Speciale Lost Highway Kubrick - Filosofia

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Su RaiMovie alle ore 21:10.

La Berlinale conferma: il suo fondatore è stato un consigliere nazista

Si sta trasformando il dibattito su un tema maledettamente serio come il razzismo nella solita farsa. Per una volta, però, non siamo solo noi italiani a sfidare il senso del ridicolo, visto che una catena di supermercati svizzera ha deciso di ritirare i mitici Moretti solo perché si chiamano così. Ai Moretti Tommaso Labranca dedicò un suo Collateral nel 2011, urgente e formidabile oggi più di ieri.

Su Film Tv n° 23 abbiamo dedicato un Serial Graffiti all'universo di True Detective . Qui vi riproponiamo la recensione della prima stagione.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

La citazione

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Servizio pubblicato su FilmTv 33/2018

Speciale Lost Highway Kubrick - Filosofia


Pensare il cinema

Un cinema che sia solo cinema. Ma non per chissà quale ambizione estetica fine a se stessa. Un cinema capace di farci guardare oltre. Oltre la storia, i personaggi, la morale, il significato. In cui “il messaggio” sia il film, e stia dentro il suo linguaggio, la sua capacità di aggirare l’ostacolo rappresentato dalla nostra scimmia mentale, con la sua presunzione di capire, sapere, potere tutto, guardiano armato dell’evoluzione (armato di ossa o cervelloni elettronici, di istinti “educati” o motivazioni “superiori”). Se la ragione è in crisi, o la rifondi su nuove premesse, o provi il salto verso l’ignoto, un altro modo di vedere e sentire, una nuova consapevolezza, per cui serve un linguaggio diverso, in grado di destabilizzare l’attitudine passiva dello spettatore sapiens. Ecco qual è il lascito più grande, e ancora in parte inesplorato, dell’opera di Kubrick. Pensate al vuoto, la profondità abissale che apre 2001. Quel nero interminabile che è un’infinita possibilità (di generare immagini e senso). C’è la musica di Ligeti, a suggerirci quanto sia pieno quel vuoto. Suona mistico? Può darsi. La mistica ci ha insegnato che di certe cose si può parlare solo con termini e concetti che sono negazioni. Bisogna avere il coraggio di precipitare in quel buco nero. Altrimenti si continua a vivere nell’illusione di una storia lineare, governata dalla nostra intelligenza. Lo si è detto tante volte che qui non si tratta di fantascienza ma di mitologia, di genealogia cosmica, in cui ognuno può rintracciare il suo demiurgo preferito - Dio, E.T. o polvere di stelle, idea platonica o logos evolutivo, totem ancestrale o fallico tabù - veicolato dal monolito, l’anti-manufatto (a proposito di negazione), discontinuità che le incarna tutte, quelle già accadute, secolarizzate, e quelle che verranno, avvolte in un sacro (laico) mistero. La questione non è chi o perché, ma “come si sta”, è il salto di qualità della coscienza (e del cinema). Sospesi nel vuoto, o dentro un’ellissi che cancella la Storia, precipitati alla fine nel non-senso di quella stanza settecentesca, nella memoria fuori-luogo di un’epoca in equilibrio (precario) fra sensi e ragione, scienza e metafisica. Parliamo del regista che ha ritrovato la luce del “secolo dei lumi” e l’ha ricreata in Barry Lyndon, sarabanda funebre, ascesa e caduta di un uomo (quella luce e quell’uomo dove sono finiti? Sono esistiti una volta per sempre?). Che ha celebrato la vitalità di Alex, il male e l’istinto soddisfatto di sé, contro la cattiva coscienza della repressione borghese, dello spirito ridotto a estetica, ma anche della presunta razionalità dei Turgidson e De Sadesky che governano il mondo. Che alla fine ci ha regalato il film-specchio Eyes Wide Shut - siamo svegli o stiamo solo sognando la nostra vita? - offrendo al nostro sguardo Alice-Nicole-desiderio (altro monolite) e il suo indimenticabile shining, un’altra iniziazione, vent’anni dopo quella del labirinto. Alla fine di tutto, lui evoca romantiche eternità e lei lo riporta alla consapevolezza del qui e ora: «Fuck!». Nell’epilogo di 2001 chi guarda scompare in ciò che sta guardando. La meta è questa? Il cinema che è solo cinema può annullare la distanza fatale? 


Fabrizio Tassi

Critico cinematografico, giornalista professionista, ma anche scrittore, autore di opere teatrali, direttore artistico di festival culturali, docente di cinema per scuole, enti, associazioni. Vicedirettore di Cineforum, rivista e sito, oltre a collaborare con FilmTv scrive anche per Micromega. L'incontro con l'animatore marchigiano Simone Massi ha prodotto un libro (Nuvole e mani per minimum fax), un documentario (Animata resistenza, regia di Girotto-Montagner, Leone nel 2014 per il Miglior documentario sul cinema ) e la sigla della Mostra del cinema di Venezia. Appassionato di montagna, libri e filosofia (soprattutto orientale). Ottimo camminatore. 

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