Il restauratore - Intervista a Nicolas Winding Refn

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Simone Emiliani dice che American Hustle - L'apparenza inganna è il film da salvare oggi in TV.
Su Rai5 alle ore 21:15.

Arriva in sala Burning - L'amore brucia di Lee Chang-dong, per noi uno dei migliori film dell'edizione 2018 del Festival di Cannes. Nella sua recensione Pier Maria Bocchi lo accosta a Bong Joon-ho e a Park Chan-wook, di cui vi riproponiamo questo film invisibile realizzato insieme al fratello.

Quando Filippo Mazzarella incontrò David Lynch, qualche parola, del silenzio.

Julie Andrews, una voce leggendaria e una serie di ruoli iconici scolpiti nella storia del cinema, ha ricevuto il Leone d'oro alla carriera a Venezia76. Riproponiamo qui la locandina di Victor Victoria .

Esattamente un anno fa esordiva su Netflix l'attesa serie creata da Matt Groening. A breve sarà disponibile la seconda stagione. Possibile competere con I Simpson e Futurama ? Dobbiamo proprio farlo?

Nel 2011, in occasione dell’uscita in sala del film di Jean-Jacques Annaud Il principe del deserto , con Antonio Banderas e Tahar Rahim, avevamo voluto ripercorrere la storia del Sahara al cinema. Vi riproponiamo oggi questo percorso.

La citazione

«Il banco di prova di un'intelligenza di prim'ordine è la capacità di tenere due idee opposte in mente nello stesso tempo e, insieme, di conservare la capacità di funzionare (Francis Scott Fitzgerald)»

scelta da
Emanuela Martini

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Servizio pubblicato su FilmTv 10/2019

Il restauratore - Intervista a Nicolas Winding Refn


Fino al 24 maggio alla Fondazione Prada una rassegna di film underground curata dal regista danese, che in questa intervista racconta il suo rapporto con cinema, arte in generale e mondo digitale, lanciando il suo sito di rarità cinefile estreme: www.bynwr.com

Un atto d’amore «molto personale», quello di Nicolas Winding Refn per il cinema grindhouse. Che lo ha spinto a creare byNWR, piccolo giacimento di film dimenticati, riscoperti, restaurati (vedi box in basso), da cui ha selezionato 13 titoli, in programma fino al 24 maggio alla Fondazione Prada di Milano (www.fondazioneprada.com). Abbiamo incontrato il regista per parlare di questo progetto e molto altro.

Su exploitation e underground hai una formazione “fai da te”.
Ho scoperto questi film in una fase in cui ero interessato a qualunque cosa potesse offendere mia madre. Bollati come violenti, scorretti, trash, in sostanza inammissibili, innestarono in me un mondo di visioni fantastiche nel quale smarrirmi. Poi, è diventata anche una questione politica. Una maniera per lottare contro le categorizzazioni prestabilite di “giusto” e “sbagliato”, perché l’autorità di definire cos’è bello e brutto dovrebbe essere esclusivamente individuale. E l’arte è prima di tutto un’esperienza libera, un tête-à-tête fra chi ne fa uso e chi l’ha creata.

Nella selezione trova spazio anche un misconosciuto capolavoro: Night Tide (1961), love story fanta-horror tra l’esordiente Dennis Hopper e una sirena. Lo ha diretto Curtis Harrington, che tu hai incontrato.
Film meraviglioso. Ho frequentato un po’ Harrington prima che morisse, era una persona molto triste. La sua carriera non è andata come avrebbe dovuto, e ne era amareggiato. Qualche anno fa mi si è presentata l’opportunità di comprare il negativo di Night Tide per questa mia collezione: l’ho trovato in un pessimo stato. Era a un passo dal disintegrarsi, proprio come le vecchie pellicole e i dipinti. Non potevo permetterlo. Così l’ho spedito ad alcuni amici di un laboratorio parigino, che hanno passato un anno a lavorarci, per realizzare un nuovo negativo.

Dai titoli della soggettiva affiorano numerose istanze sociopolitiche: la propaganda religiosa, le strategie repressive, l’omofobia, la paranoia. Si compone così una sorta di Storia americana alternativa, e sgradevole, che rispecchia l’oggi: a riprova che il cinema può essere un’arma di risveglio e consapevolezza di massa? Penso anche ai registi che ami: Roeg, Jodorowsky, Anger...
È proprio questa la ragione per cui i loro lavori, e gli oggetti in generale, acquisiscono nel tempo un valore storico e artistico essenziale, e hanno bisogno di venire preservati ed esposti, ancora e ancora. Hanno una funzione museale, ma sono anche tasselli di un ritratto collettivo del passato e del contemporaneo.

E forniscono un’educazione “alternativa” per i giovani registi.
Certamente. Si impara dal passato per poter creare il futuro. È inconcepibile svegliarsi in un mondo che non si conosce. Vivere senza sapere. Conosciamo perché vediamo, ascoltiamo o leggiamo le creazioni di qualcun altro, per poi estenderne il percorso. Così, in seguito, qualcun altro ancora arriverà e farà la stessa cosa.

Nel 2017 alla Mostra di Venezia, presentando il restauro di Zombi, hai sostenuto che è un film «preconizzatore della società di Trump» e un antidoto a essa. Vale lo stesso anche per queste opere, oltraggiose e non uniformate?
Penso che alcuni di questi film siano l’esempio concreto di quanto lontano e di quanto avanti siamo andati, ma anche di quanto poco sia in realtà cambiato. Gonfiamo il petto per gli enormi progressi che abbiamo conquistato, per i cambiamenti e le vittorie, ma allo stesso tempo la paranoia che esonda dall’amministrazione Trump, e scivola verso l’Europa infettando il resto del mondo, causa un brusco strappo indietro nel tempo. Ironico, perché invece i social media producono un avanzamento. Sì, viviamo in una situazione storica piuttosto schizofrenica.

Con i tuoi lavori ma anche attraverso progetti come byNWR, sei uno dei registi contemporanei che più si interrogano sullo statuto dell’immagine: che si tratti di film, videoclip, spot, installazioni multimediali, deve sfidare i propri limiti. Ma tu lavori anche per farle trovare una nuova innocenza.
Per me, attraverso la creatività artistica, gli oggetti, le immagini devono spezzare tutte le barriere che si oppongono loro, e violare la mente. Questa violazione rappresenta una forma di purificazione. Di pulizia. In grado di cristallizzare in un baleno qualsiasi cosa intorno a sé. È questa la grandezza della creatività: è l’unico e il solo elemento che trasforma in continuazione il mondo, senza però distruggere niente sul proprio cammino.

Hai assecondato con ironia la tua “brandizzazione”. Credi che un autore, oggi, rischi di atrofizzarsi nella propria icona?
Esiste, io penso, un pericolo sempre più profondo di rimanere imprigionati nel proprio benessere, di restare dove ci si sente a proprio agio. Ma è inevitabile che a un certo punto comincerai a ripeterti, e per quanto tu possa negarlo, e combatterlo, è quello che accadrà. Perciò, come autore, devi sempre forzarti dentro situazioni in cui continuare a creare, ma con un altro medium, in modo da non rimanere intrappolato in questo meccanismo di repliche. Da un punto di vista personale, se non mi gestissi in questa maniera finirei per annoiarmi e non fare più nulla, quindi devo guardare ad altre vie che mi offrano nuove tele su cui operare, soprattutto perché io non ho alcuna abilità specifica, non ho nessun talento. Devo inventarmi una tela, e creare byNWR è stata un’esperienza davvero bellissima, così come realizzare una serie per Amazon, Too Old to Die Young. Ho amato le opportunità illimitate che mi hanno messo a disposizione. È importante porsi sempre in condizioni impreviste e creativamente pericolose per se stessi, perché è soltanto così che possiamo ribaltare in forza quella debolezza di cui ti parlavo.

Ecco, a proposito di Too Old to Die Young: Lynch ha definito la terza stagione di Twin Peaks «un film di 18 ore», tu hai girato una serie con dieci episodi che durano quanto dieci film...
Non poteva essere altrimenti. Era inevitabile che, avendone l’occasione, facessi con una serie quello che con un film non mi è consentito. In questo caso sapevo che potevo andare avanti quanto volevo, non avevo barriere, ed è finita per durare circa 900 minuti.

A differenza di molti colleghi, non sei diffidente verso l’innovazione tecnologica e le frontiere del digitale, pur sentendole perturbanti. In questo senso The Neon Demon è un’espressione di poetica quasi terminale, come The Canyons di Schrader. Il cinema è vivo, morto, entrambe le cose? Qual è il prossimo livello?
Oh sì, fantastico The Canyons. Al prossimo passo sto pensando proprio ora. In fondo - e in molti modi - tutto è circolare, quindi forse tornerò dove tutto è cominciato: al lungometraggio. Grazie all’esperienza che si accumula, possiamo osservare tutto da un punto di vista rinnovato. Io ritengo che la creatività si risolva anche in un’autoeducazione rispetto alle opportunità che questa porta con sé: e il digitale è ormai l’unico mezzo di protezione dell’arte, l’unica strada per tramandarla, affinché i film continuino a venir visti. Il digitale è una nuova esistenza, un nuovo organismo.

Tradizionalmente, chiediamo ai nostri intervistati il loro “film della vita”. Tu hai parlato spesso di Non aprite quella porta come di un’esperienza seminale...
Lo vidi per la prima volta a 14 anni. Se è il mio film preferito? Assolutamente no. Ma vederlo a quell’età mi fece capire che un film è una forma d’arte, allo stato puro. Non aprite quella porta non era sollucchero per le masse, entertainment industriale e hollywoodiano. Era come un dipinto, come una musica, un suono sperimentale. Implacabile. Nudo, crudo nella sua violazione comunque del tutto priva di sessualità. Mi sono divertito a guardarlo? No. Ma mi ha dato l’intuizione necessaria a capire. È accaduto in quel momento. È stato allora che il cinema mi ha trovato.

  • Le immagini ritrovate

    Prodotti exploitation, film di divulgazione religiosa, opere avanguardiste e controculturali, esperimenti di genere: tutti girati fra gli anni 60 e 70, a bassissimo budget e con pochissimo tempo per le riprese, distribuiti (quando accadeva) malamente, e dalla storicizzazione nulla. Sono titoli bizzarri, introvabili e sconosciuti, quelli che dallo scorso agosto hanno trovato asilo sulla piattaforma streaming gratuita byNWR, collezione virtuale di produzioni underground. Grazie alla collaborazione con la compagnia londinese BUREAU e l’Harvard Film Archive, il regista ha restituito le pellicole a nuova vita digitale, dopo aver affidato al suo archivista Peter Conheim il restauro in 4K di stampe e negativi originali. Sono suddivisi in quattro volumi, che vengono aggiornati mensilmente: Regional Renegades, Missing Links (che ospita il gioiello rurale neorealista Spring Night, Summer Night, folgorazione giovanile di Scorsese, tra le maggiori influenze di Refn), Hillbillies, Hustlers, and Fallen Idols e Smell of Female. Sulla homepage del sito campeggia il comandamento «la cultura è per tutti». Soprattutto se proibita.
    www.bynwr.com

    Fiaba Di Martino

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Fiaba Di Martino

Fiaba riceve in fasce un nome lezioso che le profetizza l'amore per le storie, nel cinema, sul cinema e del cinema: a dieci anni vota i film disegnando a matita i pollici di Film Tv accanto ai biglietti della multisala più bella di sempre, l'Arcadia; di lì a poco si innamora delle finestre di Hitchcock, degli occhi di Jean Gabin e dell'aplomb di Lauren Bacall, e lo urla al mondo prima dal giornalino scolastico del classico poi dai siti web (MyMovies, Players, PositifCinema, BestMovie.it), mentre frequenta corsi di scrittura alla Scuola Civica di Cinema milanese e scrive un libro su Xavier Dolan con la collega positivista Laura Delle Vedove. Lost in translation nello stereo totale, ritrova se stessa nella pioggia di Madison County, nelle lettere di Gramsci, nelle ferite di David Grossman, nelle urla liberatorie di Sion Sono, nelle risate di Shosanna Dreyfus, nei silenzi di Antonioni, nelle parole di Frances Ha («non sono ancora una vera persona») e nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda.

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