SeeYouSound 2021 e la leggenda dei Rockfield Studios

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Mariuccia Ciotta dice che Chiamami Aquila è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 16:55.

Avventure da vedere e rivedere, capolavori dell’animazione e lezioni sul rapporto tra uomo e natura: sono i film dello Studio Ghibli, (quasi) tutti disponibili su Netflix.

È una questione di intesa. Lo sguardo di Jonah Hill su Stevie è simile a quello di Jodie Foster su Fred in Il mio piccolo genio . Entrambi con lo stesso provvisorio smarrimento, la stessa solitudine. Con una differenza: l’attrice, nel suo esordio nella regia, era anche protagonista. Jonah Hill no: si affida anima e corpo al bravissimo protagonista, Sunny Suljic, già sorprendente in Il sacrificio del cervo sacro . E poi ancora strani incroci: Scott Rudin, tra i produttori di Mid90s e anche di Il mio piccolo genio .

Il miglior film hollywoodiano dell’anno l’ha fatto la HBO, naturalmente è una miniserie e non un film, ma della Hollywood perduta (non necessariamente quella classica) riprende l’impostazione e la tradizione di trarre da un bestseller un’opera d’autore colta e insieme popolare, come un tempo erano film quali Ragtime , La scelta di Sophie o Il colore viola .

«Continuare a vivere significa continuare a fare film» dice Máximo Espejo, il regista di Légami! È paralizzato sulla sedia a rotelle, in preda a pulsioni fisiche voraci e inappagabili per la bella protagonista, ma non importa: importa il cinema, che si fa «con il cuore e con i coglioni», e quelli funzionano. Il cinema si deve , anche se non si vede : il cinema si fa anche da ciechi, ed è il caso di Mateo Blanco, che perde la vista e l’amore in un incidente ma torna alla celluloide per ricomporre Gli abbracci spezzati .

Sperimentatore eccentrico con l’umiltà del mestierante o dell’artigiano, Nobuhiko Ôbayashi è divenuto un culto per caso, per la sua instancabile volontà di immaginare, al di fuori da ogni schema. Al nome del regista giapponese in genere viene associato un solo titolo: House (1977). Un caso difficilmente superabile di follia su pellicola, in cui l’immaginazione sale al potere senza che nessun limite - di budget, buon gusto o buon senso - la possa rallentare.

La citazione

«E questo è quanto (Casinò - Martin Scorsese)»

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SeeYouSound 2021 e la leggenda dei Rockfield Studios


Il doc sui Rockfield Studios, da cui è passata la storia della musica britannica, fa parte della settima edizione di Seeyousound. La rassegna torinese, dedicata al cinema che parla di musica, esordisce online il 19 febbraio sulla piattaforma Playsys.

Anni 60. Se nel bel mezzo della campagna gallese due fratelli non avessero convertito la loro fattoria in studio di registrazione, una bella fetta della musica britannica non sarebbe stata la stessa. Perché certo, il sogno di Kingsley e Charles Ward era diventare dei musicisti affermati, ma le cose non erano andate come speravano. Il caseggiato nel borgo di Rockfield, contea di Monmouthshire, circondato da mucche e prati, era diventato il luogo in cui ripensare i loro obiettivi, incidendo dapprima le loro canzoni, e infine quelle altrui: convertendo le stalle in sale di ripresa, accumulando materiale per la registrazione audio, testando la risonanza di un corridoio. Dall’arrivo dei primi gruppi tramite passaparola si giunge al 1970, quando al grugnire degli oltre 500 (!) maiali della fattoria si sostituisce per la prima volta il suono degli amplificatori dei Black Sabbath. L’inizio, per tutti, di una lunga storia.
La band è tra le prime a comparire nel doc Rockfield: The Studio on the Farm (2020) di Hannah Berryman, presente alla settima edizione di Seeyousound - International Music Film Festival 2021, dedicato al cinema a tematica musicale, online dal 19 al 25 febbraio sulla piattaforma PlaySys.tv.

ROCKFIELD di Hannah Berryman.jpg

Il film ripercorre la leggenda dei Rockfield Studios grazie a una narrazione lineare, arricchita di testimonianze insostituibili. Un luogo capace di segnare la storia del rock per decenni, partendo dagli anni 70: quando le band cercavano un rifugio che li allontanasse dalle pressioni delle etichette. Mentre i Black Sabbath inventavano l’heavy metal, gli Hawkwind – seduti all’aperto in compagnia di un giovanissimo Lemmy Kilmister (che tornerà anche con i Motorhead) – sembravano l’antitesi perfetta allo stereotipo dell’hippie solare: alfieri di una musica tutta oscurità e scorribande psichedeliche. Nei decenni, tra le pareti di legno divenute più fatiscenti, si alterneranno i Queen di A Night at the Opera, la crisi degli anni 80 – risolta grazie ai 13 mesi impiegati dagli Stone Roses per registrare il loro esordio –, per arrivare ai debordanti Oasis di Wonderwall e ai Coldplay. Mentre i fratelli Ward, oggi ottantenni, raccontano il loro vissuto, una loro vecchia conoscenza passa a trovarli a Rockfield: Robert Plant.

ROCKFIELD di Hannah Berryman_Hawkwind_GETTY.jpg

Il doc di Berryman è uno dei titoli più interessanti della rassegna Into the Groove, quella che per tradizione raccoglie le opere di maggior richiamo di Seeyousound. L’offerta del festival, quest’anno, oltre alle quattro sezioni competitive, spazia da Don’t Go Gentle – A Film About Idles, dedicato all’omonima band post punk inglese, a Moondog Can See You, doc sul lavoro di un ensemble torinese con il repertorio del seminale compositore statunitense, fino al bellissimo The Juniper Tree (1990) di Nietzchka Keene, tratto dalla fiaba Il ginepro dei fratelli Grimm e ambientato sullo sfondo aspro e onirico di un'Islanda in bianco e nero, con l’esordio come attrice di una giovanissima Björk.

ROCKFIELD di Hannah Berryman_OZZY e TONY_BLACK SABBATH.jpg

Tra gli 81 lavori presenti, anche il doc Song Called Hate, sulla band islandese Hatari, fulcro di un approfondimento che abbiamo dedicato a Seeyousound 2021 su Film Tv n° 07/2021, in edicola dal 16 febbraio 2021.


Matteo Bailo

Una laurea in filosofia e una passione per la musica che lo porta a inseguire concerti in giro per la regione, e a procurarsi strumenti troppo impegnativi rispetto alla sua chitarra.
Lavora per Film Tv dall'agosto 2012, per il quale cura la rubrica Muzik - L'impero dei suoni, e redige i listini dei palinsesti.

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