I 10 inediti italiani del 2018 secondo FilmTv

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Francesco Foschini dice che L'amore infedele - Unfaithful è il film da salvare oggi in TV.
Su Rai4 alle ore 01:15.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«Se una rana avesse le ali non sbatterebbe tante volte il culo per terra (John McCabe)»

scelta da
Emanuela Martini

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I 10 inediti italiani del 2018 secondo FilmTv


Su FilmTv n°52/2018 facciamo il punto del corso del cinema italiano nel 2018. A corredo dell'articolo abbiamo proposto la classifica dei dieci migliori film italiani inediti del 2018.

1

Chaco

di Daniele Incalcaterra, Fausta Quattrini

Un uomo armato di videocamera e un ideale senso di giustizia si batte contro la deforestazione del Chaco paraguayano. Ma l’impresa s’incaglia lungo una traiettoria donchisciottesca: gli interessi finanziari, i poteri forti della burocrazia, la graduale scomparsa delle culture indigene segnano la fine del rapporto con la Grande terra. Non un semplice documentario d’inchiesta, ma un vero thriller politico. E ancora di più: un dramma personale sulla fine dell’utopia, l’amara cronaca di una disillusione.

Eddie Bertozzi

2

I diari di Angela

di Yervant Gianikian

Parole scritte a mano, disegni. Lettere d’amore attraverso la scrittura di Angela Ricci Lucchi, la compagna di sempre, scomparsa lo scorso febbraio. Cinema infiammabile, come carta e pellicola. Nel pieno del lutto la scrittura, le immagini d’archivio, i viaggi in Russia, negli Usa, in Armenia (con Walter Chiari) diventano sopravvivenza. Fatti pubblici, privati, incontri, letture, squarci domestici. “Elettrici” come i loro frammenti. Colmo di nostalgia e dolore. Girato «ancora insieme». Insostenibile.

Simone Emiliani

3

Dulcinea

di Luca Ferri

Primo capitolo di una “trilogia dell’appartamento” in cui ciascun episodio ha un formato diverso (qui la pellicola, omaggio all’epoca di riferimento, gli anni 90), imprigiona nello spazio domestico il miraggio amoroso del cavalier servente Don Chisciotte, facendone liturgia alienante. Schematico per programma, evocativo suo malgrado, è un desolante balletto meccanico che, puntando al vuoto, bandisce psicologie, schiva l’intreccio e invita lo spettatore nell’insidioso campo del niente da capire.

Luca Pacilio

4

Un'estate a Milano

di Demetrio Giacomelli

«I decenni volano, sono certi pomeriggi che non passano mai». Figuriamoci quelli estivi, troppo azzurri e lunghi; peggio ancora se trascorsi in città, con così tanto tempo libero da non sapere come occuparlo. Giacomelli prosegue nel solco del fantarealismo apocalittico (L’estinzione rende liberi) e, dopo Conte/Celentano, torna a raccontare Un’estate a Milano: una deriva d’immagini, in rigorosa bassa risoluzione, dove si passa, senza soluzione di continuità, dalla realtà virtuale alla virtualità reale.

Matteo Marelli

5

My Home, in Libya

di Martina Melilli

Ricomposizione della Storia familiare entro una rete ipertestuale di frammenti: il racconto dei nonni di Melilli, italiani nella Libia pre-Gheddafi; un patchwork di fotografie affisse alla parete, come a risolvere un cold case; il reportage di Mahmoud, che nella Tripoli delle milizie ripercorre i luoghi delle origini, costruendo un dialogo via chat da sovrapporre alle riprese col cellulare. Un collage per rompere i confini dello spazio e del tempo ed elaborare un’ipotesi di identità, di appartenenza, di casa.

Caterina Bogno

6

L'ospite

di Duccio Chiarini

Agli antipodi del “postofisso” di Zalone, ci sono i precari di Chiarini. Due facce della stessa medaglia, quella di un paese squassato da una crisi di identità, prima ancora che economica, senza precedenti. Un’inquietudine che serpeggia sempre più nei rapporti di coppia, rendendoli evanescenti, volatili. La sceneggiatura scritta a più mani - c’è anche Roan Johnson - riesce nell’impresa di mantenere un registro agrodolce, che rifugge ogni eccesso e abbraccia il minimalismo. Un piccolo film, ma con molte cose da dire.

Emanuele Sacchi

7

Pierino

di Luca Ferri

Abitudinario, cinefilo, Pierino è un pensionato bergamasco che il regista visita nel corso di un anno, ogni giovedì, per intervistarlo sulle sue attività. I giorni scanditi da routine tra barbieri e cimiteri, lo spazio circoscritto dell’appartamento tappezzato di VHS, il VHS impastato con cui il film è girato, tracciano i contorni di un’esistenza che è una pacata, fallimentare sfida con il tempo. Un (auto)ritratto in cui la fredda gabbia strutturale tipica di Ferri si scioglie in un’inattesa empatia.

Tommaso Isabella

8

Ricordi?

di Valerio Mieli

Lui e Lei non hanno nome, solo ricordi: di un discorso amoroso franto, irrisolto, a due facce (che non com-baciano mai). I loro dieci inverni si sfaldano, si ingarbugliano in una matassa digressiva, in un sentimento del tempo che Lui impara a tollerare, Lei a soffrire. Se il destino di una relazione è che la poesia «diventi pappa», come chiosa amarognolo Luca Marinelli (in un ruolo a lui congeniale; ma la rivelazione è Linda “Antonia.” Caridi), Mieli le rende comunque grazia, con ostinata commozione.

Fiaba Di Martino

9

StellaStrega

di Federico Sfascia

Sfascia riprende Alienween (2016), lo ritocca nel montaggio e lo rinomina, aggiunge una cornice, cancella il nome del produttore Visani e fa rinascere il film come suo, e punto. Stellastrega. Quattro amici, una casa nel bosco, un festino sesso & droga che non parte, causa ultracorpi ineleganti. Raro (unico, in Italia) esempio di film dell’orrore indipendente in cui comico e parodico tengono, trovano una misura (demente il giusto, e dunque intelligente) e non s’abbandonano al facile trash. Cercatelo. È in tour.

Giulio Sangiorgio

10

L'ultima notte

di Francesco Barozzi

Alla morte del padre, Bea torna a casa, dopo anni di assenza, dal fratello Franco e dalla sorella minore Emi. La casa è una fattoria isolata nella campagna modenese, ed è gonfia di tensioni sepolte; come la famiglia che vi si ritrova. Ispirato a un fatto di cronaca, fatto di volti e di sguardi ravvicinati, L’ultima notte di Francesco Barozzi è un thriller costruito su orrori sepolti, sull’atmosfera malsana che può emanare dalla solitudine, dove il passato è un buco nero dal quale non si ritorna.

Emanuela Martini

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