Lucia Mascino: Rosalind Franklin. Il segreto della vita

facebook_0.png
twitter.png
vimeo.png
Instagram.png
Oggi Free
Sergio M. Grmek Germani dice che Viva l'Italia è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 10:30.

The Man Who Killed Don Quixote è il film di chiusura del Festival di Cannes 2018. Ripercorriamo vita, carriera e (s)fortune del regista americano naturalizzato britannico con questo servizio del 2016 di Ilaria Feole.

Il 18 maggio arriva su Netflix la seconda attesissima stagione di Tredici . Dove eravamo rimasti?

Esiste davvero gente che non ama la musica?

Christophe Honoré quest'anno è al Festival di Cannes con Plaire, aimer et courir vite , in gara anche per la Queer Palm. Vi riproponiamo uno degli Scanners a lui dedicati.

Un saluto a Ermanno Olmi con le parole di Gianni Amelio.

La citazione

«Life... don't talk to me about life...»

scelta da
Alice Cucchetti

cinerama
7891
servizi
2535
cineteca
2525
opinionisti
1633
locandine
976
serialminds
695
scanners
464
Articolo pubblicato esclusivamente su questo sito

Lucia Mascino: Rosalind Franklin. Il segreto della vita


Il segreto della vita di Anna Ziegler è uno spettacolo teatrale che racconta la vita della scienziata inglese Rosalind Franklin. La interpreta Lucia Mascino, che abbiamo incontrato a Milano (lo spettacolo è al Teatro Franco Parenti fino al 15 aprile).

Quando una storia incontra la Storia: è quello che avviene in Il segreto della vita di Anna Ziegler, spettacolo che ha il merito di raccontare un episodio poco noto, ma incentrato su una scoperta scientifica fondamentale, oltre che la battaglia di una donna. Un omaggio doveroso a Rosalind Franklin, la scienziata inglese che con le sue ricerche riuscì a identificarne la forma B del DNA, a ricavare dati sulla sua densità, sul suo contenuto in acqua e sulla posizione degli zuccheri nella molecola. Da cristallografa esperta, ottenne immagini bellissime, tra cui la famosa “Photograph 51”, che segnò una svolta nella storia della conoscenza rivelando al mondo l’esistenza della doppia elica. Un’intuizione con cui sarebbe potuta passare alla storia e che, invece, le fu rubata da James Watson e Francis Crick che, con Maurice Wilkins, verranno insigniti del premio Nobel nel 1962, quando ormai Rosalind era scomparsa, a soli 37 anni, per un cancro alle ovaie dovuto all’eccessiva esposizione ai Raggi X. Nessun riconoscimento postumo per lei, anzi l’oblio per lungo tempo.

dna_photograph 51.jpeg

Lucia Mascino interpreta questa leonessa nello spettacolo diretto da Filippo Dini (anche in scena accanto a Giulio Della Monica, Dario Iubatti, Alessandro Tedeschi e Paolo Zuccari), in cartellone al Teatro Franco Parenti di Milano fino al 15 aprile. L’attrice torna a teatro dopo tanto cinema (ultimo in ordine di tempo, il ruolo da protagonista in Amori che non sanno stare al mondo di Cristina Comencini, ma anche Favola di Sebastiano Mauri, a fianco del sodale Filippo Timi, in attesa di distribuzione) e tv (I delitti del BarLume su Sky Cinema Uno, Una mamma imperfetta che dopo il web è approdata su Netflix). L’abbiamo incontrata.

il-segreto-della-vita-rosalind-franklin.jpg

Cosa ti ha spinto a interpretare questo spettacolo?
Il fatto che racconti un pezzo di storia del 900, di sessant'anni fa, completamente sconosciuta e rimasta misteriosamente invisibile. Ci sono tantissime storie ingiuste di furti, ma la cosa che colpisce è che Rosalind Franklin ha fatto una delle più importanti scoperte nella storia dell'uomo, perché la scoperta del DNA è come quella del fuoco, ma nessuno sa che la si deve a lei. È una storia pazzesca. Nel 2015 Nicole Kidman ha portato in scena lo spettacolo nel West End e, se non fosse stato per lei, probabilmente non l'avremmo mai conosciuto e sarebbe stato un peccato perché Anna Ziegler ha scritto il testo a partire dalla bellissima biografia di Brenda Maddox, Rosalind Franklin: The Dark Lady of DNA. Quasi tutto è vero, perché Rosalind scriveva due lettere alla settimana alla famiglia, per cui è stato possibile ricostruire molto bene la sua vita. Magari ci sono delle sfasature temporali, ma i fatti sono reali.

Rosalind è un personaggio complesso, a tratti respingente. Come ti sei avvicinata al ruolo?
Leggendo il testo ho avuto subito la preoccupazione di come renderlo perché, per come è scritto, non era facile. Immagino non avesse un carattere semplice anche a causa della situazione in cui è venuta a trovarsi: era una donna scienziata ebrea che finisce a lavorare al King’s College, un ambiente maschilista e antisemita, quindi non era facilitata in niente. Le infamie che deve subire nel corso dello spettacolo sono tante (doveva essere la responsabile della ricerca e, invece, quando arriva le dicono che dovrà fare da assistente a Wilkins, non può andare a pranzo con lui perché sono ammessi solo gli uomini, le viene rinfacciato che gli ebrei si lamentano di tutto...), ma qual è il problema? Che lei è più respingente delle parole e, alla fine, il risultato è che sembra aggressiva, ma lei è in risposta. La difficoltà mia è che in camerino, prima di iniziare, mi devo tarare sul senso di ingiustizia che è la partenza. Perché se parti da zero non arrivi a quella risposta.

unnamed.jpg

È una donna molto forte, che non arretra di fronte a nulla...
Direi che è una donna allenata a combattere. Non è una bisbetica né un'antipatica, né tanto meno una donna aggressiva: è una che in qualche modo risponde, probabilmente anche con una certa ironia o con un dolore più celato di quello che mostra. Non ci sono alternative per lei, o si comporta in questo modo oppure quelle ricerche non le continua. Lei arriva a Londra come la miglior cristallografa d'Europa e si trova a lavorare con il dottor Wilkins che, in confronto a lei, è molto mediocre. Eppure deve in continuazione rivendicare il suo spazio. L'altro aspetto straordinario di questa donna è che non è minimamente interessata al risultato, a lei interessa solo far progredire la scienza.

Lo spettacolo è un modo per renderle giustizia?
È soprattutto un omaggio a Rosalind Franklin, quindi bisogna metterci tutto il cuore, per forza di cose: stiamo parlando di materiale estremamente delicato, di una storia realmente accaduta di cui non ha alcun senso fare rivendicazioni perché non le ha fatte lei quando era viva quindi perché dovremmo farle noi, dopo sessant'anni? Rosalind c'era quando Watson e Creek hanno pubblicato l'articolo su Nature e non ha detto nulla, si è dedicata ad altro, al mosaico del tabacco. Noi possiamo solo omaggiarla, raccontarla, darle una verità che la storia non le ha dato, però senza gridarla. 

Non era, e non è, facile per una donna farsi valere in un mondo dominato da uomini. Da questo punto di vista è una storia purtroppo ancora attuale.
Il sistema di potere all'interno di certi ambienti, come può essere quello scientifico, è fortissimo, figuriamoci nei confronti di una donna... Non c'è una postilla, una nota, un'indicazione da nessuna parte che quelle siano le sue foto. Purtroppo questa discriminazione la vedo in continuazione dappertutto. Sono ipersensibile a questo argomento, e la cosa che più mi ferisce è quando le donne attaccano altre donne. Detto ciò, noi non facciamo uno spettacolo femminista, è uno spettacolo che mette al centro una donna, ma non è un testo femminista, anzi lei è la più punita perché è pure raccontata come respingente, antipatica, aggressiva... 

teatro.it-franklin-ph-bepi-cairoli.jpg

È uno spettacolo in cui si ride, si piange, ci si commuove...
La parte più leggera la stiamo recuperando adesso, sono piccole improvvisazioni che portano un po' di freschezza. Siamo circa a metà tournée, l'anno scorso era già andato in scena (con Asia Argento nel ruolo di Rosalind, ndr), ma non lo avevo visto. Due anni fa un'amica traduttrice mi segnalò il testo, dicendomi che sarebbe stato perfetto per me, ed è vero che dentro ci sto benissimo, il gruppo è fantastico, sono felicissima di farne parte... Però è anche anomalo perché non ho caratterizzato, non ho dato una maschera. Io sono abituata a fare a teatro cose più estreme, a staccarmi maggiormente da me, a entrare dentro figure quasi iconiche e, qui, invece ho tenuto il personaggio un po' vicino a me e non ho ancora capito se l'ho collocato nel punto giusto. Sicuramente potrebbe ancora evolversi come interpretazione, nel senso che quello che mi piacerebbe passare di questa donna non è il rigore, ma il suo squilibrio. C’è un momento in cui lei dice esplicitamente a Caspar: «Io non ho mai avuto un equilibrio». È ossessiva in quello che fa e vorrei toglierla dal rigore che per adesso le ho dato e spostarla in una zona di maggiore calore, di febbre...

È bello che continui la ricerca sul personaggio...
Sì, perché ho l'impressione che ci sia un potenziale ancora da prendere, perché la potenza che ha avuto questa donna nella storia, forse, può avere un volume ancora più forte dal punto di vista di emozione che può arrivare. Anch'io, come Rosalind, sto facendo una ricerca....

Sicuramente è molto diverso dai ruoli con cui ti abbiamo visto a teatro accanto a Filippo Timi...
... che sono sicuramente più estremi. E, per come sono fatta, nelle cose estreme posso buttare dentro anche una zona di follia, di liberazione...

Hai trovato un equilibrio tra cinema e teatro?
Negli ultimi tre anni ho fatto più cose in video che a teatro. Mi piace il fatto di cambiare linguaggio. Il teatro ti può dare una grande struttura, il cinema ti permette di tuffarti dentro, di far vedere dagli occhi... Il bello di passare dall'uno all'altro è che, conoscendo entrambi i mondi, puoi portare delle cose da una parte all’altra. Ora che sono tornata in scena mi rendo conto che, con il teatro, ogni giorno faccio un'esperienza di due ore e mezza che mi dà qualcosa, vivo un regalo quotidiano, ricevo un pezzettino di emozione. Perché la diamo noi, ma la riceviamo nel darla, attraverso delle parole. Non è male...

 

Foto @ Bepi Caroli

FilmTv è una pubblicazione di Tiche Italia s.r.l. - p.iva 05037430963
Credits - Contatti - Privacy