Intervista a Sharon Caroccia

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«Povero pensiero... finisce sempre per sfracellarsi contro il muro dei fatti. (Lev Troskij)»

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Intervista a Sharon Caroccia


Intervista alla giovanissima Sharon Caroccia, che ha appena ricevuto il Premio Prospettiva allo ShorTS International Film Festival di Trieste

A Napoli è una cantante neomelodica dal promettente avvenire, a Venezia (2017) era la sorprendente protagonista de Il cratere, primo lungometraggio di finzione dei documentaristi Silvia Luzi e Luca Bellino. Alcune domande a Sharon Caroccia, giovanissima esordiente che proprio oggi, allo ShorTS International Film Festival di Trieste, riceve il Premio Prospettiva.

Dalla musica, a cui ti dedichi fin dall’infanzia, a Venezia 2017: come sei approdata al cinema? Com’è stato l’incontro con Silvia Luzi e Luca Bellino, registi del film?
Sono arrivata al cinema proprio grazie a Silvia e Luca... Come dimenticare quel giorno? I miei genitori hanno una bancarella di giocattoli e pupazzi. Io ero con loro a una festa di piazza e a un certo punto mi si sono avvicinate due persone, chiedendomi se avessi voluto fare un provino per un film. Erano Silvia e Luca: ho imparato soltanto più tardi che quello che stavano facendo si chiama street casting! Da lì è iniziato tutto: il film e questo mio nuovo “sogno” che mi ha portato a Venezia, poi a Tokyo, in Europa, in America Latina...

Tuo padre, Rosario Caroccia, che recita al tuo fianco nel film, ha partecipato alla stesura della sceneggiatura: com’è andata questa fase del lavoro? Quanto c’è della tua storia nella storia che racconta Il cratere?
I registi hanno definito a grandi linee la trama del film e poi hanno deciso di inserire qualcosa di vero nella storia che avevano inventato: cercavano una ragazza che sapesse cantare e, infatti, io canto da quando ho quattro anni; cercavano un padre e una figlia che fossero tali anche nella realtà e noi, appunto, lo siamo; infine hanno aggiunto la bancarella, che è il vero lavoro dei miei genitori, e hanno utilizzato dei video originali di quando ero piccola. Elementi che appartengono alla realtà che però, una volta mescolati, hanno dato vita a qualcosa di nuovo. I personaggi del film si chiamano come me e mio padre, eppure noi siamo molto diversi da loro.

Sharon-Caroccia-protagonista-de-Il-Cratere.-Foto-di-Roberto-Jandoli..jpg

Come ti sei preparata prima delle riprese? Che indicazioni ti hanno dato i registi?
La preparazione è stata lunga, ma se devo essere sincera non mi è sembrato di “studiare”. Ci siamo divertiti tanto, abbiamo riso, mangiato insieme, siamo andati a spasso. Sembrava tutto facile, anche se in realtà abbiamo lavorato moltissimo. Abbiamo provato ogni scena per giorni perché entrassi nel personaggio, perché mi lasciassi la “vera” Sharon alle spalle. Silvia e Luca si sanno divertire lavorando, ma sono molto precisi. Quando non ero concentrata, venivano da me e mi ripetevano tantissime cose... non ricordo neanche più quali: era come un’ipnosi. Diventava una magia... e alla fine io ero quella del film! È vero del resto che i registi mi hanno lasciato spazio: a volte alcune battute non c’erano, ma mi sono venute in modo naturale perché ormai mi sentivo proprio il personaggio del film.

Quali difficoltà hai incontrato? Hai fatto fatica a sembrare insicura e timorosa in alcune scene di canto?
La cosa più difficile è stato piangere... non sapevo come fare, perché non avevo mai pianto per finta. Poi, invece, pensando a qualcosa di brutto ci sono riuscita. Una cosa che non mi sarei mai aspettata da me stessa. Nelle scene nello studio di registrazione, quando il personaggio di Sharon continua a sbagliare, mi sono divertita! Mi veniva da ridere, perché dovevo fingere di non riuscire a cantare. A quel punto Silvia mi richiamava e mi chiedeva di fare “la faccia-Cratere”!

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Con le tue canzoni ti senti parte di una tradizione musicale? Che cos’è per te la musica neomelodica?
Non so se mi sento parte di una tradizione musicale, ma so che la musica neomelodica non è per forza una cosa da prendere in giro, come fanno in molti. È una musica popolare, con i suoi lati positivi e negativi. Per me resta il genere che si ascoltava a casa, quello che mi ha fatto iniziare a cantare quando ero piccola.

Il 6 luglio, allo ShorTS International Film Festival di Trieste, ti consegneranno il Premio Prospettiva, un riconoscimento che premia i giovani di talento, sul cui avvenire si intende scommettere. Qual è quindi la tua prospettiva per il futuro? Ti piacerebbe continuare a recitare?
Non mi aspettavo proprio questo premio: è il primo della mia vita, nessuno me ne aveva mai dato uno. Il primo film... il primo premio ricevuto. E poi i primi festival, i primi viaggi lontano da Napoli, addirittura i primi autografi... è stato un anno bellissimo. Adesso vorrei continuare a recitare, perché pur avendolo fatto una volta soltanto ho scoperto un’altra parte di me stessa, che prima non conoscevo.

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