Pianosequenza elettro-rock

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La citazione

«Un ingenuo e stupido film americano può insegnarci qualcosa “per mezzo” della sua scempiaggine. Ma non ho imparato mai niente da uno scaltrito film inglese. (Ludwig Wittgenstein)»

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Pianosequenza elettro-rock


La musica dei Belize è una terra di confine tra rock ed elettronica, rap e trip-hop. Sul finire del 2017, a un anno dall’uscita dell’album d’esordio Spazioperso, hanno pubblicato per Ghost Records l’EP Replica, diario sfuggente di un’età di passaggio. Dalle brume della provincia varesina a X Factor, hanno le carte in regola per conquistare il cuore di molti. L’intervista al cantante della band, Riccardo Montanari

A che cosa è dovuta la scelta di questo formato EP? Replica anticipa un lavoro che verrà o costituisce un’opera compiuta?

Stavamo lavorando a un paio di pezzi quando Aloha Project (Giacomo Fumagalli) ha proposto di realizzare per noi un video animato. Abbiamo registrato Superman, scelta per il video, e Pianosequenza. Dopo che questa è andata in onda a X Factor, si è deciso di scrivere nuove canzoni che potessero dar vita a un nuovo lavoro da pubblicare in tempi stretti e così è nato Replica. L’idea, però, è di far uscire un disco completo in primavera.

Solitamente procedete per brani singoli, pubblicando una canzone dopo l’altra con relativo video. Allo stesso tempo, però, Replica ha una propria organicità a livello tematico e musicale. Ragionate per album, guardando all’insieme e al concept, o anche in fase compositiva prevale il “ metodo Spotify”?

Pensiamo per brani singoli, ricercando però un’unità di suono e di contenuti. Ci siamo accorti a posteriori che le canzoni seguono una sorta di ciclo: Pianosequenza descrive una rottura, Iride racconta la conseguente perdita di se stessi, Superman rappresenta un tentativo di ritrovarsi e Gillette è una chiusa che, pur essendo tale, intende aprire delle porte. La musica riflette questo percorso, dal mood dilatato e malinconico di Pianosequenza ai ritmi serrati della più allegra Superman, fino all’essenzialità di Gillette, una ballata che riduce all’osso il discorso, registrata in presa diretta con un telefono e quasi per nulla modificata in studio.

Replica offre suggestioni molteplici ed eterogenee. Che cosa sarebbe se fosse un libro, un film e un’opera d’arte?

Un libro? Poema a fumetti di Dino Buzzati, perché nell’EP ci sono tante immagini fumettistiche e anche perché ritrovo nei brani qualcosa della storia di Orfeo ed Euridice ripresa da Buzzati, con quel finale ambiguo in cui non si capisce chiaramente se Orfeo si sia girato per lasciar andare l’amata o per lasciarsi andare a propria volta. Un film: un cartone di Miyazaki, zeppo di sogni e di malinconia. Se invece fosse un’opera d’arte… sarebbe senza dubbio un disegno di Aloha!

Avete sempre prestato grande attenzione all’aspetto visivo, attraverso video come Check-In, con tanto di audio a 360°, o Superman, nel quale svariati simboli della cultura di massa, rivisitati dalla penna di Aloha, si animano sconfinando l’uno nell’altro in bulimica e irriverente accumulazione. C’è qualche artista che apprezzate particolarmente proprio sul fronte del rapporto suono-immagine?

Ci piace molto L I M, il progetto solista di Sofia degli Iori’s Eyes. Sul piano internazionale, oltre agli imprescindibili Gorillaz, apprezzo The Blaze, un duo elettronico francese che ha saputo creare un immaginario forte e coerentissimo.

Dopo l’esperienza di X Factor, com’è stato il confronto con fasce di pubblico nuove e differenti da quelle cui eravate più avvezzi?

Inizialmente è stata rivolta un’attenzione clamorosa a Pianosequenza, il pezzo piuttosto fuori-contesto presentato al talent, che ha suscitato reazioni molto contrastanti. Dal momento che X Factor è seguitissimo anche dal pubblico indie, però, le numerose persone con cui poi ci siamo confrontati tramite i social network sono state perlopiù persone “adatte” a quel pezzo, entrate in contatto con noi dopo averci visti in tv ma anche dopo essersi andate a cercare gli altri nostri brani.

Che cos’è per voi la provincia, che tanta parte ha nel vostro immaginario? Una disgrazia o una benedizione?

Per noi è stata una benedizione: in provincia è molto più semplice trovare una propria identità. Una grande città offre sicuramente più chance per suonare, ma cerca sempre la stessa cosa perché i suoi locali sono molto più soggetti alle mode.

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