Un tocco di zen - Intervista a Margherita Ferri

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Simone Emiliani dice che La notte dell'agguato è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 16:20.

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Il calciomercato delle piattaforme streaming e dei canali a pagamento, dai destini sempre più intrecciati. Un'analisi di Andrea Bellavita.

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Un tocco di zen - Intervista a Margherita Ferri


Domani 15 febbraio a Monopoli, in provincia di Bari, nell'ambito del Sudestival, sarà proiettato Zen - Sul ghiaccio sottile, esordio nel lungometraggio di Margherita Ferri, che abbiamo intervistato (l'autrice sarà presente alla proiezione).

Maia, detta Zen nonostante sia una furia, è una ragazza che si sente maschio, fa parte della locale squadra di hockey, è attratta da Vanessa fidanzata di Luca, uno di quelli che la chiama «mezza femmina». Vanessa chiede a Maia di prestarle il rifugio in montagna per andarci col ragazzo, Zen accetta e così diventano più o meno complici; anzi Vanessa chiede una sorta di aiuto finché non scatta un’attrazione che va oltre l’amicizia. Una storia semplice quella di Zen – Sul ghiaccio sottile, per questo complessa, perché maneggia sentimenti e psicologie definite secondo criteri di assoluta verità. Merito della regista Margherita Ferri, anche sceneggiatrice, con la quale abbiamo discusso di un progetto così particolare, riproposto questo fine settimana nell’ambito del Sudestival di Monopoli, la lunga rassegna dedicata al cinema italiano di cui Film Tv è media partner.

Margherita, un progetto che parte da lontano quello di Zen – Sul ghiaccio sottile...
Sì, il soggetto vinse una menzione speciale al premio Solinas nel 2013, poi abbiamo ricevuto il sostegno del Biennale College che però presupponeva tempi di produzione piuttosto rapidi e stretti. Un grosso aiuto mi è arrivato da Articolture, una società di produzione di Bologna con la quale ho poi ottimizzato la fase del casting e soprattutto la scelta dei luoghi.

Ecco, appunto, i luoghi: guardando il film ho avuto la sensazione che ci trovassimo in Trentino, sulle Alpi, invece è l’Appennino modenese...
Sì, mi fa piacere che tu abbia avuto questa sensazione, volevo che la montagna si potesse respirare. L’Appennino è un po’ il parente povero delle nostre Alpi, se consideri che le Dolomiti sono patrimonio dell’Unesco ci sta. Ma ci sono luoghi di grande bellezza, molto raggiungibili e poco noti. Io stessa, pur essendo emiliana, non li conoscevo. Nella valle dove abbiamo girato si trova questo palazzo del ghiaccio, intorno all’hockey si riunisce un po’ la vita sociale della zona, non solo per i giovani, e a contatto con questa realtà anche la sceneggiatura è cambiata, per meglio aderire all’ambiente e alle persone.

Il legame tra queste due ragazze mi sembra inedito nel cinema italiano, forse è riduttivo parlare di storia d’amore omosessuale.
Lo è nella misura in cui non volevo raccontare un amore proibito, proprio non mi interessava. Vanessa e Maia, Zen, hanno un percorso diverso: la prima mette in discussione la propria identità sessuale nel momento in cui si sente attratta da Maia, la quale invece ha a che fare con un’identità di genere, perché Zen è maschio, la diversità è tutta nel suo corpo. Questo è un aspetto fondamentale per capire non solo la dinamica del loro rapporto, ma anche l’epilogo...

Che ovviamente non riveliamo. C’è una sequenza bellissima a un certo punto: Zen si ritrova insieme ai compagni di squadra dai quali è stata in passato anche bullizzata, e succede qualcosa...
Sì, scatta una sorta di complicità ed è finalmente, dal suo punto di vista, una complicità maschile, innescata oltretutto da Luca, il maschio alfa del gruppo, riconoscente per la faccenda del rifugio. Fanno squadra in qualche modo, e mi serve anche per far capire come al di là dall’esteriorità ribelle e anarchica, Zen voglia essere accettata. Come maschio però, non come femmina.


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Mauro Gervasini

Mauro Gervasini è direttore editoriale di Film Tv e di questo sito (filmtv.press) e consulente selezionatore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Insegna Linguaggi audiovisivi all'Università dell'Insubria ed è autore della prima monografia italiana dedicata al "polar" ("Cinema poliziesco francese", 2003). Ha pubblicato vari saggi in libri collettivi, in particolare sul cinema francese. John Ford, Anthony Mann, Jean-Pierre Melville, Michael Mann, Julien Duvivier, Michael Cimino e Akira Kurosawa i suoi cineasti preferiti, ma è convinto che il film da rivedere almeno una volta all'anno sia La dolce vita di Federico Fellini.


Mauro Gervasini

Mauro Gervasini è direttore editoriale di Film Tv e di questo sito (filmtv.press) e consulente selezionatore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Insegna Linguaggi audiovisivi all'Università dell'Insubria ed è autore della prima monografia italiana dedicata al "polar" ("Cinema poliziesco francese", 2003). Ha pubblicato vari saggi in libri collettivi, in particolare sul cinema francese. John Ford, Anthony Mann, Jean-Pierre Melville, Michael Mann, Julien Duvivier, Michael Cimino e Akira Kurosawa i suoi cineasti preferiti, ma è convinto che il film da rivedere almeno una volta all'anno sia La dolce vita di Federico Fellini.

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