Jennifer Hudson fa le fusa a Cats

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Roberto Silvestri dice che La nera di..., è il film da salvare oggi in TV.
Su Rai3 alle ore 01:15.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«Un ingenuo e stupido film americano può insegnarci qualcosa “per mezzo” della sua scempiaggine. Ma non ho imparato mai niente da uno scaltrito film inglese. (Ludwig Wittgenstein)»

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Jennifer Hudson fa le fusa a Cats


La missione impossibile di Jennifer Hudson: cercare di far rivalutare quel film che ha quasi compromesso la credibilità dei gatti

La carriera di Jennifer Hudson non è mica messa male, anzi. Oltre ai dischi e ai concerti, per quanto riguarda il lato esclusivamente canterino della sua professione artistica (il trampolino da cui è partita), Hudson è ormai un nome ricercato anche al cinema – specialmente dopo l'Oscar da Migliore attrice non protagonista nel 2006 (all'esordio su grande schermo) per Dreamgirls – e ha pure appena debuttato a Broadway con la trasposizione musical de Il colore viola. Ma il meglio, come dicono sempre gli ottimisti, deve ancora venire. E infatti Hudson si prepara a fare nuova incetta di ricchi premi e cotillon per il suo ruolo in Respect, biopic ufficiale – approvato dalla famiglia, al contrario di quello proposto dalla serie antologica Genius – su Aretha Franklin, in cui l'attrice premio Oscar vestirà i panni della Regina del Soul. Eppure, prima di andare oltre e proseguire con una carriera che si potrebbe pronosticare fra le più complete e di maggior successo di sempre – in linea per entrare nella ristretta élite degli EGOT, coloro che hanno vinto Emmy, Grammy, Oscar e Tony – Hudson vuole liberarsi di un enorme sassolino chiamato Cats, quel progetto conosciuto fra gli addetti ai lavori anche come: Il film sbagliato. A nessuno è piaciuto Cats, versione cinematografica del musical teatrale di Andrew Lloyd Webber fortissimamente voluta da Tom Hooper, impaccata di star e clamorosamente fallata in ogni suo reparto; a partire dall'incredibile polemica sugli sfinteri felini rimossi in fretta e furia in post-produzione. A Jennifer Hudson, invece, Cats è piaciuto! E non è un'affermazione scontata, dato che più di un membro del cast, tra il serio e il faceto, ha già contribuito ad affossare il film sotto pesanti strati di ironia. Hudson, che nella trasposizione di Hooper ha avuto l'onore di ereditare l'esecuzione dell'iconica Memory da Barbra Streisand ed Elaine Paige, ha parlato per la prima volta (in un'intervista a Total Film) delle critiche ricevute da Cats, dicendo: “Sapete una cosa? Penso che sia stata una reazione un po' soverchiante. È un peccato che il film sia stato così frainteso. Io penso che più in là, fra qualche tempo, il pubblico comincerà a vederla in maniera diversa. Anche perché è un progetto di cui sono ancora molto orgogliosa, e sono tuttora estremamente grata di averne fatto parte. Voglio dire, ho avuto la chance di essere Grizabella e di cantare Memory!”. Senza contare che Hudson, una volta finite le riprese di Cats, ha adottato due mici e li ha chiamati Grizabella e Macavity (il gatto malvagio, il Napoleone del crimine interpretato da Idris Elba). Quindi ha indubbiamente ragione lei. I gatti vincono, come sempre.


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Cats» Cinerama (n° 07/2020)

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