Marco Ferreri Picture Show

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Marco Ferreri Picture Show


Il punto sulla retrospettiva completa dei film di Marco Ferreri organizzata dal Bari International Film Festival. Conferme (La grande abbuffata e Dillinger è morto sono capolavori), eccentricità (tre documentari "irriverenti" dedicati alla figura decisamente anarchica del regista milanese) e almeno una riscoperta eccellente, L'uomo dei cinque palloni in versione integrale. Ne raccontiamo la genesi alcolica...

Reduce dalla bella retrospettiva dedicata a Marco Ferreri dal Bari International Film Festival (più noto come Bif&st). Il regista milanese si conferma un po' l'eterno rimosso del nostro cinema, nel senso che quasi mai nessuno lo cita tra i quattro o cinque punti di riferimento obbligati pur essendo, secondo me, nel complesso, più moderno di qualche venerato maestro (e siccome non mi nascondo dietro a una generica provocazione, faccio i nomi: Bertolucci, Pasolini, il Bellocchio degli anni 70-80...). Anch'io l'ho a lungo trascurato, ignorando ad esempio i tre primi film girati in Spagna tra il 1958 e il 1960, in pieno franchismo, El pisito, Los chicos e soprattutto El cochecito, primo colpo di genio suo e del suo sodale madrileno Rafael Azcona, scrittore e sceneggiatore. All'epoca (Marco aveva solo 29 anni quando lasciò Milano per la capitale iberica) anche suo compagno di bisboccia (amicizia, la loro, durata tutta la vita e sempre contrassegnata da mangiate e bevute anche iperboliche). Soprattutto, non avevo mai visto L'uomo dei cinque palloni (poi distribuito in versione completa con il titolo Break-Up). Memore del successo inatteso di L'ape regina, il produttore Carlo Ponti chiede a Ferreri di fare un film con Marcello Mastroianni e gli dà appuntamento il giorno X alle ore 13. Lo stesso giorno Azcona arriva a Roma alle 10.30. In due ore e mezza lui e il regista scrivono un soggetto completamente fuori di testa, la storia di un ingegnere proprietario di una fabbrica di caramelle che matura all'improvviso l'ossessione per i palloncini. In particolare, gli riesce impossibile non capire quanta aria possano contenere prima di scoppiare. Mastroianni, Azcona e Ferreri discutono dell'idea sorseggiando Fernet Branca - non si sarebbe trattato di innocui chupiti - e alla fine il film si fa. L'aneddoto è raccontato dallo sceneggiatore spagnolo nel documentario Irriverente Ferreri di Maite Carpio, presentato al Bif&st insieme ad altri due documenti molto interessanti, La lucida follia di Marco Ferreri di Anselma Dall'Olio e Marco Ferreri il regista che venne dal futuro di Mario Canale. Quando per la prima volta Ponti vede Break-Up è talmente sconvolto che ne acconsente solo una versione di 31 minuti da inserire come episodio nel collettaneo Oggi, domani, dopodomani. Dirà in seguito di avere firmato il contratto senza prestare troppa importanza al copione: «Ferreri era di Milano, pensai che fosse una persona seria». L'uomo dei cinque palloni, realizzato nel 1965, esce in versione integrale quattro anni dopo solo in Francia, in Italia bisognerà aspettarne altri dieci (!), e segna comunque l'inizio dell'amorosa liaison del regista con il cinema e il pubblico d'oltralpe, rilanciata dai suoi due capolavori, Dillinger è morto e La grande abbuffata. Ho sempre detto ai ragazzi dell'università che per capire cosa sia stato veramente il Boom economico italiano si devono vedere tre film: Il sorpasso di Risi, Il Boom di De Sica e Vita agra di Lizzani. Da oggi ne aggiungo uno altrettanto imprescindibile: L'uomo dei cinque palloni di Ferreri.

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