parlare i giornali, anche perché i distributori avevano puntato su Ovada, a pochi chilometri da Lerma, così tutto il paese si era ritrovato a fare la fila davanti al cinema Moderno. Scandalo: «L’è tutta una ciulada», aveva commentato un vecchietto, intervistato da un cronista, come si legge nel libro dedicato a Moana da Marco Giusti. «Le commediole mi fanno schifo, più sano l’hard», aveva detto lei, che intanto aveva cominciato a bazzicare la Tv. E l’hard è arrivato, duro e puro, nel 1987, con Riccardo Schicchi: Fantastica Moana. Un successo, anche se le costò la partecipazione a Jeans 2, programma di Raitre con Fabio Fazio. Su Italia 1 saltò invece Matrioska di Antonio Ricci, dove lei era nuda accanto allo Scrondo, poi riproposta in versione edulcorata in L’araba fenice. Un hard che agli albori della videoregistrazione era noleggiato più di Rambo era Moana, la bella di giorno: «È ispirato a Buñuel, ha un bel dialogo, per me è un film d’autore». Negli anni 90, invece, è cominciato il periodo del porno all’ingrosso, un tanto al chilo, che aveva trasformato certe ville all’Olgiata e sull’Aurelia Antica in una Cinecittà a luci rosse. Sotto l’egida della casa di produzione catanese Jolly Film, Moana (insieme con Cicciolina) aveva cercato la consacrazione anche nel mercato americano, andando a girare in California insieme ai big dell’altra Hollywood. Ma i film erano brutti, mal girati. Qualche anno fa sono saltati fuori gli inediti di Moana, chilometri di pellicola, una scena via l’altra, quasi senza dialoghi. «Moana era bella, bellissima, ma di una freddezza…» ha detto il regista Mario Bianchi in un’intervista a “Cine 70”, lui che dietro agli pseudonimi Martin White o Nicholas Moore era a capo di quella collaudata factory hard. Ha rilanciato Paolo Villaggio che di recente al Chiambretti Night non ha lesinato particolari scioccanti. «Moana era frigida, faceva un mestiere che in realtà odiava. E una volta in hotel mi disse di essere sieropositiva. L’ho abbracciata e lei si è commossa». Moana e gli amori celebri è un altro dei tanti capitoli della sua vita, finiti tutti insieme curiosamente nella pagella pubblicata nel 1991 nel libretto illustrato La filosofia di Moana (in vendita a 250 euro su eBay). Tanto per citare: De Crescenzo 7, Benigni 8+, davanti a Beppe Grillo 7 meno. «E la grande ombra di Bettino Craxi, l’unico di cui lei non aveva fatto il nome», come riporta il sito www.moanamoana.it spazio virtuale ma vitale gestito dell’Associa zio ne Moana Pozzi.

  • Moana Blues

    Cos’è «un biglietto d’auguri pieno di cuori»? Ma la felicità naturalmente, quella che si vorrebbe profusa a piene mani in un’altra Italia dagli immancabili destini. Non il Ventennio di Vincere ma gli anni 80 dei nani e delle ballerine, del riflusso e dei sogni bagnati di una generazione disillusa, pronta a farsi “catodizzare” a dovere. Non poteva che essere Milano la città dove tutto nacque, o forse dove tutto morì. Riflessioni a ogni riga di un bellissimo libro, Splendido splendente. Romanzo per Moana (Agenzia X, pp. 107, € 12) di Ivan Guerrerio, vincitore del Premio Calvino. Storia di Marzio, che in vacanza a Camogli, poco più che adolescente, sul finire degli anni di piombo e di rabbia, conosce e ama Moana Pozzi. Lei, alla quale lo stato delle cose e la famiglia vorrebbero imporre una vita di provincia timorata di Dio, sceglie il cinema, al quale si dedica senza falsi pudori. Marzio a Milano gioca bene le sue carte, diventa un imprenditore di successo, si lega al carrozzone di Bettino Craxi, vive gli anni 80 da protagonista. Moana resta a Roma, alla mercé degli squali che agitano il fondale melmoso del porno, ma persino il maestro Fellini la chiama «la mia Moanina» e le prime televisioni private strizzano l’occhio alla sua naturale e pannosa bellezza. Lui e lei restano amici, nel tempo, nonostante altre storie, più o meno significative, sullo sfondo di un Paese dove anche le peggiori tragedie si trasformano in farsa. Scritto con uno stile turbinoso, omaggio a quello dinamico di Nanni Balestrini, quasi senza punteggiatura alcuna, Splendido splendente è certamente pop ma non è mai vintage. A margine sorprendenti intuizioni di Guerrerio, come le pagine dedicate al “blu elettrico”, dominante cromatica così cara a una città (Milano, la vera protagonista del libro) e a un tempo (gli anni 80), non a caso scelta da David Lynch per Velluto blu e poi fatta fuori con Twin Peaks, capolavoro che inaugura il decennio successivo lasciandosi alle spalle i suoi morti in teli di cellophane. Gli stessi teli che ogni tanto vestiva Moana, né santa né puttana, donna libera e consapevole alla quale sarebbero andati strettissimi i panni anodini dell’attuale velinume di regime.

    Mauro Gervasini
  • A teatro e in dvd

    Moana, ancora Signora della Noche, ieri come oggi: Primafila Hot Club (lo spazio notturno che Sky riserva ai film a luci rosse dalle 23 alle 6 di ogni giorno) le ha dedicato una rassegna, Pozzi dei desideri, con film inediti. RaroVideo Collection in edicola dal 7 luglio 2009 con due titoli in un’unica uscita (a € 14,90), Provocazione ed Ecstasy: tra le sue cose migliori nel campo del quasi hard. Anche a teatro c’è stato chi l’ha ricordata, ma «dalla parte delle donne», per cui la Pozzi diventa un simbolo di libertà sessuale: in Moana Porno-Revolution di e con Irene Serini, regia di Marcela Serli, si analizza il suo rapporto con il sesso e i suoi tabù, arrivando a definire «rivoluzionaria» l’attrice. In tournée durante la scorsa primavera, lo spettacolo tornerà in scena a partire dal 24 ottobre 2009, a Padova, al Teatro dell‘Inutile. 

    Adriana Marmiroli
  • Intorno a Moana Pozzi

    Perché Moana Pozzi? Era un’attrice porno ma così intelligente; era elegante; aveva stile e cultura; è morta giovane all’apice del successo quando era ancora bellissima; era misteriosa; non è morta ma si è convertita e vive in un monastero tibetano… Risposte frequenti alla domanda iniziale. Strano per una che faceva quelle cose è lo svalutante giudizio che le accompagna. Alla fine degli anni 80 lei è un’icona: superba, distante, ricca. Perfettamente a suo agio al centro dell’immaginario italiano. Pochi anni prima era una giovane senza soldi e senza lavoro. Aveva girato dei film porno all’inizio degli anni 80. Aveva vent’anni ed era, se possibile, ancora più bella. Nessuno lo aveva notato. Era apparsa in televisione. Ma non sarebbe passata alla storia come presentatrice di Tip Tap Club. Qualche pubblicità di marchi poco noti, piccole parti in commedie natalizie, gente dello spettacolo, del calcio e della politica che le offre una notte in albergo o una settimana in barca. Le solite cose e davvero niente di speciale. Quando nel 1986 gira Fantastica Moana, con l’agenzia Diva Futura, è già “vecchia” per l’ambiente. Oggi non è diverso. Si deve sfondare a diciotto anni: magari anche prima. Il cinema hardcore era in crisi. Il periodo d’oro finito da un pezzo. I cinema di quartiere, quelli di terza visione come si diceva, si erano riciclati in locali a luci rosse. In pochi anni la diffusione dei Videoregistratori li avrebbe resi marginali costringendoli alla chiusura. Da questo punto di vista Moana arriva tardi. Perché Moana Pozzi? In ritardo rispetto al resto dell’Occidente erano arrivati anche in Italia gli anni 80. Non sarebbero finiti mai. Il riflusso. L’edonismo reaganiano. Il ritorno al privato. Ricordate? La rivincita del Pop sul Rock. Le discoteche. Sul finire del decennio la Techno. Il cinema che, dopo la trilogia di Guerre stellari, diventa un grande investimento anche sul marketing, sul brand e sul merchandising. Poi la moda e gli stilisti e le modelle. Che sfilano al centro del mondo: Milano. Mentre i Pet Shop Boy cantano Paninaro. Gli anni 80 sono gli anni del corpo. Più ancora che del “porno di massa”, del “corpo di massa”. Prima era stata la “body art” a considerare il corpo l’esperienza più estrema. Arriveranno poi le “bombe umane” a dimostrarlo: il corpo come arma definitiva. Nel mezzo gli anni della Palestra, dei corsi di danza, del Fitness. E il corpo feticcio degli attori: Jennifer Beals in Flashdance, Arnold Schwarzenegger in Terminator, Kim Basinger in Nove settimane e 1/2. Perché Moana Pozzi? Il 22 febbraio del 1988 quando l’eterna doppia morale di questo Paese ha un sussulto e vieta la programmazione di Matrioska in Tv, fingendo che sia lì lo scandalo, Moana diventa simbolo degli anni 80. Il giorno prima è ancora un’attrice di film porno che, per il luogo comune dominante, ha la sfrontatezza di dire chiaramente in pubblico quello che fa. Il giorno dopo è già un mito. Come se fosse nel nostro immaginario da sempre. Dove resterà per sempre. Ciò che faceva in quello spettacolo e che nessuno doveva vedere era la cosa più innocente del mondo: camminare nuda. In televisione. Nel salotto degli italiani. Pensandoci meglio una cosa insopportabilmente reale. Stiamo ancora aspettando qualcuno che abbia lo stesso coraggio. I

    Ivan Guerriero
  • Odissea sul set

    Un anno vissuto pericolosamente quello della miniserie Moana. Presentata nel 2008 al Roma Fiction Festival come il punto di (coraggiosa) svolta su cui si sarebbe diversificata la pay Tv dalla Tv generalista in materia di fiction, durante una serata evento in cui sono stati mostrati mostrati i primi spezzoni dopo non poche traversie che hanno, a un certo punto, messo a rischio tutta la produzione e reso gli ultimi mesi delle riprese molto stressanti e “chiacchierati”. Avrebbe dovuto essere, in positivo, la dimostrazione che in Tv si possono usare linguaggi non ovvi e affrontare temi scabrosi e controversi, come la vita della pornoattrice, in particolare gli anni romani in cui tenta e fallisce l’accesso al cinema, quando conosce Schicchi ed entra nel giro di Diva Futura fino agli anni della consacrazione. Tra gli interpreti, Fausto Paradivino (Riccardo Schicchi), Michele Venitucci (il marito di Moana, Antonio Di Ciesco), Elena Bouryka (Baby Pozzi), Giorgia Wurth (Cicciolina). Tutto bene fino ad aprile 2009, data prevista per l’inizio delle riprese: il regista-ideatore del progetto Cristiano Bortone entusiasta, Sky che per bocca del direttore dei canali cinema Nils Hartmann si dice tranquillo, della scelta dell’argomento e dell’attrice, Violante Placido (a sinistra), forse poco simile fisicamente alla vera Moana, «ma anche Helen Mirren non assomiglia assolutamente alla Regina Elisabetta, eppure in The Queen ha fatto il miracolo». E Violante quel ruolo lo ha voluto e tanto. La Fata Turchina dell’ultimo ancora inedito Pinocchio televisivo per famiglione vuole misurarsi con qualcosa di inedito e lontano da lei, non la ferma la scabrosità del personaggio, che descrive come «una donna che ha vissuto con molto coraggio e grande solitudine un vita controcorrente e libera da condizionamenti. Era una ribelle ma anche molto fragile. Una persona che ammiro e stimo, anche perché penso abbia cambiato qualcosa nella testa delle donne». Ma subito filtra la voce che abbia chiesto un drastico ridimensionamento delle scene di nudo. Le riprese iniziano e per un po’ cala il sipario. Anche perché, per quanto riguarda Violante, sta per andare in onda Pinocchio (ai primi di maggio, poi rimandato) e la Rai non vuole confondere il Diavolo con l’Acqua Santa. Poi la bomba: il regista è stato licenziato in tronco dopo meno di un mese di lavorazione e rapidamente sostituito con Alfredo Peyretti (Gente di mare, Graffio di tigre). Bortone, vincitore del David Giovani 2007 con Rosso come il cielo, accusa Sky di averlo sostituito senza ragione, dopo che tutto era stato deciso insieme, dopo due settimane di lavorazione e con la motivazione che «volevano qualcosa di più “mosso”. Ma cosa significa?». Vuole bloccare il film. «Devo tutelare i miei diritti tenendo anche conto che sono l’autore della sceneggiatura e sono stato sostituito senza motivi dall’oggi al domani. Potrei anche bloccare la fiction». La tensione è palpabile in tutti quelli che hanno a che fare con il film. Chi è vicino al set parla di disorganizzazione, di ritardi e costi fuori controllo. Dopo 15 giorni? La protagonista è disorientata, si chiude in un silenzio stampa a riccio, da cui trapela solo che il nuovo regista ha una visione molto diversa di Moana da quella che lei aveva discusso con Bortone e a cui si era preparata. Deve rivedere tutto il suo lavoro, dice. Intanto due controfigure sfilano con il celebre abito rosso moanesco da Chiambretti: sono loro l’esuberante corpo del reato per le scene più osé e desnude e non certo quello più filiforme di Violante. Che alcune foto “rubate” dal set mostrano comunque molto somigliante alla vera pornostar. Poi, una quindicina di giorni prima dell’ultimo ciak, in una conferenza stampa organizzata per dimostrare che tutto va bene, altre scintille: Peyretti afferma che la sua Moana sarà «arrapante», Violante si inalbera. «Così si sminuisce il lavoro che è stato fatto». Chissà se a Roma si dissiperanno i malumori con il disvelarsi delle prime scene.

    Adriana Marmiroli

Filmografia (s)ragionata di Moana Pozzi

A cura di Andrea Giorgi

  • Valentina, ragazza in calore

    «Vuoi fare del tuo corpo il paradiso dell’erotismo» si sente dire alla Moanina debuttante, nascosta dietro l’improbabile pseudonimo “Linda Hevert”. Girato nell’estate del 1981, a Roma e sui Colli Albani (nel paesello di Monte Compatri), il film uscì nel novembre delle stesso anno. «Non sono io» aveva poi detto lei. Ma appare evidente che non si trattava di una controfigura né di inserti di montaggio. Per il resto, il film è un filmetto: decadente e malmesso, decisamente naïf, solita storia della ragazza di provincia che in città vive una serie di avventurette erotiche. Poi finisce per innamorarsi di Mark Shannon (alias Manlio Cersosimo, homo eroticus del porno d’epoca, che aveva scelto lo pseudonimo da I mastini della guerra di Forsyth). Moana, appena ventenne, è burrosa, acqua e sapone, impacciata ma spontanea come in seguito si è vista raramente.

  • Fantastica Moana

    Uscito ad aprile del 1987, il suo primo hard ufficiale: celebrazione delirante e pacchiana, com’era nello specifico dell’inarrivabile Schicchi, della nuova star. Gabriel Pontello, l’ex Supersex dei pornofotoromanzi in bianco e nero, ciuffo memorabile, fa la parte di un fan ossessionato e arrapato dalla divina: compra tutte le riviste, vede lei in ogni donna che incontra e diventa pazzo per una mega affissione del settimanale “Men”, che all’epoca vendeva come adesso neanche i rotocalchi per famiglie, e dove Moana giganteggia come Anita Ekberg in Boccaccio ‘70. C’è anche Rocco Siffredi, giovanissimo.

  • Provocazione

    Primo soft di Moana, dopo la consacrazione hard. Commedia quasi thriller del “Dio serpente Vivarelli”, tutto girato in una villa come ai tempi delle commediacce dei vizi in famiglia: Moana è la matrigna delle pestifere Petra e Hula, starlette sexy che ai tempi impazzavano sulla stampa sexygiovane tipo “Blitz”, “Tilt” e “Gin Fizz”, e che qui mettono in mezzo il prof di ripetizioni, Marino Masè.

  • Ecstasy

    Erotico psicotico diretto da un ex assistente del pittore Mario Schifano, qui al suo primo e unico film. Storia di droga, girata nella Roma di notte, tra «scopate fisiche e masturbazioni mentali» (“Segnocinema”). Moana si arrabbiò perché la produzione decise di doppiarla. Nel primo weekend, a Milano, si ricorda una coda chilometrica al cinema Loreto.

  • Inside Napoli

    Vita e malavita del commissario Tano, poliziotto senza paura nella Napoli insanguinata dalla guerra di camorra. Lo stile è da romanza (criminale), tipo Serenata Calibro 9, ma girata alla buonissima, in video, dallo specialista in pornosceneggiate Mario Salieri. Non mancano i morti «sparati», le abbuffate di spaghetti ai frutti di mare, le tarantelle indiavolate. Grandissimo tutto il cast, con Moana al top della bellezza ma anche svogliatissima persino nel recitare le poche battute del copione.

  • Cicciolina e Moana ai mondiali

    L’hard italiano più famoso di tutti i tempi, lanciato in concomitanza con i Mondiali di Italia ’90, ma all’epoca passato abbastanza in sordina. Oggi stracult assoluto, con Moana e Cicciolina assoldate da un simil Montezemolo per sfiancare gli avversari. C’è la parodia del Processo di Biscardi, con tanto di sosia, girata in un salotto, e ci sono le controfigure hard di calciatori celebri: Eric Price fa il tedesco (ricorda Klinsmann); Sean Micheals è l’olandese con le treccine (cioè Gullit) e Ron Jeremy è Maradona. Non mancano alcune brevi sequenze, filmate dalla Tv, riferite a un vecchio documentario sul Mundial di Spagna ‘82.

  • Amami

    Moana sdoganata fuori dal sexy, in un commediola toscana, scritta da Giovanni Veronesi, con i debuttanti Ceccherini e Paci, già all’epoca sempre arrapati, il grande Carlo Monni e Novello Novelli, che fa il babbo un po’ grullo della pornostar: tutti sanno tutto, tranne lui. Significativa la scena in cui Moana e la “collega” Nadia Rinaldi girano una scena di sesso e, mentre la cinepresa è stretta sul dettaglio, loro fanno conversazione. Pare sia stato distribuito anche in Giappone e Corea (!).

  • Vedo nudo

    La trama del film di Dino Risi, con Nino Manfredi, serve da spunto per il big match con Moana e una debuttante, scatenata, Milli D’Abbraccio, che al contrario della collega “al lavoro” si divertiva un sacco. Girato in una villa romana, già set di Tenebre di Dario Argento.

  • I Remember Moana

    Omaggio animato alla pornodiva dell’estroso autore Mario Verger, realizzato intervenendo sulla pellicola dei veri film con pennellate di colori accesi, manipolando fotogramma per fotogramma. Dalla stessa matita, anche il fiabesco Moanaland, passato a Blob e Fuoriorario e nelle puntate dedicate a Moana di Stracult. Special guest del cartoon, Craxi, Pannella, Berlusconi, Andreotti

  • Una lunga carriera

    Con un titolo quasi profetico, il film di congedo di Moana (altri usciranno postumi) che si era prestata solo per un legame contrattuale da rispettare. La sua ultima apparizione è svogliata e poco convinta, a probabile conferma che questo genere non le era mai appartenuto. Malinconico. Dirige un outsider dell’hard, già assistente di Comencini e Argento. 

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