Patrizia Reggiani vs Lady Gaga

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Mauro Gervasini dice che Keoma è il film da salvare oggi in TV.
Su Cine34 alle ore 22:55.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«Tutti i luoghi che ho visto, che ho visitato ora so ne sono certo: non ci sono mai stato. (Giorgio Caproni - Esperienza)»

scelta da
Pedro Armocida

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Patrizia Reggiani vs Lady Gaga


L'ex (per scelta) signora Gucci si lamenta di non essere stata interpellata dalla produzione di House of Gucci

La premessa è semplice - solo da raccontare, per il resto è folle dall'inizio alla fine - ed è radicata nel genere preferito degli italiani: la cronaca vera. Nel 1985 Maurizio Gucci, erede dell'eponimo impero della moda, decide di lasciare la moglie (e madre delle sue due figlie) Patrizia Reggiani per una donna più giovane e di farlo nel modo peggiore possibile: uscendo di casa con una scusa e non rientrando più. Dieci anni più tardi, Gucci viene freddato con quattro colpi di pistola nella sede della sua nuova azienda. Quasi due anni dopo l'assassinio, una fitta e dettagliata rete di intercettazioni telefoniche tra una cartomante e un portiere d'albergo (amo il mio paese) incastra Reggiani nel ruolo di mandante dell'omicidio. Segue una condanna a 26 anni, conclusasi in anticipo (per buona condotta) nel 2017. A partire da questa storia incredibile, Ridley Scott sta girando un biopic intitolato House of Gucci che, ancora prima dell'inizio delle riprese, non incontrava il favore di Patrizia Reggiani. Ora che il cast - i protagonisti Adam Driver e Lady Gaga, ma anche Al Pacino, Jared Leto e Jeremy Irons - è a Milano per le riprese del film, poi, la signora Reggiani è apertamente piccata, scegliendo i microfoni dell'ANSA per dirne quattro alla produzione in generale e a Lady Gaga in particolare: “Sono alquanto infastidita dal fatto che mi stia interpretando senza neppure avere avuto l'accortezza e la sensibilità di venire ad incontrarmi”. Non si tratta di una questione economica, dice la signora (che non riceverà alcun compenso per il film), ma di buon senso e rispetto: “ogni bravo attore deve prima conoscere dal vivo il personaggio che va a interpretare”. Reggiani conclude in grande stile, trasformando la lamentela in un tentativo di imbonimento per convincere la cara Germanotta a farle un colpo di telefono: “Patrizia Reggiani è molto di più rispetto a ciò che lei avrà letto e visto, o che le avranno raccontato i suoi autori. Io stessa, ancora oggi, non ho terminato di scoprirmi, e lo continuo a fare giorno dopo giorno!”.

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