Intervista a Alessandro Stellino

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Caterina Bogno dice che Forza maggiore è il film da salvare oggi in TV.
Su Rai5 alle ore 21:15.

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Quando Rete 4 fu mandata sul satellite. Dialogo tra un canale televisivo e Tommaso Labranca.

La citazione

«Ognuno prende i limiti del suo campo visivo per i confini del mondo. (Arthur Schopenhauer)»

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Simone Arcagni

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Intervista a Alessandro Stellino


IsReal – Festival di Cinema del Reale “Sguardi sul Mediterraneo” (2-6 maggio) - Terza edizione. Fiaba Di Martino intervista il direttore artistico Alessandro Stellino.

La terza edizione del Festival di cinema del reale “Sguardi sul Mediterraneo”, IsReal – organizzato dall’Istituto superiore regionale etnografico con Fondazione Sardegna Film Commission e Fondazione di Sardegna –, quest’anno si è fatta crocevia di nuove voci e inediti orizzonti sul cinema documentario, crocicchio di idee legate allo sviluppo delle forme di rappresentazione della realtà e di rinnovati percorsi d’indagine etnografica e antropologica.

Nella competizione internazionale della manifestazione nove titoli in gara, fra cui un’anteprima mondiale e cinque nazionali; oltre ai film, vengono proposti workshop, masterclass, laboratori creativi e incontri d’eccezione. Abbiamo chiacchierato con il direttore artistico Alessandro Stellino, che ha risposto ad alcune curiosità e riflessioni sull’immaginario e le tendenze che s’irraggiano dal programma della cinque giorni, fino al 6 maggio all’Auditorium del Museo del costume di Nuoro.

Una terza edizione che arriva a soli sette mesi dalla seconda: organizzarla è stata una sfida?
Sì, è stata una corsa. Ma dopotutto questa è la collocazione originaria di IsReal, che è un festival che nasce in primavera, e lì volevamo riportarlo. Non abbiamo comunque riprodotto il format dell’edizione precedente, abbiamo aggiunto molte cose per rilanciare; per esempio trovo molto importante il workshop di antropologia visuale organizzato con Lucien Castaing-Taylor e Véréna Paravel, che in occasione della retrospettiva che gli dedichiamo – la prima in assoluto nel nostro paese –, terranno una masterclass con studenti di cinema provenienti da tutta Italia.

Il cinema di Castaing-Taylor e Paravel è perturbante, scopertamente spiazzante: di sicuro fungerà da stimolo per i trenta giovani presenti. Come sarà articolato il workshop?
Gli studenti vedranno i cinque film in sala, poi si svolgeranno le masterclass mattutine dei due registi: i ragazzi interagiranno con loro in relazione alle modalità di messa in scena, di realizzazione e preparazione delle loro opere. Io condurrò, ma il nostro dialogo sarà aperto a domande e confronti.

Facendo una panoramica, che tipo di realtà socio-culturale viene testimoniata dalle nove opere in concorso?
Una realtà molto eterogenea, anche se con il comitato di selezione privilegiamo i giovani registi, il loro sguardo fresco, che quest’anno testimonia la varietà della forma documentaria attuale. Si spazia da film diaristici a film in prima persona, da materiali d'archivio a cinema diretto: ci piace l’idea di non realizzare semplici compilation di opere, certo siamo consapevoli dell’esistenza di un “mainstream” documentario che si è ormai irrobustito, ma noi preferiamo schivarlo. Apriamo con Ceres, della regista Janet van den Brand, classe 1989, che lo aveva già portato alla Berlinale, poi in selezione c’è Terra franca di Leonor Teles, che è del 1992 e l’anno scorso, alla Berlinale, ha vinto l’Orso d’oro al miglior cortometraggio. Insomma, i film rispecchiano questa freschezza.

Hai sottolineato come non sia casuale che oltre la metà dei nove titoli in competizione sia di mano femminile.
Sì, ho ritenuto fosse importante sottolinearlo: detto ciò, abbiamo appunto aperto il festival con Ceres – un titolo che si riferisce alla dea della fertilità, riconduce alla tematica della natura e della nascita, in linea con quella dell’edizione, con la freschezza di sguardo che ricerchiamo.

Uno sguardo, quello di IsReal, che parte dal Mediterraneo – come da sottotitolo – ma che poi si allarga a una sfaccettata complessità internazionale.
Quello del Mediterraneo è un orientamento variabile, che ci aiuta a focalizzare la prospettiva, ma che non delimita il nostro ambito di ricerca. Il presidente attuale dell’I.S.R.E. (Giuseppe Pirisi, nda) ha richiesto appunto che i film in concorso rispecchino uno sguardo sul mediterraneo, di riservare un’attenzione specifica alle opere provenienti da questo bacino, attenzione che però non ci obbliga all’esclusività. E in ogni caso, il Mediterraneo e la Sardegna sono una sorta di attrazione magnetica nei confronti di film magari realizzati in Portogallo, per esempio, o in altri paesi: è un territorio su cui l’Europa intera si affaccia.

L’evento ha anche un intento formativo, si pone come programma di costruzione dei filmmaker di domani?, penso a Let’s Make IsReal, una «due giorni per studenti di cinema documentario su territorio nazionale».
Sì, Let’s Make IsReal è un progetto laboratoriale che servirà a immaginare il festival del futuro, per ora e prima di tutto c’è la programmazione cinematografica, ma all’interno del progetto verranno coinvolti i vertici dell’istituto che da sempre finanzia i film sardi, poi la Sardegna Film Commission, produttori locali e non, registi, etc., ma non tanto per creare un apparato industry, perché ci interessa relativamente che IsReal si trasformi in un mercato; vogliamo che acquisisca un ruolo progettuale di scambio di discussioni, su che tipo di cinema si può fare in Sardegna e che tipo di confronto si può condividere nei festival. Lo pensiamo come un brainstorming, una tavola rotonda.


Fiaba Di Martino

Fiaba riceve in fasce un nome lezioso che le profetizza l'amore per le storie, nel cinema, sul cinema e del cinema: a dieci anni vota i film disegnando a matita i pollici di Film Tv accanto ai biglietti della multisala più bella di sempre, l'Arcadia; di lì a poco si innamora delle finestre di Hitchcock, degli occhi di Jean Gabin e dell'aplomb di Lauren Bacall, e lo urla al mondo prima dal giornalino scolastico del classico poi dai siti web (MyMovies, Players, PositifCinema, BestMovie.it), mentre frequenta corsi di scrittura alla Scuola Civica di Cinema milanese e scrive un libro su Xavier Dolan con la collega positivista Laura Delle Vedove. Lost in translation nello stereo totale, ritrova se stessa nella pioggia di Madison County, nelle lettere di Gramsci, nelle ferite di David Grossman, nelle urla liberatorie di Sion Sono, nelle risate di Shosanna Dreyfus, nei silenzi di Antonioni, nelle parole di Frances Ha («non sono ancora una vera persona») e nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda.


Fiaba Di Martino

Fiaba riceve in fasce un nome lezioso che le profetizza l'amore per le storie, nel cinema, sul cinema e del cinema: a dieci anni vota i film disegnando a matita i pollici di Film Tv accanto ai biglietti della multisala più bella di sempre, l'Arcadia; di lì a poco si innamora delle finestre di Hitchcock, degli occhi di Jean Gabin e dell'aplomb di Lauren Bacall, e lo urla al mondo prima dal giornalino scolastico del classico poi dai siti web (MyMovies, Players, PositifCinema, BestMovie.it), mentre frequenta corsi di scrittura alla Scuola Civica di Cinema milanese e scrive un libro su Xavier Dolan con la collega positivista Laura Delle Vedove. Lost in translation nello stereo totale, ritrova se stessa nella pioggia di Madison County, nelle lettere di Gramsci, nelle ferite di David Grossman, nelle urla liberatorie di Sion Sono, nelle risate di Shosanna Dreyfus, nei silenzi di Antonioni, nelle parole di Frances Ha («non sono ancora una vera persona») e nello spazio tra i titoli di testa e quelli di coda.

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