Il Mostro alla Mostra

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La citazione

«Quando chiesero a Marx cos’è la dittatura del proletariato rispose: ”la Comune di Parigi, perché ha abolito l’esercito e la polizia”. Poi vennero i Soviet e Solidarnosc. Questo è il movimento. Non nacquero per caso. (C.L.R. James)»

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Il Mostro alla Mostra


Da Venezia 78, un editoriale esclusivo per filmtv.press: Mariuccia Ciotta sul ricorrere della tortura nei film presentati in Laguna. Quando si dice: la politica del cinema...

Un'immagine orrorifera si aggirava nella laguna e tra i canali del Lido della 78a Mostra di Venezia ancora nascosta dietro un muro impenetrabile, ostacolo alla visuale del tappeto rosso e dei suoi divi. Metafora di un altro argine all'invasione di corpi estranei, stranieri, virus ed esseri umani, quelli no-vax perché il vaccino non ce l'hanno. Lo schermo riflette. Le ombre della catastrofe si allungano come i rami scheletrici dell'Inferno. L'occidente inconsapevole passeggia per le sue strade illuminate, e dentro le sale il peggior decalogo di una pandemia nascosta e universale: fosse comuni di operai messicani, La Caja, covid boliviano curato con la magia, El grande movimiento, massacro sociale nel New Jersey, Life in crime. Il filo rosso del festival si è infilato dovunque, in ogni genere, declinato in forme differenti. Cinema-tortura. Metodo per distruggere l'avversario prima scavando nel cervello, per indurlo all'auto-annientamento, e poi scorticarne la pelle e affondare negli organi, mutilando e dissanguando. Non per sapere le mosse del "nemico", ottenere una confessione, scoprire le atrocità future o liberare un sequestrato, come in Dirty Harry. Ma per sradicarne l'innocenza e succhiarla via, fare della vittima un colpevole prima che lo diventi. Ed è quel che il maggiore a capo della macchina-supplizio sovietica proclama in Il Capitano Volkonogov è scappato, Urss 1938, purghe staliniane viste da Jacob Marley, il fantasma dickensiano condannato alla pena eterna. C'è uno schiacciante senso di colpa dietro il leit-motiv dei tanti film visti al festival attraversati da scene di tortura.

Sottoposto, militare ubbidiente, esecutore, è lui il protagonista, un Capitano Volkonogov inseguito da spettri deturpati, un nuovo Dottor Faust che vuole indietro l'anima. Il torturatore non impartisce ordini, li esegue. Il William Tell di Il collezionista di carte, lo ha fatto ad Abu Ghraib, si è scattato un selfie con l'incappucciato, abbagliato dall'istruttore in sadismo John Gordo, e che ora passa la vita in modalità zen davanti alla fredda alchimia del gioco, carte da poker, blackjack... Paul Schrader comprime la smisurata infelicità dell'individuo preso dall'ingranaggio del sopraffattore e lo sublima nell'immagine trascendente. È il film che più di ogni altro dice la colpa di un intero Paese e dei suoi alleati, la vendetta cieca e le sue conseguenze di morte.

L'azione cede il passo al quadro fisso congelato in Reflection, ucraino anti-russo che va dalla sequenza brutale di un trapano feroce nella gamba zampillante di un prigioniero alla meditazione sui misfatti di guerra. Oppressa dal passato c'è anche la madre "snaturata" di Maggie Gyllenhaal in The Lost Daughter, e a farne le spese è il simulacro della figlia, una bambola smembrata, bruciata, sfregiata, dagli occhi ripieni di vermi. La torturata torturatrice della regista camerunense Ellie Foumbi sui bambini soldato, Mon père, le diable; i cowboy seviziati da falsi sceriffi nell'americano Old Henry; Leave No Traces, Polonia 1983, uno studente ucciso a botte dalla polizia; Mona Lisa and the Blood Moon, la teenager dagli ultrapoteri segregata brutalmente in manicomio. E poi gli italiani Freaks Out e America latina. Esperimenti nazisti sui "fenomeni da baraccone" per Mainetti e il solitario killer tutto casa e studio dentistico per i fratelli d'Innocenzo con un Elio Germano uomo qualunque, il vicino di casa pacifico che affonda le sue allucinazioni criminali in una cantina-subconscio. Già, perché il torturatore in cerca di espiazione non indossa solo la divisa, è un'entità diffusa, un complice di fatto, lo spirito della nostra parte di mondo, di ognuno e di tutti.


Mariuccia Ciotta

Mariuccia Ciotta, giornalista e critico cinematografico, autrice di programmi radio-televisivi, ha scritto saggi e libri su autori e generi. Tra le sue pubblicazioni: Walt Disney – Prima stella a sinistra (Bompiani), Da Hollywood a Cartoonia (manifestolibri), Un marziano in tv (Rai/Eri), Rockpolitik (Bompiani), il Ciotta-Silvestri - Cinema (Einaudi), Il film del secolo (Bompiani). Ha diretto il quotidiano il manifesto.

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