Le Giornate del cinema muto 2017

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Oggi Free
Mauro Gervasini dice che Keoma è il film da salvare oggi in TV.
Su Cine34 alle ore 22:55.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«Se una rana avesse le ali non sbatterebbe tante volte il culo per terra (John McCabe)»

scelta da
Emanuela Martini

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Le Giornate del cinema muto 2017


piccolo resoconto a chiusura della 36esima edizione delle Giornate del cinema muto 

Le donne francesi pilotano aerei dal 1910: Raymonde de Laroche è la prima, Adrienne Bolland sorvola le Ande, poi Hélène Dutrieu, Marie Marvingt, la «fidanzata del pericolo». Nello stesso decennio, oltreoceano, la cowgirl Texas Guinan, pistolone in mano, terrorizza nativi e banditi come Tom Mix. E Gladys Hulette si vanta di non metter piede in cucina. I fornelli son fatti a pezzi nelle comiche dell’irlandese Bridget McKeen o da Florence Lawrence nel griffithiano Her First Biscuits (1909). Le dive sono le ottimizzatrici finali di quest’insorgenza: la vamp Theda Bara, in La vampira (1915) divora gli uomini; Clara Bow fa del tradimento un gaio gioco femminista (Mantrap, 1926); Pola Negri in La tessera gialla (1918) cambia identità perché alle ebree è proibito studiare medicina… E sono eccentriche anche le italiane, Leda Gys e Anna Fougez. Alla 36ª edizione delle Giornate del cinema muto di Pordenone, come sempre, riemerge il rimosso e si riscrive la Storia. «Da quando Trump ha etichettato Hillary Clinton come nasty woman (donna odiosa e cattiva), l’espressione è diventata un termine onorifico per qualunque donna» scrive sul catalogo Jay Weissberg, il direttore americano delle Giornate e critico di “Variety”. Seguendo così le rumorosissime nasty women incappiamo in Léontine, peste adolescente insaccata in abiti a quadretti (alla Mary Pickford) che allaga appartamenti, dà fuoco a tendaggi, distrugge negozi di vasellame e fa ruzzolare folle di inseguitori con la tecnica della corda tesa. Le piccole donne crescono. E diventeranno funny girl, divorziate esose, dark lady con la pistola.


Roberto Silvestri

Al cinema sono transgender (da Lloyd Kaufman a Straub-Huillet passando per Claudia Weil e Jerry Lewis). Primo film visto Scaramouche, primo film perso I cavalieri della tavola rotonda. Tessera Filmstudio dal 1968. Cofondatore del Politecnico cinema nel 1974.  Critico del manifesto dal 1977 al 2012. Nato a Lecce. Studi con Garroni, Brandi, Abruzzese. Registi preferiti Bunuel e Rocha (sia Paulo che Glauber), Aldrich e Siegel. De Antonio e Grifi. Diop Mambety e Ghatak. Dorothy Arzner e Stephanie Rothman (nata a Paterson come Lou Costello), Fassbinder e Aki Kaurismaki, Russ Meyer e… Rivista di cinema preferita Velvet Light Trap/Camera Obscura. E oggi Trafic. Consigli ai giovani appassionati di cinema? Partire dai formalisti russi.

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