Star Wars - Il risveglio della saga

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Cinema e potere, un rapporto intricato e complesso. Ve ne parliamo su FilmTv n° 50 in uno speciale. Qui trovate la recensione della prima stagione di The Crown​, una delle serie citate nello speciale.

La citazione

«Un colpo solo (Michael Cimino - Il cacciatore)»

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Servizio pubblicato su FilmTv 50/2015

Star Wars - Il risveglio della saga


L'intervista a J.J. Abrams in occasione dell'uscita in sala del suo Star Wars: Il risveglio della forza. Il nuovo inizio di una serie che da quarant'anni attraversa la storia del cinema, con una galleria dei personaggio e una riflessione sull'evoluzione del ciclo creato da George Lucas.

Quello che milioni di fan si aspettano succeda il 16 dicembre, quando Star Wars: Episodio VII - Il risveglio della forza illuminerà i grandi schermi di tutto il mondo, è la calda sensazione di un ritorno a casa. Sono le esatte parole che utilizza il regista/produttore/ sceneggiatore J.J. Abrams per raccontare la ricostruzione del set del Millennium Falcon: «È come aprire una porta magica e ritrovare la cameretta di quando avevi nove anni. La percorri, la tocchi, la annusi, apri i cassetti della scrivania e dentro c’è tutto quello che ricordavi, esattamente com’era. È un posto che conosci come le tue tasche. Per questo abbiamo ricreato il Falcon con accuratezza quasi forense, nonostante ci siamo accorti che in realtà il suo aspetto era stato molto modificato tra Guerre stellari e L’Impero colpisce ancora». Cosa significano per lei quei film? Ricordo distintamente la prima volta che ho visto le parole “Star Wars”: su “Star log”, un magazine di fantascienza molto nerd. Ricordo di averle pronunciate ad alta voce, mi sono rimaste addosso molto prima di vedere effettivamente Guerre stellari. Quando poi è successo - avevo 11 anni - mi ha steso. C’erano cuore, romanticismo, ottimismo. C’era commedia, ma anche un profondo conflitto, ed effetti speciali mai visti prima. È incredibile quanto gli autori ci abbiano azzeccato: non è solo una questione di plot, di personaggi o di casting, di design o di musica, è tutto questo, ma anche qualcosa in più. Mi ha aperto la mente: era grande intrattenimento e insegnava che tutto è possibile. Diceva: non solo puoi essere qualsiasi cosa tu voglia, ma c’è una battaglia che puoi combattere, una parte giusta per cui schierarti. Mostrava un mondo pieno di amici e alleati, una grandiosità che poteva nascere dalla semplicità, dalle relazioni. Era un luogo in cui, dopo i titoli di coda, non vedevo l’ora di tornare. E ora, con Il risveglio della Forza, è successo. Com’è stato coinvolto? Kathleen Kennedy, che conosco da tempo, mi ha chiamato e mi ha chiesto se fossi interessato: la telefonata insieme più lusinghiera e più folle che abbia mai ricevuto! Ho detto grazie, ma no, grazie. Un po’ perché non volevo mettere mano a un altro franchise (dopo Star Trek, ndr) e un po’ perché la prospettiva mi terrorizzava. Ma Kathy mi ha raggiunto per una riunione, durante la quale avevo intenzione di declinare, e ha parlato della libertà creativa che avremmo avuto, di quale tipo di personaggi avremmo potuto sviluppare, e quando se n’è andata il mio cuore batteva all’impazzata e il mio cervello era in fermento. Ho detto a mia moglie: «Voglio provarci». Com’è stato lavorare con Lawrence Kasdan, che ha scritto gli script di L’Impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi? Meraviglioso e surreale. È una delle persone più intelligenti, brillanti, divertenti, determinate e collaborative che abbia mai conosciuto. E poi, beh, non puoi non pensare continuamente “questo è l’uomo che ha scritto Han Solo in uno dei migliori periodi della storia del cinema, sa quello che fa!”. Come vi siete approcciati alla sceneggiatura del nuovo episodio? Abbiamo sempre saputo che Il risveglio della Forza avrebbe avuto potenzialità visive enormi: nuovi mondi da esplorare, nuove creature e astronavi; ma nulla di tutto questo conta se poi non ami le persone che abitano quei pianeti e quelle navicelle. Dunque il cuore di questo film è lo stesso che fa funzionare qualsiasi storia: i personaggi. Abbiamo cercato di costruire caratteri che potessero immediatamente incuriosire, in cui ci si potesse immedesimare. In seguito, li avremmo gettati in un percorso denso di ostacoli e sfide, ma innanzitutto dovevamo aver voglia di seguirli all’interno dell’avventura. Allo stesso tempo, le discussioni sul villain sono state cruciali: Darth Vader è uno dei più grandi cattivi cinematografici di sempre. Come si può competere? La risposta sta nel fatto che lo stesso Kylo Ren è consapevole di ciò: sa chi era Darth Vader esattamente come lo sappiamo noi. Non è un villain fatto e finito, ma uno che si sta ancora “allenando” e che aspira a una certa grandezza nel Lato oscuro. Anche per quanto riguarda le ambientazioni, avete cercato “verosimiglianza”. Sapevo fin dall’inizio che la CGI avrebbe giocato un ruolo importante, dopotutto è un film pieno di effetti speciali, ma lo standard cui attenersi doveva essere il più autentico possibile. Non sono mai stato un fan dei film girati interamente con il green screen: intendiamoci, si può utilizzare anche molto bene, ma penso a quando da piccolo ho visto Guerre stellari e ho avuto la sensazione che tutto fosse concreto e reale, ho creduto di trovarmi accanto al sandcrawler con Obi-Wan e Luke quando incappano per la prima volta in C-3PO e R2-D2. Era tutto fisico, tangibile, vero. È qualcosa che ha a che fare anche con il modo artigianale in cui sono stati girati quei film: con grandi set o geniali prospettive forzate. Quando qualcosa esiste davvero, ti colpisce di più. È la differenza che passa tra uno Yoda in CGI e un pupazzo di Yoda: il primo sarà anche iperdefinito, ma sceglierai sempre il secondo, perché lo puoi toccare. Aiuta molto anche gli attori: avere un BB-8 (il nuovo robottino sferico, ndr) al 100% funzionante non è solo più bello, ma anche più utile. Daisy Ridley e John Boyega lo considerano un co-protagonista a tutti gli effetti!

  • La forza del vintage

    Come è possibile che i tre Star Wars di George Lucas, girati a cavallo degli anni 90 e 2000, siano invecchiati più della trilogia originale degli anni 70 e 80? La domanda non è frutto di cinefilia nostalgica, bensì di un’osservazione tecnica. L’avanguardia del digitale di 15 anni fa oggi è obsoleta, mentre il buon vecchio artigianato analogico, sia pure già corretto informaticamente, si fa tranquillamente perdonare le sue ingenuità. Che la seconda trilogia (ma prima in termini di cronologia degli avvenimenti narrativi) abbia lasciato poche tracce è ormai assodato. Bastava fare un salto questa estate al Museo delle cere di Londra, dove la nuova sezione dedicata a Star Wars prevedeva brevi accenni e poche statue (del tutto ignorate dai visitatori) degli episodi I, II e III, per concentrarsi al meglio sui classici. Meno prevedibile invece che il cinema contemporaneo cominciasse non solo a creare reboot, remake e sequel - a questo sia mo abituati - quanto piuttosto a scartare episodi sgraditi delle saghe più celebri. Il nuovo Star Wars ignora, appunto, il famigerato prequel; il prossimo Alien di Neill Blomkamp (dopo che Ridley Scott avrà completato il lungo preambolo iniziato con Prometheus) ripartirà da Aliens ignorando Alien³ e Alien: Resurrection; e già Jurassic World proponeva un rapporto intrinseco con Jurassic Park facendo finta che gli altri due sequel non fossero mai esistiti.

    TANTO TEMPO FA...

    Che cosa sta succedendo? È evidente che Hollywood considera deteriorati e mal riusciti molti episodi di saghe degli ultimi due decenni e che trovi ancora fertile la vena d’oro del blockbuster tradizionale, nato da Lo squalo esattamente 40 anni fa. Spielberg e Lucas ne sono i progenitori, anche se il secondo ha probabilmente sfregiato la sua creatura. I produttori tornano a guardare alla loro lezione, prima che a improbabili avanguardie tecnologiche che si sono rivelate impalpabili nel corso del tempo. Proprio Jurassic World è stato probabilmente il punto di svolta. Il film di Colin Trevorrow - guarda caso immediatamente coinvolto nei nuovi Star Wars in uscita da oggi al 2020 - ha imposto uno stile semplice, famigliare, trasparente, molto digitale, sì, ma al tempo stesso umano e credibile, allargando a dismisura un pubblico che lo ha spinto a diventare un successo dalle dimensioni impreviste. Star Wars: Episodio VII - Il risveglio della forza non nasce quindi solamente come pura strategia di marketing. J.J. Abrams rappresenta anzi una figura di riferimento assoluto per questa “revanche” del cinema anni 70/80/primi 90, talvolta in termini di deferente omaggio (Super 8), talaltra riuscendo a rivitalizzare serie storiche considerate intoccabili o persino iellate (Star Trek). E dunque l’enfasi posta sulla dimensione del set e sul contenimento del linguaggio digitale, che probabilmente 15 anni fa sarebbe stata censurata dai produttori e negata dai distributori, diventa oggi una delle maggiori retoriche pubblicitarie del film, su cui si concentrano le attese di tutti, esercenti compresi. Altrettanto ovviamente, una partita importante è giocata dagli attori in carne e ossa. Il ritorno di Harrison Ford, chiaramente imbolsito, è il crocevia della credibilità complessiva. Previsto per un ruolo tutt’altro che sbrigativo, dovrà acquisire una forza simbolica vera per poter garantire, sul suo stesso corpo invecchiato, il legame con gli originali, e la definitiva damnatio memoriae dei prequel. Quante volte il cinema contemporaneo ha cercato di ricostruire eroi empatici e vagamente spacconi come quelli di Ford (Indiana Jones compreso)? E il successo di un tipo come Chris Pratt è causa o effetto di questo ritorno al passato? Non è che abbiamo sottovalutato l’importanza di una tipologia di faccia e di personaggio come il suo, quando abbiamo cercato spiegazioni filmiche e sociologiche agli sfracelli al botteghino di Guardiani della galassia o dello stesso Jurassic World?

    ...IN UNA GALASSIA VICINA VICINA

    E del resto, il trailer nel quale Han Solo dice a Chewbacca «Siamo a casa» ha fatto scendere più di una lacrima a molti, sia a coloro che sono cresciuti con Guerre stellari e relativi seguiti, sia a coloro che ne sono stati nutriti a forza dai genitori o dai fratelli maggiori. I piccoli spettatori saranno l’ago della bilancia del botteghino. Gli analisti del marketing sono tuttora molto divisi tra coloro che pronosticano un successo maggiore di Episodio I, ma non oltre i 20-25 milioni di euro, e coloro che pensano invece che ci troviamo di fronte a un evento, per di più natalizio, che sfocerà in una grandinata di euro, oltre 30 milioni e forse anche di più. Paradossalmente, il risultato di questo Episodio VII potrebbe avere un rilievo non solo per l’intero impianto di Star Wars: Anthology (un film all’anno per sei anni e, se va bene, uno all’anno anche dopo, per un periodo indeterminato), ma anche per le sorti del blockbuster fantastico. A livello globale, non ci sono dubbi sulla forza del progetto, e sul clima di fiducia che si respira, in parte meritato dalla serietà e affidabilità dimostrata da Abrams in altre occasioni, in parte proprio attivato dalla promessa di uno Star Wars come si faceva una volta. Nei multiplex la Disney - seduta su una montagna d’oro anche grazie al Marvel Cinematic Universe - ha impostato un conto alla rovescia scandito da brevi filmati dietro le quinte. Si vedono il regista e gli attori in mezzo a un deserto, impegnati su set molto concreti, con esplosioni vere e sfondi dipinti. Poco o niente green screen e ancora una rassicurazione sulla competenza e cura quasi sartoriale con cui i realizzatori stanno facendo rinascere il mito sopito. In una recente vignetta Zerocalcare si chiedeva che cosa potrebbe succedere a questo punto se Il risveglio della Forza si rivelasse una “fregatura pazzesca” (parafrasiamo Fantozzi). Chi lo sa. Ma parte del lavoro Abrams e soci lo hanno già fatto: far annusare la voglia di blockbuster umanistici e avventurosi, garantire il rispetto verso il passato, alludere a un grande spettacolo attraverso la suspense e la nostalgia, elementi che di solito si rivelano vincenti.

    Roy Menarini

A cura di Claudio Bartolini

  • Stormtrooper pentitosi delle sue azioni, è colui che potrebbe ereditare il potere della Forza. Non per niente, è in possesso della mitica spada laser che appartenne al suo idolo Luke Skywalker e al padre Anakin, prima che questi passasse al Lato oscuro. 

    FINN (John Boyega)
  • Titolare di uno di quei postacci malfrequentati negli angoli più bui dei pianeti (ricordate il primo incontro tra Han Solo e ObiWan?), è una piratessa aliena che fornirà informazioni cruciali. Personaggio ottenuto tramite performance capture.

    MAZ KANATA (Lupita Nyong’o)
  • Droide programmato per aiutare la Resistenza, è della serie R2 come il suo predecessore (e tuttora in servizio) R2-D2. Assegnato a Poe Dameron, è destinato a far breccia nel cuore e nel portafoglio (leggi: merchandising) dei fan.

    BB-8
  • Membro fedele della Resistenza, è pilota di X-Wing talentuoso ed esperto. In missione per conto di Leia, con il nome di battaglia “Black Leader” guida una squadra aerea contro il Lato oscuro, dal quale sarà fatto prigioniero nel corso di Il risveglio della Forza.

    POE DAMERON (Oscar Isaac)
  • Solitaria e indipendente, vive sul pianeta deserto Jakku recuperando resti abbandonati nel cimitero per astronavi. Dall’incontro con Finn (sarà amore?) si origina un viaggio che la porta a unirsi alla Resistenza, dove giocherà un ruolo chiave.

    REY (Daisy Ridley)
  • Capitano dello Starkiller Base, la più grande stazione operativa del Primo ordine. Spietato fautore della disciplina militare, è ossessionato dal potere e vive un rapporto di conflittuale stima con Kylo

    GENERALE HUX (Domhnall Gleeson)
  • È il primo ufficiale donna del Primo ordine, nonché il primo villain femminile dell’intera saga. Personaggio misterioso, nascosto sotto una versione modificata della celebre armatura da stormtrooper. Fucile in mano, guida sul campo di battaglia l’esercito del male.

    CAPTAIN PHASMA (Gwendoline Christie)
  • Alleato del Primo ordine e membro dei Cavalieri di Ren, è un adepto del Lato oscuro, erede di Darth Vader tanto nella maschera che ne ricopre il volto, quanto nell’uso della spada laser. La sua, però, dotata di punte laterali in stile medievale, è barocca e leggermente grottesca.

    KYLO REN (Adam Driver)
  • Nella saga di Star Wars c’è sempre un malvagio più malvagio degli altri. Se l’imperatore Palpatine era il deus ex machina del Lato oscuro nei primi sei capitoli, Snoke lo sarà probabilmente negli ultimi tre. Maestro di Kylo Ren come Palpatine lo fu di Darth Vader, è stato interpretato da Serkis tramite performance capture. 

    SNOKE (Andy Serkis)
  • Di nuovo in sella al suo Millennium Falcon, il mitico mercenario galattico è ancora in compagnia del fido wookiee Chewbacca e presterà ancora i suoi servigi alla Resistenza, tenendosi però ben lontano dallo status di guru. Le cose cambiano, Han Solo no.

    HAN SOLO (Harrison Ford)
  • Eremita ascetico e pacifista? Nuovo Obi-Wan o, meglio ancora, nuovo Yoda? Oppure Jedi passato al Lato oscuro? Sappiamo davvero poco del Luke di Episodio VII, figura leggendaria che nemmeno compare nella locandina.

    LUKE SKYWALKER (Mark Hamill)
  • Anche di Leia sappiamo piuttosto poco, se non che la sua dedizione alla causa della Resistenza è, se possibile, aumentata con il tempo. Ma è anche una Leia stanca, affranta e con il cuore in pezzi quella che Abrams consegna a questo capitolo. Che ne sarà della sua storia con Han Solo?

    LEIA ORGANA (Carrie Fisher)
  • «Ciube, siamo a casa». La frase, pronunciata da Han Solo al mitico wookiee peloso e dal cuore d’oro basta a saldare vecchie e nuove emozioni. Accanto al mercenario, sul Millennium Falcon, c’è ancora lui. 

    CHEWBACCA (Peter Mayhew)
  • In Il risveglio della Forza c’è di nuovo spazio per i due vecchi robot, magari arrugginiti, ma mai sconfitti dal tempo. Compagni inseparabili e vettori umoristici della saga, dovranno cedere lo scettro di protagonisti sintetici all’ultimo arrivato BB-8. Ma torneranno utili, come sempre. 

    R2-D2 & C-3PO (Kenny Baker & Anthony Daniels)
Articolo inserito in Speciale Star Wars

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