Torno scatenato - Intervista a Martin Scorsese

facebook_0.png
twitter.png
vimeo.png
Instagram.png
Oggi Free
Matteo Marelli dice che Blackhat è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 02:35.

Una serie tv da cominciare? Attenzione, perché secondo Alice Cucchetti è magnetica e non potrete fare a meno di finirla.

La figura del Papa è stato oggetto di recente di una delle nostre liste. Ma se il Papa, più che una presenza, fosse una specie di fantasma irraggiungibile? Ovviamente, secondo Marco Ferreri.

L'ultimo film di Paul Schrader, First Reformed , esce direttamente in dvd, ma per noi è il film della settimana. Ripercorriamo la carriera di questo regista con un ritratto di Roberto Manassero.

Il blu è un colore caldo, soprattutto se si tratta di un giallo di Simenon raccontato da Amalric.

Quando Rete 4 fu mandata sul satellite. Dialogo tra un canale televisivo e Tommaso Labranca.

La citazione

«Non solo Dio non esiste, ma provate a trovare un idraulico durante il week end! (Woody Allen)»

scelta da
Emanuela Martini

cinerama
8277
servizi
2826
cineteca
2656
opinionisti
1776
locandine
1000
serialminds
755
scanners
477
Servizio pubblicato su FilmTv 01/2017

Torno scatenato - Intervista a Martin Scorsese


Il cinema del grande cineasta newyorkese dalla A alla Z fino al suo ultimo progetto, coltivato da anni: Silence, con Liam Neeson, Andrew Garfield e Adam Driver. Dalle parole del regista, i motivi di un "viaggio" fisico e spirituale straordinario...

«I temi di Silence sono presenti da sempre nel mio cinema. Da Taxi Driver a Toro scatenato a L’ultima tentazione di Cristo, queste idee hanno accompagnato costantemente l’evoluzione del mio lavoro», dichiara subito Martin Scorsese. Un progetto cullato a lungo, per moltissimo tempo. Quasi trent’anni. Tant’è vero che Paul Schrader, molti anni fa, di passaggio a Roma per ritirare il premio della rivista “Filmcritica”, al corrente degli aspri conflitti in corso sul set di Cinecittà di Gangs of New York, ci diceva: «Se Marty avrà ancora dell’integrità dopo le sue lotte con Harvey Weinstein (il produttore e co-fondatore della Miramax, ndr), dirigerà Silence, un progetto al quale lavora da moltissimo tempo ma che stenta a realizzare. Nessuno lo vuole produrre». Una confidenza lasciata cadere casualmente, in macchina, mentre dall’aeroporto ci si dirigeva all’albergo. Da allora, tante cose sono cambiate nel cinema di Martin Scorsese, ma l’ossessione per Silence, da noi scoperta come per caso, è rimasta. Vedere oggi finalmente sullo schermo il film tratto dal romanzo Silenzio di Shusaku Endo (in Italia edito da Corbaccio) e già filmato da Masahiro Shinoda nel 1971, è la prova che il regista, nel suo lungo, appassionante e tormentato rapporto con Hollywood ha conservato saldamente la rotta di alcune ossessioni inestinguibili. «Il libro mi è stato regalato dall’arcivescovo di New York dopo che questi aveva visto L’ultima tentazione di Cristo», spiega Scorsese nel corso di una ristretta conferenza stampa all’Hassler di Roma in occasione della prima mondiale del film, che si è tenuta il 29 novembre 2016 in Vaticano. «Ho letto il libro la prima volta mentre mi trovavo in Giappone sul set di Sogni di Akira Kurosawa (Scorsese interpretava Vincent Van Gogh nel segmento Corvi, ndr)», rievoca il regista con emozione visibile nonostante la fatica della visita lampo capitolina. «Ho iniziato da subito a lavorare a una possibilità di sceneggiatura», continua. «Mi ha colpito profondamente, soprattutto le ultime 20 pagine. C’era qualcosa di abissale con cui dovevo tentare di scendere a patti. Qualcosa che forse mi avrebbe aiutato a capire la parte spirituale della condizione umana». Film di grandissima complessità, Silence corre il rischio di essere frainteso in questi anni così faziosi. Ricerca di un cuore di tenebra cattolico, quel padre Ferreira, realmente esistito, gesuita apostata (interpretato da Liam Neeson) sulle cui tracce si mette il giovane missionario Rodrigues (Andrew Garfield) assieme al compagno Garrpe (Adam Driver), il film esplora con potente determinazione uno scontro frontale fra vocazione, pulsioni, fede e politica. Tutti i personaggi di Scorsese, a partire da Chi sta bussando alla mia porta?, sono stati formati nel coacervo tumultuoso delle ossessioni del cineasta, che ha rifiutato il sacerdozio per il cinema. E se Charlie in Mean Streets avvicina la mano alla fiamma per saggiare la violenza del fuoco dell’inferno, Rodrigues, a fronte delle sofferenze inflitte dallo shogun ai contadini cristiani, deve scegliere fra il tormento di calpestare Cristo e la Madonna o lasciare perire coloro che hanno riposto in lui le speranze di una vita migliore. «Ho letto moltissime volte il libro immaginando come scrivere una sceneggiatura valida», spiega Scorsese. «Si sono verificate anche numerose complicazioni relative ai diritti e solo nel 2006 abbiamo iniziato ad avere uno script completo». Scritta assieme a Jay Cocks, già partner di Scorsese per L’età dell’innocenza e Gangs of New York, la sceneggiatura rispecchia il rapporto che Scorsese ha sviluppato con il libro nel corso degli anni. «Ho tentato di comprendere il romanzo di Shusaku Endo in relazione a come cambiava la mia vita. Mi ossessionava l’abiura di Rodrigues: un rifiuto completo della sua fede? Una rinuncia? Oppure, così facendo, ha reso la sua devozione più forte, completa, profonda, ascendendo verso una purezza maggiore? Il silenzio di Dio, dal quale Rodrigues inizialmente è tormentato, non esiste in realtà, perché si tratta di un silenzio che fa rumore. Si tratta di una condizione mentale che ci permette di ascoltare il silenzio. Scivolare e farci prendere da questo silenzio piuttosto che combatterlo, mettere tutto a tacere e ascoltarlo». Interpretato fra gli altri dal regista e attore Shinya Tsukamoto e da Tadanobu Asano, il film, girato interamente a Taiwan, fotografato dall’eccellente Rodrigo Prieto (sue le luci di The Wolf of Wall Street e del magnifico pilot di Vinyl), è anche un modo per Martin Scorsese di omaggiare la settima arte giapponese. «I racconti della luna pallida d’agosto di Kenji Mizoguchi mi hanno fatto scoprire il cinema nipponico dal quale ho imparato moltissimo. Ma ho resistito alla tentazione di posizionare la macchina da presa ad altezza di tatami». Impossibile non fare riferimento a tutti gli elementi dell’attualità che risuonano attraverso l’opera e Scorsese si augura che «il film provochi un dibattito sui valori contemporanei. Ho cercato di affrontarli, ritengo che la profondità di questa storia sia tale da spingere necessariamente a considerare diversamente il valore della vita, proprio ora che in America l’arroganza che ho messo in scena in The Wolf of Wall Street ha preso il potere».

Martin Scorsese dalla A alla Z

A cura di Adriano Aiello

  1. A COME ALICE

    Ovvero Ellen Burstyn in Alice non abita più qui, quarto lungo di Scorsese, storia di una donna costretta a reinventarsi. Omaggio alla vecchia Hollywood (chiari i rimandi a Il mago di Oz, La via del tabacco e Via col vento), è un’opera fluviale - il primo montaggio era di 196 minuti - da cui è stata tratta anche la serie Alice.

  2. B COME BIOGRAFIE

    Scorsese ha sempre mostrato un interesse febbrile per la “vita vera“, anche prima di girare Toro scatenato, visionaria biografia di Jake LaMotta. La sua mdp ha raccontato Gesù, tanti musicisti e un broker, ma è The Aviator, dedicato a Howard Hughes, a segnare una nuova fase, più mainstream e formalista, del suo cinema.

  3. C COME CORTOMETRAGGI

    I formati brevi hanno caratterizzato gli esordi di Scorsese, ma anche molti lavori musicali e pubblicitari. Tra questi Bad, il celebre videoclip per il brano di Michael Jackson, realizzato nel 1987 e costato oltre due milioni di dollari. La versione integrale dura 18 minuti.

  4. D COME DOCUMENTARI

    L’amore per il cinema del reale caratterizza tutta la carriera di Scorsese. Molti lavori sono dedicati alle sue origini italiane, ma a dominare è la passione per la musica. Dalla partecipazione al montaggio di Woodstock Tre giorni di pace, amore e musica ai documentari su George Harrison e sui Rolling Stones.

  5. E COME ENCICLOPEDICA

    Tale è la sua cinefilia. Invade ogni sfera della sua produzione: dalla sua idea di cinema, alla volontà di elencare i riferimenti estetici del suo lavoro. Fino alla realizzazione di film accademici, come il suo Viaggio nel cinema americano.

  6. F COME FUORI ORARIO

    Opera folgorante e sottostimata, successiva al flop di Re per una notte, segna il passaggio a una produzione indipendente (affidata al protagonista Griffin Dunne), ma anche il vero ingresso di Scorsese negli anni 80. Dei quali racconta il lato oscuro e disumanizzante, con una mescolanza di linguaggi e di generi incredibile. 

  7. G COME GESÙ CRISTO

    Scorsese si è più volte definito come un cattolico decaduto. Ma non è mai decaduta la sua ossessione per i simboli, i personaggi e i temi religiosi. Il Gesù raccontato in L’ultima tentazione di Cristo, lontano da impeti agiografici, ma anche dalla iconoclastia più banale, dimostra ampiamente la natura dialettica della sua curiosità.

  8. H COME HUGO CABRET

    L’omaggio di Scorsese (in 3D) alla magia del cinema e alla figura di Georges Méliès è amorevole quanto calligrafico ed esorbitante. Significativo, fornisce perfettamente la misura di quanto sia cambiato il cinema del regista americano, molto più capace - nel bene e nel male - di dialogare con la Hollywood di oggi, rispetto a Brian De Palma e Francis Ford Coppola. 

  9. I COME ITALOAMERICANI

    Le sue radici italiane e l’osservazione della vita di strada (sollecitata dalla sua cagionevole salute infantile) sono gli elementi centrali del suo cinema. Almeno fino a Casinò. Tra i tanti volti simbolo dei gangster scorsesiani, Joe Pesci è un modello insostituibile

  10. J COME JOHNNY BOY

    Il proficuo connubio artistico con Robert De Niro nasce con il suo terzo lungometraggio, il fondamentale Mean Streets - Domenica in chiesa, lunedì all’inferno. L’attore dà vita a un personaggio violento, nevrotico e sociopatico, frutto del continuo confronto con Scorsese e di una massiccia dose di improvvisazione.

  11. K COME KEITEL, HARVEY

    Prima ancora di trovare il suo attore feticcio in Robert De Niro, Harvey Keitel accompagna Scorsese nella prima parte della carriera. Cinque collaborazioni, da Chi sta bussando alla mia porta? a L’ultima tentazione di Cristo. I due torneranno a lavorare insieme in The Irishman, il prossimo film di Scorsese.

  12. L COME LAMOTTA, JAKE

    Dal Bronx al titolo mondiale dei pesi medi. Il pugile di ferro ispira una delle migliori prove attoriali di Robert De Niro e la realizzazione di Toro scatenato, il punto più alto della carriera di Scorsese. Testamento, in bianco e nero, del cinema degli anni 70 e dello spirito della Nuova Hollywood (anche se siamo già nel 1980). Il cinema sportivo non sarà più lo stesso. 

  13. M COME MATRIMONI

    L’irrequietezza è la cifra di Scorsese. Emerge nei suoi incontri pubblici e nella natura dei suoi personaggi, come nella vita privata. Ben cinque i matrimoni: Laraine Brennan (’65-’71), Julia Cameron (’75-’77), Isabella Rossellini (’79-’82), Barbara De Fina (’85-’91) e Helen Morris dal 1999.

  14. N COME NEOREALISMO

    Tra i tanti amori del regista nato a New York, il neorealismo è stato una dichiarata fonte d’ispirazione, omaggiata nel documentario Il mio viaggio in Italia. È soprattutto la figura di Roberto Rossellini a segnarlo e formarlo. Nel film, infatti, compaiono rare sequenze di Paisà, tratte dalle differenti versioni da lui visionate.

  15. O COME OSCAR

    Ma anche “p come paradosso”. Dopo aver diretto 19 film e almeno un pugno di opere indimenticabili, Scorsese riceve il suo primo Oscar come miglior regista per un remake. Quello dell’iperbolico noir di Hong Kong Infernal Affairs (primo di una trilogia), diventato The Departed.

  16. P COME PIANOSEQUENZA

    Tra le tecniche di ripresa che caratterizzano il cinema di Martin Scorsese non manca il pianosequenza, sfida espressiva ancora capace di scaldare il cuore di gran parte dei cinefili. Uno dei suoi più celebri riguarda l’ingresso di Ray Liotta e Lorraine Bracco al Copacabana in Quei bravi ragazzi.

  17. Q COME QUEENS

    Nonostante sia associato al quartiere di Little Italy (nello specifico a Elizabeth Street), Scorsese è nato nel Queens, il 17 novembre del 1942. Manhattan è invece il luogo di nascita dei suoi genitori, Luciano Charles Scorsese e Catherine Cappa.

  18. R COME ROGER CORMAN

    Produttore illuminato e rivoluzionario, padre ideale del nuovo cinema americano, Roger Corman ebbe un impatto anche sul giovane Scorsese, oltre a dedicarsi alla produzione del suo America 1929 Sterminateli senza pietà.

  19. S COME SOLDI

    Peccato e redenzione, natura e cultura, materialismo ed esistenzialismo. Sono alcune dicotomie ricorrenti nel cinema di Scorsese. Un altro elemento centrale è il denaro. Come feticcio, o simbolo di avidità e dissipazione morale. Prima di The Wolf of Wall Street, Il colore dei soldi ne documenta il potere uniformante. Filmandone rumore, profumo e, appunto, colore.

  20. T COME THELMA SCHOONMAKER

    Collaboratrice storica di Scorsese, è una delle ragioni del radicamento della sua estetica. Tre volte vincitrice di un Oscar (Toro scatenato, The Aviator e The Departed), è stata la prima montatrice insignita del Leone d’oro, alla 71ª Mostra di Venezia.

  21. U COME U2

    Sono affidate alla celebre band irlandese, in compagnia di Sharon e Andrea Corr, le note (e le parole) di The Hands That Built America, brano emblematico di Gangs of New York. Il brano ottenne una nomination agli Oscar del 2002 come miglior canzone, ma si scontrò con Lose Yourself di Eminem.

  22. V COME VIETNAM

    Al contrario di altri registi della sua generazione, Scorsese non ha mai rappresentato direttamente la guerra in Vietnam. Il Travis Bickle di Taxi Driver, tuttavia, è iconica incarnazione del trauma del reduce. Il corto giovanile The Big Shave, inoltre, su una rasatura che sfocia nel sangue, aveva come titolo originale Viet ’67. «Sono quasi riuscito a convincermi che si trattasse di un film contro la guerra», dichiarò causticamente.

  23. W COME WINTER, TERENCE

    Sceneggiatore e produttore tv noto per I Soprano, traghetta Scorsese nel mondo della serie Boardwalk Empire, di cui Martin è produttore e regista del pilota; la collaborazione si ripete per la meno fortunata Vynil. Winter è anche autore dello script di The Wolf of Wall Street.

  24. X COME XXX

    L’universo sessuale è il punto debole del cinema di Scorsese, meno a suo agio con le figure femminili. Un po’ come Travis Bickle, convinto di fare colpo su Betsy portandola a vedere un film a luci rosse.

  25. Y COME YEARS

    50 anni sono passati da Chi sta bussando alla mia porta?, suo esordio nel lungometraggio del 1967. Il film anticipa gran parte dei suoi temi classici, trova il volto (e il corpo) funzionale di Harvey Keitel e mostra tutta la sua voracità cinefila, posizionandosi tra Jean-Luc Godard e John Cassavetes.

  26. Z COME ZOOM

    Diversamente da molte scuole estetiche che ne hanno tratto spesso il massimo in termini di pura efficacia, nelle mani di Scorsese lo zoom è un prezioso strumento di ricerca dei volti e dei particolari, una selezione (dal caos) dell’essenza umana di Gesù, Eddie Felson o Sam Rothstein.


Articoli consigliati


Silence» Cinerama (n° 02/2017)
Silence, Ran e il film originale» Punti di vista (n° 04/2017)

Giona A. Nazzaro

Delegato generale Settimana Internazionale della Critica di Venezia. Programmatore Visions du Réel di Nyon (Svizzera). Collaboratore Festival del Film di Locarno. Autore di libri e saggi. Dischi, libri, gatti, i piaceri. Il resto, in divenire.

FilmTv è una pubblicazione di Tiche Italia s.r.l. - p.iva 05037430963
Credits - Contatti
Privacy Policy