Rifondazione cinema

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Simone Emiliani dice che Brothers è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 02:35.

Cinema e potere, un rapporto intricato e complesso. Ve ne parliamo su FilmTv n° 50 in uno speciale. Qui trovate la recensione della prima stagione di The Crown​, una delle serie citate nello speciale.

Questo articolo è stato scritto dopo la strage al Bataclan di Parigi, nel novembre 2015. Lo riproponiamo dedicandolo a Johnny Hallyday, scomparso il 6 dicembre scorso a 74 anni, e alla sua idea di rock...

Sarà proiettata al #TFF35 la serie d'autore Tokyo Vampire Hotel , ma Sion Sono è un habitué della rubrica Scanners. Vi proponiamo Himizu e vi consigliamo di scoprire tutti gli altri inediti.

Mentre Sky Atlantic HD trasmette la terza stagione di Gomorra - La serie, riproponiamo la riflessione che il giornalista-scrittore fece in esclusiva per Film TV sull’importanza di una fiction televisiva che a trent'anni dalla prima Piovra ha di nuovo il coraggio di raccontare la criminalità organizzata. Un “sistema” che anche il suo libro ZeroZeroZero, a sua volta destinato a ispirare un'altra serie tv diretta da Stefano Sollima, ha saputo descrivere nei suoi connotati transnazionali.

Visconti e il lato positivo della censura, ovvero quando Gianni Amelio vide per la prima volta Rocco e i suoi fratelli .

La citazione

«Non solo Dio non esiste, ma provate a trovare un idraulico durante il week end! (Woody Allen)»

scelta da
Emanuela Martini

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Servizio pubblicato su FilmTv 01/2015

Rifondazione cinema


Anche se già riproposta in precedenza, non poteva mancare nel nuovo speciale questa ricognizione dell'opera di Christopher Nolan, per scoprire quanto i film realizzati prima di Dunkirk in qualche modo "si parlino", e già rimandino alla sintesi magificamente espressa nel film di guerra. Un cinema letteralmente rifondato. 

Sentenze
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Sentenziosamente. Con David Fincher, il britannico Christopher Nolan è il regista hollywoodiano che meglio è riuscito a cogliere e dare forma allo spirito del tempo. Con film in grado di parlare alla massa, produttivamente via via più pesanti eppure pensanti (massa? ricordiamoci che «i nomi collettivi servono a fare confusione: popolo, pubblico... Un bel giorno ti accorgi che siamo noi, invece credevi che fossero gli altri», scriveva Ennio Flaiano), fino al blockbuster d’autore (chi l’avrebbe detto), macchina da incasso, popcorn ed esercizio d’intelletto. Si prenda Memento, il film che l’ha consacrato. Nero indipendente, confezione da B movie e ambizione da filmcervello, con la struttura à rebourse re-start che s’inventa una mimesi con la percezione del mondo del protagonista, con la sua memoria a tempo brevissimo e determinato, con la sua indagine nel ricostruire la propria storia e le cause del lutto che l’ha colpito. Nolan gioca con il sapere dello spettatore, lo modula per farlo aderire al sapere lacunoso del protagonista, offre chiaramente le coordinate per orientarsi nel disorientamento, racconta una parte per poi stupire con il tutto. L’Hitchcock teorico di McGuffin e suspense sarebbe fiero di lui (e di chi altri? I primi Shyamalan? Fincher? Soderbergh?), nel piattume narratologico del cinema americano d'oggi.

Memento è un buon luogo d'osservazione poetica, per mappare i luoghi comuni del cinema di Nolan: un protagonista teso tra il tragico e il patologico, il senso soffocante di paranoia e la melanconia per un'assenza (femminile), un action che è prima di tutto e soprattutto interiore, e il riflesso di questo interiore sulle forme del cinema, l'invito per chi guarda a mettere alla prova le regole (didascalicamente sciorinate) del gioco, le leggi con cui si struttura la visione. Inception, anni dopo, è la migliore delle conferme. Cinema tra la sociologia e il videogame, tra l'esistenzialismo e il massimalismo. Cinema che racconta di identità e memoria, nell'era dell'identità iperframmentata e della memoria fragilissima. Per noi, per me, probabilmente, non è il miglior cinema possibile. Ma è di sicuro un cinema epocale, in ogni senso.

Memorie
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Memorie che s'inceppano, ricordi che scompaiono. Resnais è lontano, ma i suoi lasciti si leggono nel blockbuster come nei film da galleria. Per il cinema di oggi, la memoria è un'ossessione: dai rovelli di Charlie Kaufman (che vanno da Se mi lasci ti cancello a Synecdoche, New York) passando per le messe in scena dell'Alzheimer (Away from Her - Lontano da lei, Alice), il passato è una terra (oggi) straniera, difficilmente riconquistabile, la mente è labile, la storia mobile. E ci sono eroi che tentano addirittura di riscriverla, visto che Bastardi senza gloria c'è riuscito, in glorioso nome del cinema, certo, ma anche del relativismo. In Source Code e nel suo cripto-remake/blockbuster triviale Edge of Tomorrow, ma anche nella prurigine puberale di Io vengo ogni giorno, si ritorna indietro nei giorni per correggerli. E il viaggio nel tempo è ritornato a essere ricorrente nella sci-fi, con tanto di consulenze di fisici, come in Prlmere in Looper, in Men in Black 3 e, ovviamente, nell Interstellar del nostro. E cosa sta alla base della Trilogia del Cavaliere Oscuro, quel Batman che (Beglnsl) ricomincia da capo, se non il tentativo di rifondare un Mito e la storia? Nel cinema di Nolan ricorre la debolissima memoria del contemporaneo. E viene messa alla prova, riattivata, nello spettatore: in Memento e Inception quel che bisogna ricordare, mentre i ricordi dei protagonisti si disfanno, s'ingarbugliano, sfioriscono, sono le regole del gioco, l'accumulo di indizi, la bussola dei livelli. E in The Prestlge («osserva attentamente») e in Il Cavaliere oscuro - Il ritorno la verità è sotto i nostri occhi sin dal principio, ma poi no, non ce ne ricordiamo sino alla fine e al suo scioglimento. Quel che ci interessa di Nolan è quel che chiede allo spettatore, lo spettatore che si sceglie, e come lo educa alla visione: i suoi film non sono ottusi ottovolanti da cui lasciarsi muovere, sono labirinti (basti vedere il logo della sua casa di produzione, la Syncopy Film) in cui è necessario orientarsi, indagini sulle immagini, sul loro proliferare, sul loro essere traccia di pensieri non conformi al vero, patologici, aberranti (Doodlebug, Following, Insomnia che altro sono?). Nolan pretende uno spettatore attivo, ancora una volta, pensante. La logica del videogame, nel mind game movie. Se Shyamalan, da II sesto senso al capolavoro The Village, s'è inventato la necessità della revisione di quel che è stato visto, un gesto che racconta dell'inattendibilità dell'immagine e di un narratore subdolo per raccontare la fragilità dell'America e dei suoi miti un film come Inception, per esempio, funziona diversamente: dà le coordinate per la comprensione e poi le mette in dubbio, chiede allo spettatore di sciogliere il cruccio sull'appartenenza delle immagini a un determinato livello di realtà, chiede di verificare le regole messe in gioco. Quella trottola che gira, che gira, che gira, sul finale del film cos’è se non un tragico dilemma sullo statuto di realtà delle immagini? Sul finale di II Cavaliere oscuro - Il ritorno, in uno sfacciato, clamorosamente autoriale, rimando al proprio cinema, ci lascia nella medesima situazione: quel che stiamo vedendo è Bruce Wayne sopravvissuto o è la visione sognante del fido Alfred? E avremmo mai avuto questo dubbio se non avessimo visto Inception? Cos’è quell’immagine? Giusto un’immagine? La memoria, in Nolan, è anche cinematografica, persino autoriale. E il suo cinema, così, continua a rimandare ad altro cinema (l’enciclopedismo sci-fi di Interstellar non è che la summa di questa pratica), ma non ne è mai dipendente. Lo spettatore costruito da Nolan è uno spettatore chiamato a esplorare e dubitare: l'esatto contrario dell'uomo costruito dai guardiani di Interstellar, a cui sono stati tolti l'incerto e il possibile.

Eroi
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Che l'America ferita del post 9/11 avesse bisogno d'eroi, è stato chiaro sin da subito. Di supereroi, per la precisione. Il nuovo Batman è però lontanissimo dall'ironia demistificante dei condottieri Marvel, non cerca alleggerimenti, porta su di sé tutto il peso, la gravitas, del proprio ruolo. E il dolore, incommensurabile, della perdita. I protagonisti dei film di Nolan sono dilaniati nell'animo, tesi tra il loro essere qui e ora e il loro desiderio inappagato, gravati da un lutto o da un'assenza, consumati dal tarlo del ricordo. Batman conferma, pienamente. C'è il senso della tragedia, nel cinema di Nolan, una tragedia che è prima di tutto identitaria. E per capirlo, basterebbe guardare come ha influito sul cambiamento di un'icona del contemporaneo: Skyfall, parte della rifondazione del mito di 007, dichiaratamente ispirato alla rilettura del Cavaliere oscuro di Nolan, è una tragedia shakespeariana spuria, un jeu de massacre dell'identità, un assalto furente e disperato alle radici. Ma la trilogia dedicata all'Uomo pipistrello restituisce il cupo sentimento di un'America trafitta anche perché si fa forum in cui si dibattono le tensioni del presente: ed è facile leggere i conflitti in gioco come battaglie, guerre, guerriglie tra una nazione e il terrorismo, tra valori nobili e politica corrotta, ma anche tra 1% e il 99% di Occupy Wall Street. Il conflitto non è manicheo. Stiamo dalla parte di Batman, ammiriamo il suo sacrificio, ma Nolan indaga anche le ragioni dell'altro, lega il Bene al Male (e al Bane), figlia l'uno dall'altro, ne legge i collegamenti. C'è di che dubitare, perché la morale non è limpida. E nemmeno la percezione del mondo: l'eroe di Nolan è debole anche perché la nostra adesione ai suoi crucci è faticosa, affaticata dall'eccesso di stimoli a rotta di collo, allo strabordio d'informazioni, dalla dispersione dell'attenzione nel maelstróm degli eventi. È un difetto solo se si guarda al cinema con occhi stanchi e retrogradi: perché è invece una forma mimetica del mondo di oggi, il precipitato dello Zeitgeist. Una sfida, mind game: anche per seguire i supereroi è necessario concentrarsi, attivare la memoria. Di nuovo: pensare. 

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