Una rossa tutta d’oro

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Giulio Sangiorgio dice che Io e te è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 03:00.

Cinema e potere, un rapporto intricato e complesso. Ve ne parliamo su FilmTv n° 50 in uno speciale. Qui trovate la recensione della prima stagione di The Crown​, una delle serie citate nello speciale.

Questo articolo è stato scritto dopo la strage al Bataclan di Parigi, nel novembre 2015. Lo riproponiamo dedicandolo a Johnny Hallyday, scomparso il 6 dicembre scorso a 74 anni, e alla sua idea di rock...

Sarà proiettata al #TFF35 la serie d'autore Tokyo Vampire Hotel , ma Sion Sono è un habitué della rubrica Scanners. Vi proponiamo Himizu e vi consigliamo di scoprire tutti gli altri inediti.

Mentre Sky Atlantic HD trasmette la terza stagione di Gomorra - La serie, riproponiamo la riflessione che il giornalista-scrittore fece in esclusiva per Film TV sull’importanza di una fiction televisiva che a trent'anni dalla prima Piovra ha di nuovo il coraggio di raccontare la criminalità organizzata. Un “sistema” che anche il suo libro ZeroZeroZero, a sua volta destinato a ispirare un'altra serie tv diretta da Stefano Sollima, ha saputo descrivere nei suoi connotati transnazionali.

Visconti e il lato positivo della censura, ovvero quando Gianni Amelio vide per la prima volta Rocco e i suoi fratelli .

La citazione

«Se una rana avesse le ali non sbatterebbe tante volte il culo per terra (John McCabe)»

scelta da
Emanuela Martini

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Servizio pubblicato su FilmTv 05/2013

Una rossa tutta d’oro


Jessica Chastain fu protagonista nel 2013 di Zero Dark Thirty, dove interpreta un’agente della Cia inflessibile, sulle tracce di Osama Bin Laden. Ritratto di una delle attrici migliori del momento, destinata per i suoi ruoli iconici a imprimersi nella memoria collettiva.

Se le prime luci del 2013 l’hanno sorpresa con un Golden Globe alla mano e un Oscar già scritto a matita sulla carta, l’ultimo biennio cinematografico sarà ricordato come il Jessica Chastain Film Festival. Una decina di titoli (griffati e pluripremiati), un abbacinante ton sur ton ricorrente (fulva chioma ondulata su prestigioso red carpet), non ultimo lo spot di un profumo (Manifesto di Yves Saint Laurent, diretto da Nicolas Winding Refn). Jessica indossa quotidianamente il suo manifesto: scegliere ruoli sfidanti, affermarsi come attrice e non come celebrità, contribuire all’armonia del mondo abolendo dalla sua dieta ogni cibo di origine animale, investire nella crescita professionale accogliendo nel suo vocabolario l’aggettivo «spavalda» - da intendersi come intrepida più che sfrontata. Interprete carismatica in vesti frizzanti e sopra le righe (The Help, che lo scorso anno le ha fruttato una nomination dell’Academy) come in panni di quotidiana, apocalittica inquietudine (Take Shelter, dove fronteggiava la tempesta disgelando il pungente sguardo ceruleo), la Chastain è tra i volti cinematografici più elegantemente imponenti della sua generazione. Non sappiamo con certezza quale sia, la sua generazione, poiché la ragazza ci tiene a preservare il mistero attorno all’anno di nascita. Dai registri della Juilliard School di New York, che ha frequentato dal 1999 al 2003 col patrocinio di Robin Williams, risulta una splendida 35enne. La sua fioritura relativamente tardiva, nel prato hollywoodiano di 20enni astri già più che nascenti, è compensata da un’attività frenetica ma ponderata. Buffo pensare che all’inizio le venissero proposte sempre la vittima e/o la psicotica, lei che in Zero Dark Thirty dà prova definitiva di un equilibrio magistrale. Nell’ultima fatica di Kathryn Bigelow, Jessica è Maya, agente della Cia stoicamente impegnata nella cattura di Bin Laden. Ha cercato le venature della donna realmente esistente (ma irrintracciabile: la sua identità è tuttora segreta) senza però metterla totalmente allo scoperto. Al contrario, la Chastain si scopre molto: pur tenendo i nervi saldissimi per due ore e mezza di caccia all’uomo intervallata da compromessi etici, schianti letterali e deflagrazioni viscerali. Regala un’interpretazione lucida e umanissima, percorsa di tensioni epidermiche che confluiscono in un climax di reattività. E quando si scioglie in composte lacrime, viene da chiedersi se anche stavolta, alla fine delle riprese, abbia pianto. Perché Jessica Chastain è un’attrice che fa fatica a lasciar andare, ogni ultimo giorno di set è un breve singhiozzo asciugato nella roulotte deputata a trucco & capelli. Sarà arduo empatizzare con James McAvoy nel dittico che li vede (non più) insieme: The Disappearance of Eleanor Rigby, due film per il duplice punto di vista su una separazione. Spesso sfortunata in amore, quando trova un’unione solida Jessica deve difenderla dai fantasmi: accadrà in La madre, horror prodotto da Guillermo del Toro sulla (mostruosa) immortalità del legame materno. Dove un’inedita Chastain corvina adotta le nipotine orfane del fidanzato. Nella vita Jessica ha adottato un cane senza una zampa, insieme fanno lunghe passeggiate a Venice Beach. Decisamente più sicuro, almeno finché la gente non inizierà a riconoscerla per strada e a darle il tormento. Possiamo scommettere che la sua serenità durerà poco.

  • Schermi in conflitto

    Scorrendo la filmografia relativa alla recente guerra in Afghanistan, ci si rende conto di quanto tempo il cinema, specie quello hollywoodiano, abbia impiegato per metabolizzare prima, e rielaborare poi, una risposta visiva a ciò che invece il piccolo schermo da più di dieci anni ci sta (in parte) offrendo. Il primo titolo importante sull’argomento è stato firmato da Michael Moore nel 2004, il contestatissimo Fahrenheit 9/11, il cui obiettivo dichiarato era di inchiodare George W. Bush alle sue responsabilità, specie in politica estera. Poi abbiamo dovuto aspettare ben tre anni per vedere Leoni per agnelli (dolorosa quanto lucida analisi di Robert Redford sulle connivenze tra potere politico, militare e mediatico) e altri due per Brothers di Jim Sheridan (sull’effettiva possibilità di tornare a una vita “normale” dopo gli orrori afghani). Nel 2012, a distanza di poco più di un anno dall’uccisione di Osama Bin Laden, due pellicole ne ricostruiscono i fatti: Zero Dark Thirty e Code Name: Geronimo di John Stockwell.

    Erica Re
  • L’asset nella manica

    Edgar Ramírez  entra in azione massiccio, in un bugigattolo chissà dove a Peshawar, in Pakistan. Forse si chiama Larry. È uno degli agenti operativi Cia con i quali Maya (Jessica Chastain, in alto a destra) cerca da anni di intercettare Osama Bin Laden in Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow. In particolare, a “Larry” viene chiesto di blindare Abu Ahmed, presunto corriere di Al Qaeda, ufficiale di collegamento tra Osama e il resto del mondo. Ramírez, come dimostrano altri suoi film, è un ideale “asset nella manica” dove asset sta a indicare l’ufficiale operativo del National Clandestine Service della Cia. Venezuelano, classe 1977, figlio di un ufficiale dell’esercito a lungo in servizio nelle ambasciate, Ramírez cresce tra Caracas, New York e Vienna, infatti parla perfettamente inglese e tedesco. Ma se la cava bene anche con il francese e l’italiano. Un talento nelle lingue sfruttato alla grande da Olivier Assayas in Carlos (2010), 5 ore e 30 minuti di produzione televisiva rivoluzionaria dove l’attore interpreta il terrorista internazionale più famigerato di sempre, Ilich Ramírez Sánchez detto appunto Carlos, anch’egli venezuelano d’origine. Per questo ruolo complesso e sfaccettato Ramírez vince il César come Miglior Promessa. La prima volta che vedendolo sul grande schermo con un sobbalzo ci siamo domandati: «Ma da dove salta fuori questo tizio!?» è in The Bourne Ultimatum. Il ritorno dello sciacallo (2007), dove interpreta l’asset incaricato di uccidere Jason Bourne, e da questi risparmiato dopo un memorabile inseguimento automobilistico. Fisico del ruolo, notevole versatilità, talento riconosciuto da tutti (Guillermo Arriaga e Alejandro González Iñárritu lo scoprirono vedendo una telenovela venezuelana e per un soffio non lo scritturarono per Amores Perros), Edgar ha dichiarato di apprezzare in particolare i film d’azione, dove «mettere alla prova prima di tutto il corpo». Lo si vede in Zero Dark Thirty, perché “Larry”parla poco ma agisce presto, nonostante lo scetticismo iniziale. La sua potrebbe essere una caccia ai fantasmi, ma a essere importante è la caccia. I fantasmi lasciamoli a Maya.

    Mauro Gervasini
  • Ombre di guerra

    Fra i tanti titoli disponibili sulll’Afghanistan, sembra decisamente prevalere la tendenza a raccontarne il dramma umano, con tutti i risvolti sociali e civili che ne sono derivati. Pochi, invece, sono i libri (per lo meno quelli pubblicati in Italia) che si sobbarcano lo scomodo onere di spiegarne le cause politiche ed economiche. Tra questi, spiccano senza dubbio La guerra segreta della Cia (Rizzoli, 2008, pp. 829, € 13) del Premio Pulitzer Steve Coll (che si addentra nel “Grande Gioco” messo in atto a quelle latitudini), Afghanistan. Il crocevia della guerra alle porte dell’Asia (Editori Riuniti, 2007, pp. 119, € 10) di Emanuele Giordana (incentrato sulla posizione estremamente strategica del Paese) e Talebani. Islam, petrolio e il grande scontro in Asia Centrale (Feltrinelli, 2010, pp. 364, € 10) di Ahmed Rashid (che scandaglia il ruolo e l’influenza anche sulla politica americana). Più attenti al popolo e alla cultura afghana sono invece Il futuro dell’Afghanistan (Franco Angeli, 2011, pp. 208, € 49) a cura di Alberto Gasparini e Giandomenico Picco, e Afghanistan conteso. Il sogno del ritorno (Giunti Editore, 2003, pp. 128, € 48) di Pia Ranzato. Un discorso a parte merita poi Ombre di guerra (Contrasto, 2009, pp. 200, € 29), splendida raccolta di 90 scatti che la nota agenzia fotografica ha assemblato per scuotere i cuori e le coscienze sui pricipali conflitti mondiali. Evidente che l’Afghanistan sia uno dei protagonisti. 

    Erica Re

Filmografia ragionata di Jessica Chastain

A cura di Chiara Bruno

  • Coriolanus

    Quando Jessica marinava la scuola andava al parco a leggere Shakespeare. Il debutto registico di Ralph Fiennes la vuole nei panni di Virgilia, per John Ruskin «il più adorabile tra i personaggi femminili shakespeariani». Per Jessica l’amalgama di grazia, fermezza e compassione. Leggiadra, forte e silenziosa. 

  • Take Shelter

    Jessica e la tempesta. Tempesta (im)perfetta, madre di lampi terminali, sogno ricorrente del marito Michael Shannon che si costruisce un rifugio sotterraneo. Lei gli chiede di aprire la porta, ma la luce è un abbaglio. La Chastain, sguardo sgomento ma nitido nel ciclone, è amore incondizionato anche quando incompreso. 

  • The Color of Time

    l mondo interiore di C.K. Williams, in un racconto per immagini (di undici registi differenti, supervisionati da James Franco) che si animano delle parole del poeta. Jessica Chastain è la madre, incorniciata dalla luce solare che non rende meno distante il presagio incombente della morte. Al Festival di Roma 2012.

  • Zero Dark Thirty

    Opera controversa, profondamente segnata dall’appassionata intransigenza delle figure femminili, attraversa le fasi dell’operazione durata un decennio. La Chastain non molla, e denuncia l’immobilismo dei superiori evidenziando con rabbia i giorni che passano inerti: pennarello rosso su vetro. 

  • La madre

    Exploit al botteghino Usa (dove è uscito il 18 gennaio 2013), l’horror prodotto da Del Toro soffoca la Chastain tra quattro mura abitate da irrequieti spiriti. Le due bambine che ha adottato sono cresciute nel bosco, e quando chiamano la mamma non si riferiscono a lei... In Italia dal 28 febbraio 2013.

  • La scomparsa di Eleanor Rigby - Loro

    Lui è James McAvoy, lei è Jessica Chastain. Lei è Eleanor Rigby, che scompare dalla vita del marito per tornare a vivere coi suoi, dando origine a un film doppio (girato contemporaneamente), come doppio è lo sguardo sull’unione che i vicini avrebbero definito indissolubile. 

Articolo inserito in Speciale Detroit

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