Scene di vita

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Pier Maria Bocchi dice che Lo scapolo è il film da salvare oggi in TV.
Su Rete4 alle ore 04:45.

Nello stesso giorno, il 12 aprile, partono negli Usa la terza stagione di Killing Eve e la prima della nuova serie in cui è coinvolta Phoebe Waller-Bridge: Run . Quando arriveranno da noi? Nell'attesa, riproponiamo la recensione della seconda stagione della serie incentrata sul rapporto di odio-amore tra Villanelle e Eve Polastri.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo di carriera pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

Un ricordo di Emir Kusturica e di un equivoco lungo un festival e oltre.

La citazione

«Tutti i travestimenti del mondo non coprono la puzza di marcio. (Zatōichi)»

scelta da
Nicola Cupperi

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Servizio pubblicato su FilmTv 51/2017

Scene di vita


Co-fondatore del New American Cinema, festeggiamo l’autore sperimentale di film «che non vogliamo rosei, ma color sangue».

Caro Jonas, ci ho pensato davvero a lungo, ma alla fine il risultato non cambia: avere a che fare con te è un po’ come passare una giornata sulle montagne russe. Se provo a elencare tutte le cose che sei riuscito a mettere insieme in una vita sola, vengono le vertigini. Divoratore di libri, a 17 anni hai letto tutto quello che si trovava nel tuo villaggio lituano (e in quelli limitrofi). Ripenso allo sradicamento, ai campi di lavoro nazisti vicino ad Amburgo, insomma, a tutto quello che hai passato insieme a tuo fratello Adolfas - il tentativo di raggiungere Vienna, la fuga mancata per arrivare in Danimarca, quella specie di odissea in numerosi campi di lavoro, lungo una Germania devastata - fino a giungere negli Stati Uniti. La General Howze arriva sull’Hudson e tu vedi per la prima volta New York il 29 ottobre del 1949. Ti sei trasferito nei quartieri poveri di Brooklyn, a Williamsburg. Nel tuo diario ricordi i clochard, ricordi la fatica e insieme il disorientamento. A Williamsburg vive una comunità lituana. Decidi di filmarla. Acquisti così la tua prima Bolex 16 mm. Di più. Decidi di filmare la tua vita, giorno dopo giorno; sei l’uomo che filma, senza premeditazione alcuna, giusto per tenere un diario grazie a quell’occhio di vetro. E quella cinepresa hai imparato a usarla con abnegazione, come gli strumenti musicali della tua infanzia, quando suonavi il violino e ti soprannominavano Paganini. Questo per dire che, alla fine, la maneggi come John Coltrane il suo sax. Ottiche, passo di ripresa, sovrimpressioni: ogni inquadratura, ogni gesto riflette il tuo temperamento, il tuo istinto - come senti le cose in quell’istante. Alcune riprese possono essere caotiche, indecifrabili, di una bellezza fulminante, convulse, sottoesposte, sovraesposte: eppure ricordo quell’istante in Reminiscences of a Journey to Lithuania, quello dove ti soffermi sulla comunità lituana, e ti accorgi di essere di fronte a «tristi animali morenti, in un luogo che non gli appartiene e che non riconoscono». E quando finisci la frase ci sei tu nell’inquadratura, con tuo fratello - ti sei sempre sentito apolide, sradicato. Le immagini e le parole nei tuoi film non sono solo un’autoanalisi, nascondono un mirabile senso poetico, ecfrastico. Eccola, la tua gente, che pattina sul ghiaccio: «Erano lì in Atlantic Avenue, ma come se fossero completamente da un’altra parte». Allora forse è per questo che hai deciso di filmare una comunità. Per sentirti parte di qualcosa: una comunità di artisti, di cineasti. Basta vedere Walden. Ma questo non ti bastava. Hai dato una casa ai film di quei cineasti. E così sono giunti prima la Film-Makers’ Cooperative - un modo alternativo per mostrare i loro lavori -, poi una rivista su cui parlarne: “Film Culture”. E ancora la Film-Makers’ Cinematheque, e ultima l’Anthology Film Archives, il luogo dove tutto resterà - pellicole, riviste, libri, appunti, progetti, carte di quasi tutto il cinema americano indipendente. Apro a caso Movie Journal - The Rise of the New American Cinema, il libro che raccoglie i pezzi che hai scritto fino alla metà degli anni 70 per il “Village Voice”. Nel 1966 rifletti sulla luce stroboscopica. «Il cinema» dici «è iniziato con una inquadratura su uno schermo e ora si ritrova smaterializzato, senza più schermo, senza film, giusto il ritmo pulsante della luce stroboscopica proiettata su di noi, singoli fotogrammi di uno strano rituale espanso». Guardi avanti, tanto che ancora oggi sembri un alieno. Tuo, 
Rinaldo Censi.

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