PerSo 2017 - Il vincitore

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Oggi Free
Maria Sole Colombo dice che Zanna Bianca è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 17:00.

Parigi brucia. Bruciano centri del potere economico e politico. Bruciano simboli della Storia. Tutti insieme. Contemporaneamente. I primi minuti di Nocturama sono la complessa coreografia degli attentati, il pedinamento dei terroristi, il balletto preparatorio di giovani d’ogni classe ed etnia e di un’unica nazione. La Francia. Nei minuti prima del fuoco, il tempo non scorre linearmente: le ore sono scritte dalle sovraimpressioni. L’ambiente principale è un non-luogo: la metropolitana.

Scoprire che Umberto Lenzi ha scritto per FilmTv. Lo avreste mai pensato?

Chicago, Nairobi, Seul, Londra, Città del Messico, San Francisco, Berlino, Mumbai. Sono otto, sono collegati. Da recuperare senza porsi domande.

Nel 2010 usciva nelle sale Saw 3D, sottotitolo "Il capitolo finale". Il prossimo 31 ottobre, giusto per festeggiare degnamente Halloween, sarà distribuito Saw: Legacy , a dimostrazione che di "finale", in verità, non c'era nulla. La saga di Jigsaw continua, la ripercorriamo a ritroso in attesa del nuovo film...

C'è tutto un cinema che non passa per le sale ma che merita di essere visto, sostenuto, cercato. Due libri per voi che sono anche due inviti a guardare oltre.

La citazione

«We want our film to be beautiful, not realistic.»

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PerSo 2017 - Il vincitore


Il miglior documentario del PerSo - Perugia Social Film Festival, edizione 2017, è Treblinka di Sérgio Tréfaut.

La giuria presieduta da Vieri Razzini e composta da Wilma Labate, Giovanni Cioni, Maurizio Di Rienzo e Wout Conijn ha incoronato il primo ottobre al PostModernissimo di Perugia il vincitore della terza edizione del PerSo Film Festival: il premio, assegnato al miglior documentario in anteprima italiana, è andato a Treblinka di Sérgio Tréfaut. Portoghese, poliglotta, nato a San Paolo e residente a Lisbona dagli anni 80, il regista ha presentato il suo film, parlando un italiano quasi perfetto, all'attento pubblico del Perugia Social Film Festival: un progetto che coltivava da cinque anni, «da quando ho incontrato Marceline Loridan-Ivens, la vedova di Joris Ivens, uno dei padri del cinema documentario. Sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz, Marceline è un personaggio dalla forza travolgente, una donna minuta ma dall'energia incontenibile». A colpire Tréfaut è stato soprattutto un retaggio dell’orrore che la donna porta con sé dall’infanzia: l’odio per i treni, inestricabilmente legati nella sua memoria al convoglio che la portò ad Auschwitz, tredicenne. «Diceva sempre: “Non sopporto i treni, non importa da dove partono o dove sono diretti”. Da qui ho avuto l’idea di ambientare l’intero film su un treno, facendo recitare le memorie di Marceline su vagoni in viaggio sulla Transiberiana, ma in realtà senza provenienza né destinazione: una sorta di limbo». La collaborazione con Loridan-Ivens si è però rivelata più complessa del previsto: «Marceline aveva le idee molto chiare e ho capito che stavo facendo il suo film, non più il mio, e non era la cosa giusta». Così il progetto ha cambiato lentamente forma, Tréfaut ha visitato gli ex campi di sterminio e ha infine realizzato il suo film attingendo a più voci, ma soprattutto all’autobiografia del polacco Chil Rajchaman, Io sono l’ultimo ebreo (Treblinka 1942-44) (in Italia edita da Bompiani): «Un libro che mi ha lasciato senza fiato, la testimonianza di un uomo costretto a lavorare nei Sonderkommando (le squadre di prigionieri addetti a facilitare le operazioni precedenti all’arrivo alla camera a gas, ritratte anche nel recente Il figlio di Saulndr). Le sue parole erano talmente sconvolgenti, da convincermi a realizzare un film in cui il testo fosse più importante delle immagini». Costantemente fuori fuoco, i corpi dei protagonisti di Treblinka sono come sdoppiati da un effetto ottico che pare farli convivere coi loro fantasmi: «L’ho ottenuto molto semplicemente puntando l’obiettivo non verso di loro, ma verso il loro riflesso scisso nel vetro doppio dei finestrini del treno». Interrogato proprio sul valore delle immagini, sulla possibilità di rappresentare l’Olocausto tramite esse, Tréfaut ha risposto che la pittura da sempre utilizza la bellezza e la forza dell’immagine per rappresentare la tragedia: «In fondo, l’opera d’arte più amata e riprodotta al mondo rappresenta una crocefissione». 

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