Identificazione di un maestro - Intervista esclusiva a Bernardo Bertolucci

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«Tutti i luoghi che ho visto, che ho visitato ora so ne sono certo: non ci sono mai stato. (Giorgio Caproni - Esperienza)»

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Servizio pubblicato su FilmTv 43/2012

Identificazione di un maestro - Intervista esclusiva a Bernardo Bertolucci


Presentato fuori concorso al Festival di Cannes 2012, Io e te è l'ultimo film di Bernardo Bertolucci, l’attesissimo ritorno dietro la macchina da presa del grande regista. Che all'apoca dell'uscita in sala svelò in un'intervista esclusiva per Film Tv alcuni misteri del suo sguardo, del suo fare cinema

Il 1° dicembre 2012 sarà a Malta, a ritirare il Premio alla Carriera che la European Film Academy ha deciso di assegnargli. Intanto in Italia, a partire da giovedì 25 ottobre 2012, sarà nelle sale con Io e te, il titolo con il quale è tornato dietro la macchina da presa dopo ben nove anni. Io e te come un invito, una suggestione colloquiale che implica una familiarità, un nucleo chiuso dal dialogo apertissimo e fertile, un duetto quasi musicale fatto di confidenze e affetto. Le prossime righe sono esattamente questo, un passo a due di ricordi e aneddoti condotto da Bernardo Bertolucci e accompagnato da Monica Stambrini, autrice del passionale making of di Io e te, ovvero Sedia elettrica.

Che cosa ti ha colpito maggiormente del libro di Niccolò Ammaniti?
L’odore di adolescenza che fuoriusciva dalle prime pagine del libro. Spesso ho fatto film sui giovani ed è raro che i miei protagonisti siano “anziani”, forse solo Ugo Tognazzi in La tragedia di un uomo ridicolo. Non è solo una scelta estetizzante ma la fotografia di qualcosa in costante divenire, una fioritura lontana dall’appassimento.

Hai cambiato lo script in corsa: non solo dal libro alla sceneggiatura ma anche dalla sceneggiatura al set.
Ero colpita perché ci vuole una consapevolezza e un controllo incredibile mentre si gira. L’ho fatto fin da La commare secca perché la realtà che hai davanti prende sempre il sopravvento sulla sceneggiatura. C’è qualcosa davanti a me che è più forte di quello che è scritto a pagina 55, sono cambiamenti del tutto normali per me, quasi fisiologici.

Sul set improvvisi molto le inquadrature...
La sera prima di girare prendo degli appunti che il giorno dopo non apro mai, anche perché forse non sarei in grado di decifrarli. Ho amato improvvisare anche in questo film, girato in un interno un po’ dilatato, e mi sono adattato molto alle sensazioni nel momento in cui fisicamente sono dentro l’inquadratura.

Con quale dei due personaggi ti sei immedesimato di più?
Io mi identifico con tutti i personaggi dei miei film, non mi ci vuole niente e a volte gli faccio fare cose che io non ho mai avuto il coraggio di fare.

E la scena che ti ha emozionato di più?
Quando Olivia comincia a ballare da sola la canzone di David Bowie Ragazzo solo ragazza sola e poi prende per le braccia Lorenzo. Io non sapevo che sarebbe stata quella la scena dove finalmente si amano e si riconoscono: l’ho capito girando. C’era qualcosa di irresistibile in quel momento e poi mi piaceva molto l’idea di tirare fuori una canzone conosciuta da tutti in inglese (Space Oddity, ndr) che improvvisamente diventa Mogol.

Come hai scoperto quella canzone?
Un mio amico me la fece ascoltare a Los Angeles mentre giravamo per la città in macchina scoperta, in una tarda primavera all’inizio degli anni 80.

Non ti capitava da molto tempo di girare in italiano...
Ho verificato spesso in passato la gioia di girare film in una lingua secca come l’inglese. A mio avviso, infatti, il punto debole di tutto il cinema italiano sono stati sempre i dialoghi. Anche film straordinari come quelli di Michelangelo Antonioni a volte traballano e quando rivedo Prima della rivoluzione, mi accorgo che i dialoghi sono incredibilmente letterari. Se io ho una sceneggiatura in inglese di 110 pagine e la faccio tradurre in italiano diventa di 135 perché nei film americani i dialoghi sono il minimo necessario e basta. La parola italiana forse è più adatta al teatro.

Tornando all’adolescenza, una cosa che mi aspettavo da te era la masturbazione del giovane protagonista...
Sia la masturbazione sia l’incesto sono momenti che ho molto frequentato nel mio cinema (per esempio in La luna la mamma masturbava il figlio tossico) e quindi non volevo ripetermi. Qui volevo solo sfiorarlo, prepararlo, anche se poi non avviene.

Ti sei sentito limitato dalle dimensioni del set?
Ho sempre preferito girare dal vero, quasi mai in teatro di posa perché i limiti di un’architettura fanno percepire meglio lo spazio reale e sono più stimolanti.

So che per un attimo sei stato tentato di virare alcune scene in bianco e nero, di uscire da un linguaggio classico...
In tutti questi anni ho visto il cinema cambiare, ho visto la tecnologia cambiare e offrirmi qualcosa di diverso. Sono molto tentato di accettare quest’offerta, mi piacerebbe esplorare il 3D, il digitale, ma alla fine mi arrendo sempre alla pellicola.

  • Sedia elettrica

    Bernardo Bertolucci carrello di se stesso. Il Maestro torna sul set dopo anni di malattie e depressioni svolazzando con la sua sedia elettrica capace di infilarsi in ogni pertugio. Pare stanco, annoiato, cinico, scorbutico, minaccia (il primo giorno di riprese) addirittura di licenziare un operatore, reo di avere urlato «stop!» al suo posto. In realtà Bernardo è arrabbiato e tenta di neutralizzare la rabbia cercando di ritrovare le emozioni del cinema. Sedia elettrica, il making of realizzato da Monica Stambrini nell’angusta (tutta in interni) location di Io e te (che sarà inserito come extra nel dvd), è un originalissimo dietro le quinte dove si possono incontrare Debra Winger e Richard Gere in visita affettuosa, dove si possono ascoltare brani della Traviata in leggiadro fischiettio, e dove si possono vedere all’opera le due ultime scoperte di Bernardo, Tea Falco e Jacopo Olmo Antinori, già bravissimi e perfetti. Un po’ La luna un po’ L’assedio, un po’ The Dreamers. I sognatori e qualche scheggia di Il tè nel deserto

    Aldo Fittante
  • Come Alex

    A metà fra le imberbi fattezze di quel Matthew Barry di bertolucciana memoria (era il giovane e disperato protagonista di La luna del 1979) e il sinistro broncio del giovane Malcolm McDowell all’epoca di Arancia meccanica, Jacopo Olmo Antinori (Olmo Dalcò era il personaggio interpretato da Gérard Depardieu in Novecento) è Lorenzo, protagonista maschile timido, solitario e in cerca dell’affermazione della propria identità in Io e te. Scoperto (cinematograficamente parlando) da Bernardo Bertolucci, Jacopo, nonostante i suoi 15 anni, è un attore appassionato e dall’importante curriculum teatrale, avendo recitato con pezzi da novanta del calibro di Mariangela Melato e Massimo Popolizio.

    Cecilia Ermini
  • Come un Falco

    Splendida sintesi di icone bertolucciane come Dominique Sanda ed Eva Green, Tea Falco è in realtà molto più di una giovane promessa del nostro cinema. Nata a Catania nel 1986, Tea fin dalla tenera età esplora se stessa con la sua macchina fotografica che la porta a esporre i suoi autoscatti in tutto il mondo, da Los Angeles passando per la Grecia e in molte città d’Italia, vincendo nel 2011 il prestigioso Premio d’Arte Contemporanea Basilio Cascella. Ma la recitazione accompagna da sempre il percorso di questa giovane siciliana che, dopo numerosi stage teatrali e corsi di recitazione, quest’anno è approdata alla corte di Bernardo Bertolucci, aggiudicandosi il ruolo della sensibile e tossica Olivia in Io e te.

    Cecilia Ermini
Articolo inserito in Speciale Bernardo Bertolucci

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