Un film lungo una vita

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16 marzo 1978. Ricordiamo Aldo Moro con Buongiorno, notte .

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«Scrivere è anche non parlare (Marguerite Duras)»

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Servizio pubblicato su FilmTv 11/2011

Un film lungo una vita


In occasione del settantesimo compleanno di Bernardo Bertolucci, il 16 marzo 2011, Marcello Garofalo curò un ampio speciale a lui dedicato nel quale si ripercorre mezzo secolo di carriera costellato di capolavori, all’insegna di un cinema sempre “pensato in grande”...

Nel 1973 ero un ragazzo e avevo la passione di ritagliare i flani dei film dai giornali quotidiani: li studiavo nei dettagli, ne apprezzavo le frasi di lancio e intorno a quelle sgranate immagini in bianco e nero fantasticavo, molto spesso su un film vietato che non sarei potuto, con rammarico, andare a vedere. Ricordo che sul flano di Ultimo tango a Parigi c’era un avvertimento speciale per il pubblico, accanto al «rigorosamente vietato ai minori di anni 18», sulla presenza di «alcune scene scabrose e delicate imposte dalle situazioni drammatiche del racconto». Eppure dal manifesto non notavo alcunché di “sexy”, ma solo lo sguardo un po’ malinconico di Marlon Brando incorniciato all’interno di una silhouette in nero: un profilo femminile con un grosso cappello e un cappotto di pelliccia. Ma per quanto debitamente avvertito, nessuno spettatore avrebbe mai potuto pensare fino a che punto quelle «scene scabrose e delicate» avrebbero scosso dalle fondamenta non solo un certo tipo di cinema, ma infiammato e ridotto in cenere il conformismo e l’ipocrisia borghese di più generazioni in tutto il mondo. Sono passati quasi quarant’anni dallo scandalo di Ultimo tango e il cinema di Bertolucci ancora oggi (risale allo scorso dicembre la retrospettiva completa al MoMA di New York) è quello che maggiormente ha rappresentato la “fusione calda” tra cinema d’autore e grande spettacolo. Proprio in occasione della rassegna newyorchese il regista ha parlato del suo cinema come di un unico film lungo una vita: «Ogni pellicola ne rappresenta una sequenza e c’è una sorta di continuità, nonostante i differenti temi affrontati». Ed è un gioco interessante quello di verificare queste continuità tra una pellicola e la successiva: si pensi per esempio al finale di Il tè nel deserto in cui Paul Bowles ci parla della “infinitudine” delle nostre illusioni e il “The End” di Piccolo Buddha, oltre i titoli di coda, in cui un mandala di sabbia viene spazzato via, simboleggiando proprio lo stesso concetto di “impermanenza”. Oppure alla frase pronunciata da Jean Marais: «Non esiste l’amore, esistono solo prove d’amore» in Io ballo da sola, che diventa il tema portante del film successivo L’assedio. Ha ragione Mauro Gervasini quando scrive che «il mondo in fondo si divide in due: quelli che del cinema amano il minimo e quelli che pensano sempre in grande». Sergio Leone pensava in grande e Bernardo Bertolucci altrettanto, anche quando si dedica a film - come il prossimo a cui sta lavorando tratto dal libricino di Ammaniti Io e te - ambientati in un appartamento o in una cantina. Nonostante il trionfo dei nove Oscar ricevuti per L’ultimo imperatore e l’adorazione che ogni star internazionale ha per Bertolucci non ho mai creduto poi che il suo cinema potesse dirsi “hollywoodiano”, sfuggendo a ogni formula di prevedibilità, controllo e ortodossia che le major di Hollywood impongono. Pochissimi sono oggi i registi autori in grado di mantenere autonomo il loro sguardo (Eastwood, Tarantino…) e Bertolucci, persuaso che regia voglia dire «assemblare il più possibile realtà e verità davanti alla macchina da presa», grazie al sodalizio con il produttore inglese Jeremy Thomas, riesce a realizzare grandi film internazionali rimanendo indipendente dal “Sistema”: una poetica affascinata dal melodramma e dalla sua negazione, dal motivo del doppio, dall’immagine paterna e dai temi del viaggio e della metamorfosi, da drammi esistenziali e lotte di classe, da furori erotici e substrati psicanalitici, dalla convalida impossibile dell’Assoluto, dalla «consapevolezza di star facendo del cinema» nella finzione più canonica, alla ricerca di momenti di verità rubati dalla vita vera. “Pensare in grande” non significa realizzare film con budget faraonici, ma avere il controllo e la cognizione di tutti gli elementi che andranno a comporre il “puzzle”, dalle musiche al décor, ai costumi, al suono, etc. Ho avuto l’occasione di frequentare sia Leone sia Bertolucci per alcuni libri che ho realizzato sulle loro opere e posso affermare che due sole cose li accomunano: la coerenza e il rispetto verso la propria opera (e quindi verso lo spettatore) e la stessa attenzione al dettaglio, anche il più impercettibile. Credo siano questi due elementi che hanno reso e rendono inimitabile, immenso il loro cinema.

  • Cofanetto Novecento

    Dopo alcune edizioni in vhs e dvd di buona fattura, ecco l’oggetto definitivo per tutti i cultori del capolavoro di Bernardo Bertolucci. Novecento approda nel formato Blu-ray in una confezione a doppio disco (il “fratello” dvd contiene tre supporti) dai contenuti prossimi alla perfezione. I due atti vengono offerti in versione originale (302 minuti) restaurata in HD. La differenza con i materiali di partenza è visibile in un extra da 10 minuti in cui, per mezzo di uno split screen, vengono accostate le due qualità visive: non c’è davvero paragone. Il restauro, affidato alla società specializzata SOUNDnVISION, è stato effettuato con il sistema di ultima generazione “Archangel Ph. C-HD”, grazie al quale è possibile realizzare un remastering in tempo reale e ottenere la pulizia audio/video modificando i livelli di colore e luminosità e riducendo i rumori di fondo. Il comparto extra, affidato al secondo disco, mette a disposizione tre contributi di pregio. Il documentario Bertolucci secondo il cinema (62 minuti), realizzato da Gianni Amelio sul set di Novecento, è fruibile integralmente per la prima volta in home video: un’ora di backstage d’autore, in grado di riflettere l’importanza, le difficoltà e la magia del capolavoro nel suo divenire. Nello speciale Bertolucci e Novecento (28 minuti) l’autore racconta la genesi, il casting e le vicissitudini legate alla realizzazione dei due atti, mentre in Bertolucci. Il cinema e l’Italia parla a ruota libera della sua visione del Belpaese di ieri, oggi e domani. Dalla politica alla società, dalla Settima arte alla televisione, in dieci minuti sono condensate visioni e riflessioni eterogenee. E soprattutto, libere. In questo breve ma significativo contributo viene svelato come il sogno di un Atto III sia stato definitivamente accantonato ma, qualora Bertolucci avesse voluto realizzarlo, avrebbe scelto come ambientazione la Puglia di Nichi Vendola. I cofanetti Dall’Angelo sono comunque la pregevole punta di un iceberg di celebrazioni, volte a sancire il 35° compleanno di Novecento sotto la bandiera del 150° dell’Unità d’Italia, che coinvolgono anche la programmazione Tv. Nelle giornate del 16 e 17 marzo 2011, infatti, La7d propone i due atti del capolavoro, rispettivamente alle 23.10 e alle 23. Replica affidata a Sky Cinema 1, con una maratona dalle 21.10 alle 2.30 di giovedì 17. I capolavori non muoiono mai. 

    (Cofanetto Novecento - 2 Blu-Ray - di Bernardo Bertolucci, Ita/Fra/Ger 1976, durata film: 302 min, durata extra: 110 min circa, Dall'angelo, prezzo € 26,90)

    Claudio Bartolini
  • Album di emozioni

    Amava dire, Fellini, che «il film si scrive con la luce». E forse da qui nasce quella sorta di invidia, come lui stesso la definisce, che Bertolucci cova verso gli scatti “rubati” sui suoi set da fotografi di scena del calibro di Angelo Novi, Maria Ludovica Parolini, Alessia Bulgari e Séverine Brigeot. Fermi-immagine sublimi, i loro, che ora Marcello Garofalo immortala in Bertolucci Images, un appassionato “album delle emozioni” (Silvana Editoriale, pp. 168, € 30) propiziamente inaugurato da La commare secca e magnificamente chiuso da una pellicola come The Dreamers. In questo modo si va a colmare il vuoto lasciato da un lavoro altrettanto splendido anche se datato, e cioè Scenemadri (Ubulibri, pp. 304, € 30,99). Fermo infatti a L’ultimo imperatore, il volume porta la firma di Enzo Ungari, autore anche di Proiezioni private (Editrice Il Castoro, pp. 216, € 15,50), purtroppo però difficile da reperire. È sempre la nota casa editrice milanese, poi, a pubblicare un altro titolo chiave all’interno della bibliografia dedicata al grande maestro parmense. Suo, infatti, è il libro Bernardo Bertolucci di Stefano Socci (pp. 136, € 10,90), che riesce a ricomporne schizofrenie apparentemente inconciliabili (i kolossal con le opere più riflessive, per esempio) senza per questo rinunciare a un inconfondibile smalto di sogno e utopia. E ancora. Sempre sull’argomento, non si può tralasciare un’opera mignon ma pregna come Bernardo Bertolucci. La certezza e il dubbio che Fabien S. Gerard ha curato per Cinemazero (pp. 288, € 10) con l’obiettivo di restituirne anche le oscillazioni e i dubbi. Inseriti in contesti più ampi, invece, sono gli approfondimenti su Bertolucci presenti in due testi come Gli italiani di Hollywood (Silvia Bizio, Gremese Editore, pp. 160, € 22,95) e Dal Tibet a Hollywood (Alessandro Izzo, Aracne Editrice, pp. 204, € 12). 

    Erica Re
  • Il sognatore

    Il critico raramente sa trasmettere il piacere del testo. Per fortuna si può recuperare con questi scritti di Bernardo Bertolucci, che invitano a riscoprire Il piacere di Max Ophüls, dalla cui visione confessa a più riprese di essere stato emotivamente sopraffatto. Ma si parla anche di tanti argomenti dimenticati (o citati a caso): marxismo, cinema dialettico, Pasolini, necessità di tradire un libro mentre lo si filma, spocchie giovanili. Resta che «il film è capito davvero solo da chi lo fa, tecnici compresi». Che abbia ragione?

    (La mia magnifica ossessione. Scritti, ricordi, interventi (1962-2010) di Bernardo Bertolucci, a cura di Fabio Francione e Piero Spila, Garzanti, pp. 296, € 18)

    Pietro Lanci

Filmografia di Bernardo Bertolucci

A cura di Marcello Garofalo

  • La commare secca

    Un esordio su soggetto pasoliniano (una storia di “ragazzi di vita” implicati in un caso di omicidio), che già rivela i tratti di una precisa personalità: carrelli sinuosi, uso emozionale della musica e flashback contraddittori che rimandano al Rashomon di Kurosawa per poi chiudersi su una lapidaria citazione letteraria (da Gioachino Belli). Il cordone ombelicale con Pasolini, il suo padre spirituale, è subito tagliato di netto. 

  • Prima della rivoluzione

    Il primo film completamente “bertolucciano” ove Stendhal, Talleyrand, Marx e Verdi sono i numi tutelari di una vicenda con protagonista un giovane borghese (parmigiano) che cerca di sfuggire al suo mondo per entrare in quello del proletariato. Prevarrà in lui la “dolcezza del vivere”. La storia di un incesto (tra zia e nipote) come “educazione sentimentale” e presagio di un fallimento politico di là da venire. Profetico. 

  • Partner

    Scontro rivoluzionario tra un intellettuale (che insegna teatro a Roma), il suo doppio, e la società del benessere. Ispirato a Il sosia di Dostoevskij, girato nei giorni del Maggio francese, è stato definito dallo stesso regista «un film schizofrenico su uno schizofrenico». Grottesco, vitale, imploso, stilizzato e adeguatamente folle, con effetti speciali “fatti in macchina”. Da riscoprire. 

  • Strategia del ragno

    Uno dei primi film-film prodotti dalla Rai il cui spunto deriva da un breve racconto di Borges, Tema del traditore e dell’eroe. A Tara, un misterioso luogo della Bassa Padana, un figlio scopre una dolorosa realtà sulla figura paterna, ma una volta conosciuta la verità non può divulgarla: gli eroi devono restare tali. Onirico, ispiratissimo e compatto, segna anche l’inizio della collaborazione tra Bertolucci e il direttore della fotografia Vittorio Storaro. 

  • Il conformista

    La memoria è quella del cinema americano e francese degli anni 30, il soggetto è da un romanzo di Alberto Moravia. Il conformista Marcello Clerici cerca l’«illusione della normalità» e mette in discussione l’intera scala di valori vacui in cui galleggia, rendendosi colpevole di un brutale assassinio e interrogandosi, nel finale, alla luce di una fiamma sul suo percorso di vita. Un cult movie di rara eleganza con dialoghi che sorprendono, una fotografia (Storaro) da manuale, un trio di attori perfetti (TrintignantSanda-Sandrelli) e un rivoluzionario montaggio di Kim Arcalli. Adorato anche da Coppola e Scorsese. 

  • Ultimo tango a Parigi

    Un uomo e una ragazza si incontrano in appartamento a Parigi, ma la loro storia d’amore è impossibile. Il critico Franco La Polla ha perfettamente sintetizzato il senso dell’opera: «Conosco pochi film così disperati che mettano in scena addirittura due disperazioni, quella di un’età matura che perde ogni sovrastruttura di riferimento e quella di un’età giovane che ancora non ha acquisito nulla di ciò che inevitabilmente dovrà perdere». Per le sue traversie censorie e per il suo valore assoluto, Ultimo tango è una pietra miliare della Storia del Cinema. Il Divo Brando si espone per la prima e unica volta senza maschera. 

  • Novecento: Atto I

    Il figlio del padrone e quello del contadino, nati lo stesso giorno del 1900, assistono alle lotte di classe, ai crimini fascisti, alla Liberazione. Da vecchi si ritrovano ancora l’uno accanto all’altro, amici-nemici come sempre sono stati. Undici mesi di riprese, un cast internazionale come mai più avremmo potuto rinvenire in un film, il melodramma che reinventa la Storia tra prosa e poesia. «Il 25 aprile è un tuffo nel futuro e non una ricostruzione storica del passato» (Bertolucci): è cinema-cinema che osava sfidare qualsiasi convenzione. Per i “ragazzi del ‘77” il loro film-vita.

  • La luna

    Road movie psicologico tra una madre (cantante lirica) e un figlio tossicodipendente in cerca della figura paterna. Lieto fine con l’unità familiare finalmente ristabilita, anche se la “messa in scena” lirico melodrammatica è ancora in atto. Un “ballo in maschera” con personaggi “bigger than life” e una scena madre indimenticabile, col tetto del cinema che si apre e ci mostra la luna. Camei di Roberto Benigni nel ruolo di uno strampalato tappezziere e di Carlo Verdone come direttore di Caracalla.  

  • La tragedia di un uomo ridicolo

    Un “mystery “ padano sull’enigma di un figlio “morto rapito e resuscitato” e ancora un Padre (un gigantesco Tognazzi premiato a Cannes con la Palma d’oro) protagonista della storia, che si muove contro le regole standardizzate delle consuetudini narrative del genere, mostrandoci ciò che convenzionalmente ci viene nascosto e viceversa, con squarci improvvisi nel grottesco. Un film sul presente degli Anni di Piombo. 

  • L'ultimo imperatore

    Difficile immaginare una parabola di vita più emblematica: Pu Yi, l’ultimo despota imperiale della Cina, da sovrano assoluto a giardiniere del suo stesso Palazzo, resistendo ai venti impetuosi della Storia e incarnando la più tormentata delle metamorfosi. Il ritratto di un bambino solo che non diventerà mai veramente adulto. Tecnicamente e stilisticamente impeccabile, conquista ben nove premi Oscar, unico film diretto da un italiano a conseguire questo primato. 

  • Il tè nel deserto

    Disavventure esistenziali di due coniugi americani nel Nordafrica di fine anni 40. Lui muore di febbre tifoidea, lei si lascia amare da un tuareg, poi torna a Tangeri e (forse) alla civiltà. Dal cult book di Paul Bowles, quasi vent’anni dopo Ultimo tango a Parigi, Bertolucci torna a offrire a una coppia un ruolo centrale, per parlarci dell’impossibilità «dell’amore dentro l’amore» e della grande illusione di credere tutto senza fine. È lo stesso Bowles, in un memorabile finale, a offrire a una superlativa Debra Winger una nuova possibilità di vita. 

  • Piccolo Buddha

    Un bambino yankee potrebbe essere la reincarnazione del Buddha e col padre da Seattle si reca in Nepal per appurare la verità; al piccolo intanto viene raccontata la storia di Siddharta, il principe che abbandonò le ricchezze per scendere nel mondo a cercare il Nirvana nell’ascetismo e diventare l’Illuminato… Una favola morale in cui passato e presente si rincorrono senza ansia per poi fondersi nei due tempi e sconfiggere l’Ego. Tra il fasto di Cecil B. DeMille e l’ascetismo del Francesco rosselliniano, si intravede una “via di mezzo”, celebrando l’elogio della compassione. 

  • Io ballo da sola

    «La bellezza ferisce il cuore» era la frase di lancio del film. La storia di una educazione sentimentale: una ragazza americana, dopo la tragica morte della madre, arriva in Italia (nel “Chiantishire”) alla ricerca del padre e, ospite di alcuni amici di famiglia, incontra nella loro villa personaggi strani e affascinanti in grado di spalancarle le porte di una vita nuova, nonché di esporla ai rischi e alle conseguenze della sua bellezza. Attraverso le luci contrastate di Darius Khondji, e la sensualità travolgente di Liv Tyler, Bertolucci realizza la sua Alice in Wonderland

  • L'assedio

    Fino a che punto si è disposti a lasciare a uno a uno i propri punti di riferimento per amore? È quello che si domanda Mr Kinsky, un pianista solitario che si innamora di Shandurai, una giovane straniera che ospita nel seminterrato, in cambio di lavoro domestico. Da un racconto di James Lasdun, un film che cerca di dare dei valori concreti al sentimento amoroso, lavorando su emozioni sottili che non deflagrano mai, salvo nel finale trasformarsi in un quieto e malizioso interrogativo. 

  • The Dreamers - I sognatori

    Tre ragazzi (due francesi e un americano) a Parigi nel 1968, reclusi in casa per giorni, discutono di cinema, rock e politica ed esplorano i loro corpi in un crescendo di sfide al rialzo: ma una sera, all’inizio della primavera, il mondo esterno reclama partecipazione, trasformando le loro “fantasticherie” in ideali. I “sognatori” sono quelli che per forza, prima o poi, scelgono anche di vivere. Senza rimpiangere nulla.

Articolo inserito in Speciale Bernardo Bertolucci

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