L'acqua cheta rovina i ponti

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La Berlinale conferma: il suo fondatore è stato un consigliere nazista

Si sta trasformando il dibattito su un tema maledettamente serio come il razzismo nella solita farsa. Per una volta, però, non siamo solo noi italiani a sfidare il senso del ridicolo, visto che una catena di supermercati svizzera ha deciso di ritirare i mitici Moretti solo perché si chiamano così. Ai Moretti Tommaso Labranca dedicò un suo Collateral nel 2011, urgente e formidabile oggi più di ieri.

Su Film Tv n° 23 abbiamo dedicato un Serial Graffiti all'universo di True Detective . Qui vi riproponiamo la recensione della prima stagione.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

La citazione

«What happened to Gary Cooper? The strong, silent type. That was an American. He wasn’t in touch with his feelings. He just did what he had to do. (David Chase - The Sopranos)»

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L'acqua cheta rovina i ponti


Le rutilanti (dis)avventure hollywoodiane di Bruce Lee

“Sii acqua, amico mio”. È il riassunto della filosofia, marziale e non, di Bruce Lee. Una sintesi talmente iconica che è diventata il titolo - Be Water, My Friend: The Teachings of Bruce Lee - dell'ultimo libro di Shannon Lee, secondogenita dell'attore, sceneggiatore e produttore hongkonghese. A poco più di un anno di distanza dalle polemiche sulla rappresentazione romanzata del padre in C'era una volta a... Hollywood, Lee figlia riprende le redini della narrativa su Bruce, dipingendo l'immagine di una persona e di un professionista la cui intensità e il cui impegno venivano spesso scambiati per arroganza e tracotanza. In realtà, la vera ambizione di Bruce era “mostrare all'occidente la gloria delle arti marziali cinesi. Esprimersi completamente nella rappresentazione veritiera di un uomo cinese”. Niente a che vedere, dunque, con la macchietta suscettibile e dalla rissa facile scritta da Tarantino. Anzi: la versione di Shannon racconta di come gli screzi con Lee nascessero dal suo bisogno di perfezione e dalla necessità di non farsi mettere i piedi in testa a Hollywood, che negli anni '60 non pullulava certo di star di origine asiatica. Bruce insisteva talmente tanto per contribuire al processo creativo, che alla fine si è meritato l'ingiusta fama di divo difficile. L'apice delle tensioni fu raggiunto con I 3 dell'Operazione Drago, ultimo film completato da Lee prima di morire. Da una parte la vulgata hollywoodiana che ne ricorda i capricci, apparendo sul set con due settimane di ritardo perché la produzione non voleva integrare (come promesso e come alla fine è successo) i suoi appunti alla sceneggiatura. Dall'altra il resoconto di Shannon, che ha recuperato la lettera inviata dal padre all'allora presidente di Warner Bros.: “Sono sicuro che sia d'accordo con me: il cinema è fatto di qualità, duro lavoro e professionalità […] Vede, la mia ossessione è quella di fare, scusi l'espressione, il più cazzuto film d'azione di sempre. Le darò il mio cuore, a lei chiedo di non darmi solo la sua testa. In cambio io, Bruce Lee, serberò per sempre il più profondo apprezzamento per l'intensità del suo coinvolgimento”.

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