La storia nel sangue - Intervista a Christopher Nolan

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La storia nel sangue - Intervista a Christopher Nolan


Il regista di Dunkirk racconta la genesi di una avventura cinematografica senza pari, il film che raccontando una pagina eroica del passato traghetta lo sguardo in una visione, per potenza e qualità, già proiettata nel futuro...

«Come la maggior parte degli inglesi, anch'io sono cresciuto con il mito dell'evacuazione di Dunkirk, un'impresa prima di tutto umana di portata eccezionale, una vittoria nata nella morsa della sconfitta. Quello che è accaduto su quella spiaggia è una parte fondamentale della nostra storia e della nostra cultura, ci appartiene, è nel nostro sangue». Così Christopher Nolan regista di Dunkirk, il film che racconta il salvataggio di circa 300 mila soldati assediati dai tedeschi su una spiaggia francese durante la Seconda guerra mondiale, recuperati da centinaia di imbarcazioni civili che attraversarono la Manica sfidando gli aerei nemici.

Come è riuscito a trasformare l'idea dello stallo, dell'assedio, in qualcosa di così cinematograficamente potente?

Quella di Dunkirk è la storia di una corsa contro il tempo e contro la morte, una situazione straordinariamente ricca di suspense. Volevamo catapultare il pubblico in questa tensione rispettando il più possibile la storia, che contiene in sé tutti gli elementi per un film spettacolare.

Nel film sono scelti tre punti di vista: dalla terra, dal mare, dall'aria. A cosa è dovuta questa scelta?

La prima volta che sono stato a Dunkirk, sui luoghi dell'assedio e dell'evacuazione, è stato una ventina d'anni fa, ci sono arrivato su una piccola imbarcazione insieme a Emma Thomas (oggi moglie e produttrice di Nolan, ndr). Nonostante la breve distanza fu un viaggio molto difficile a causa del cattivo tempo, e pur senza avere la minaccia di bombe sulla testa ci siamo resi conto di quanto l'impresa fosse stata eccezionale. Lo sguardo, sì: all'inizio pensavo a quello di chi era intrappolato sulla spiaggia e di chi stava arrivando a soccorrere i soldati dal mare, poi ho aggiunto il punto di vista dei piloti che cercavano di proteggere tutti dall'alto.

Grande intuizione far coincidere a ogni sguardo, un tempo...

Appena elaborata la chiave di lettura dell'evacuazione attraverso i tre punti di vista mi sono trovato davanti al problema di utilizzare diverse misure di tempo per ogni parte della storia, perché gli uomini sono intrappolati sulla spiaggia per una settimana circa ma le imbarcazioni attraversano la Manica in un giorno e gli Spitfire sono impegnati nei combattimenti nell'arco di un'ora. Intrecciare queste tre fasi significava raccontarle in modo soggettivo, così da condividere l'avventura di ogni personaggio, allo stesso tempo suggerendo ulteriori storie e sottotrame.

L'impatto di Dunkirk non sarebbe lo stesso senza la colonna sonora di Hans Zimmer...

Hans, insieme al montatore Lee Smith, è tra i miei collaboratori abituali, sapevo che avrebbe fatto un lavoro strepitoso. L'insolito ritmo della sceneggiatura doveva essere amplificato dalla musica, che nel film sembra un unico brano con una struttura tonale aggregante e complessa. Va citato l'apporto fondamentale del supervisore al montaggio sonoro, Richard King, un ingengere che ha intrecciato i rumori e i suoni alla trama della musica di Hans. Il risultato si sente e, mi viene da dire, si vede.

Articolo inserito in Speciale Dunkirk

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