Intervista a Costanza Quatriglio

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Pier Maria Bocchi dice che Luci lontane è il film da salvare oggi in TV.
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Una serie tv da cominciare? Attenzione, perché secondo Alice Cucchetti è magnetica e non potrete fare a meno di finirla.

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Quando Rete 4 fu mandata sul satellite. Dialogo tra un canale televisivo e Tommaso Labranca.

La citazione

«Noi siamo orfani della Rivoluzione. E spesso pensiamo che non c'è più una vittoria possibile, che il mondo è disincantato e alla fine ci rassegniamo. Il cinema, al contrario, ci dice, a suo modo, che ci sono vittorie possibili anche nel mondo peggiore.... Non bisogna disperarsi. È quel che il cinema ci racconta, io credo. Ed è per questo che dobbiamo amarlo. (Alain Badiou)»

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Mariuccia Ciotta

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Servizio pubblicato su FilmTv 38/2018

Intervista a Costanza Quatriglio


Sembra mio figlio: titolo fortissimo del nuovo film di Costanza Quatriglio, prodotto dalla Ascent Film di Andrea Paris e Matteo Rovere, che per primi hanno usufruito del tax credit maggiorato riservato dalla legge Franceschini ai produttori che si fanno carico della distribuzione. Il film sarà nelle sale da giovedì 20 settembre 2018 con presentazioni ad hoc in alcuni capoluoghi, secondo un calendario in divenire.

Sembra mio figlio: titolo fortissimo del nuovo film di Costanza Quatriglio, prodotto dalla Ascent Film di Andrea Paris e Matteo Rovere, che per primi hanno usufruito del tax credit maggiorato riservato dalla legge Franceschini ai produttori che si fanno carico della distribuzione. Il film sarà nelle sale da giovedì 20 settembre 2018 con presentazioni ad hoc in alcuni capoluoghi, secondo un calendario in divenire. Storia di Ismail (Basir Ahang), profugo hazara che vive a Trieste da quando è bambino con il fratello maggiore Hassan (Dawood Yousefi), ancora traumatizzato per i soprusi subiti durante il viaggio dall’Afghanistan. Ismail rintraccia la madre che non vede e non sente da anni, ma per potersi ricongiungere deve accettare un matrimonio combinato. Ne parliamo con la regista Costanza Quatriglio.

Una storia dura che si intreccia con quella poco nota del popolo hazaro, perseguitato dai pashtun e dai talebani in Afghanistan per motivi religiosi (sono a maggioranza sciita) ed etnici. Come ci sei arrivata?
Nel 2005 girai un film intitolato Il mondo addosso su un gruppo di migranti minorenni che in Italia cercavano di sopravvivere dopo viaggi estenuanti da paesi di provenienza distrutti da guerre e miseria. Uno di loro era Mohammad Jan Azad, la sua vicenda personale, così drammatica e simile a quella dei protagonisti di Sembra mio figlio, è stata la scintilla. Poi ci sono stati anni di studio e preparazione per poter arrivare alla sceneggiatura conclusiva, scritta con Doriana Leondeff e con lo stesso Mohammad, prima in italiano poi tradotta in farsi e nel dialetto persiano parlato dagli hazari. Non volevo fosse solo un film sugli hazari, che ancora subiscono persecuzioni pesanti, nonostante sia il primo al mondo a parlare di loro; Sembra mio figlio vuole raccontare una storia europea, riguarda tutti noi che non abbiamo saputo fare i conti con il nostro passato. Anche per questo ho scelto Trieste come luogo di partenza, per poi approdare in Pakistan (riprese in Iran, ndr) dove Ismail affronta il destino suo e del suo popolo.

Ismail si lega a Nina (Tihana Lazovic), una ragazza croata. In un film dove le sfumature linguistiche sono enormi la scena cruciale tra loro in discoteca è muta...
È una scena che amo: non si dicono niente mentre in sottofondo suona dissonante una canzone dei Tears for Fears. Non c’è più bisogno di parole, lei capisce e accetta il suo bisogno di risolvere con il passato. Per questo lo stacco con l’ultima parte in Pakistan è subito dopo. Lo sguardo di Nina è come quello degli spettatori, finalmente pronti ad accogliere la storia di Ismail. 


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Sembra mio figlio» Cinerama (n° 38/2018)

Mauro Gervasini

Mauro Gervasini è direttore editoriale di Film Tv e di questo sito (filmtv.press) e consulente selezionatore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Insegna Linguaggi audiovisivi all'Università dell'Insubria ed è autore della prima monografia italiana dedicata al "polar" ("Cinema poliziesco francese", 2003). Ha pubblicato vari saggi in libri collettivi, in particolare sul cinema francese. John Ford, Anthony Mann, Jean-Pierre Melville, Michael Mann, Julien Duvivier, Michael Cimino e Akira Kurosawa i suoi cineasti preferiti, ma è convinto che il film da rivedere almeno una volta all'anno sia La dolce vita di Federico Fellini.


Mauro Gervasini

Mauro Gervasini è direttore editoriale di Film Tv e di questo sito (filmtv.press) e consulente selezionatore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Insegna Linguaggi audiovisivi all'Università dell'Insubria ed è autore della prima monografia italiana dedicata al "polar" ("Cinema poliziesco francese", 2003). Ha pubblicato vari saggi in libri collettivi, in particolare sul cinema francese. John Ford, Anthony Mann, Jean-Pierre Melville, Michael Mann, Julien Duvivier, Michael Cimino e Akira Kurosawa i suoi cineasti preferiti, ma è convinto che il film da rivedere almeno una volta all'anno sia La dolce vita di Federico Fellini.

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