Video Killed the Radio Star?

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Sergio M. Grmek Germani dice che La lotta dell'uomo per la sua sopravvivenza è il film da salvare oggi in TV.
Su Rai3 alle ore 01:30.

Dal 1° aprile sbarca su Netflix una delle comedy più stratificate e divertenti degli anni dieci: dal Dan Harmon che poi creerà Rick & Morty, la vicenda di sette outsider diversissimi che stringono amicizia formando un gruppo di studio nella scalcagnata università pubblica di Greendale. Qui vi riproponiamo la recensione della quinta stagione, che ne ripercorre la faticosa e altalenante vicenda produttiva.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo di carriera pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

Un ricordo di Emir Kusturica e di un equivoco lungo un festival e oltre.

La citazione

«Non è più possibile parlare d'arte escludendo la scienza e la tecnologia. Non è più possibile analizzare i fenomeni fisici escludendo le realtà metafisiche. (Gene Youngblood)»

scelta da
Simone Arcagni

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Servizio pubblicato su FilmTv 09/2020

Video Killed the Radio Star?


Intervista a Gianni Mura

Èil giornalista sportivo più autorevole in circolazione. Una carriera di primo piano, da quando entrò in “Gazzetta” a metà degli anni 60. Da lì ha poi proseguito con “Epoca”, “L’occhio” e infine, dalla sua nascita, “la Repubblica”. Ha raccontato lo sport, soprattutto calcio e ciclismo, in tutte le sue manifestazioni, dalle imprese agonistiche ai ritratti di campioni e gregari. La sua rubrica Sette giorni di cattivi pensieri è un must. Ama molto la gastronomia (celebre la sua rubrica Mangia e bevi su “Il Venerdì di Repubblica”), segue con competenza e passione la canzone, nel suo versante soprattutto cantautorale; e ha scritto anche qualche romanzo di successo. Proprio a lui quindi viene spontaneo chiedere come fossero quegli anni in cui la radio cominciò a esplorare il mondo del calcio domenicale, portando le partite in diretta nelle case degli italiani.

Gianni Mura, quali i ricordi di quel tempo?
Ho ricordi positivi, anche dal punto di vista economico: per esempio ci fu un boom di radioline transistor, che finirono anche in una canzone di Jannacci. Non eravamo abituati ad ascoltare la radio per strada, fu sicuramente un cambiamento delle abitudini. Il calcio alla radio portava forti emozioni, lo vedevi dalla reazione delle persone che ascoltavano la cronaca della partita, spesso con la radiolina incollata all’orecchio: io ero ovviamente uno di quelli, ero affascinato dal rumore che arrivava dallo stadio, c’era quell’attimo in cui capivi che qualcuno aveva segnato, magari con un’interruzione da un altro campo di gioco, ma non sapevi ancora chi: una suspense straordinaria. Era un calcio immaginato, non ci possono essere paragoni con l’oggi. Tutto il calcio minuto per minuto ebbe un successo immediato: prima bisognava aspettare la sera e andare in qualche bar a vedere se avevano esposto i tabelloni con i risultati per la schedina, che forse i giovani d’oggi non conoscono nemmeno. Era un’Italia che coinvolgeva un tessuto popolare che sognava i gol della propria squadra e una vincita al Totocalcio: erano gli anni del Boom e della speranza, e il Totocalcio era una possibilità di vedere soddisfatti i propri sogni. All’inizio, quando la trasmissione debuttò, e fu così anche per diversi anni in seguito, si cominciava dal secondo tempo, tanto che i giornali stampavano perfino i calendari con le doppie caselle, perché la gente segnava, annotava, catalogava, archiviava. Oggi si può trovare qualsiasi dato statistico in un attimo, una volta era tutto fatto in casa.

La radio insomma era già allora mitica, a differenza della tv che non è mai riuscita a esserlo.
Non ricordo chi l’ha detto, ma la radio è l’erotismo e la tv la pornografia. La radio stimolava l’immaginazione: il gol descritto diventava diverso nella testa di ciascuno, ognuno a suo modo visualizzava il suo gol prima ancora di vederlo in televisione. Le immagini disturbano la fantasia.

E poi si giocava tutti insieme, un particolare tutt’altro che trascurabile. Ore 14.30, con aggiornamento a seconda delle stagioni, fischio d’inizio per tutti.
Sì, c’era una ritualità in tutta Italia: a quell’ora precisa tantissimi italiani si collegavano. Oggi invece ognuno gioca in un orario diverso. All’epoca in strada c’erano tipologie diverse di ascoltatori: chi era solitario e chi ascoltava in gruppo facendo il tifo in piazza, come allo stadio. Un attento osservatore avrebbe raccolto materiale abbondante per uno studio.

E poi le voci, quasi tutte indimenticabili, uniche. Oggi sembrano tutte comunque più anonime.
Un po’ è dovuto anche all’effetto nostalgia rispetto a un tempo che non può tornare, un vago rimpianto, almeno nella mia generazione, per la giovinezza. C’erano voci per cui avevi simpatia. Quelle di Ameri e Ciotti erano sicuramente le più famose, molto diverse tra loro: erano un po’ come l’Inter e il Milan, ognuno aveva le sue preferenze. Con Ciotti poi c’era la passione di giocare a calcio, della musica... Ha scritto anche delle canzoni, come Veronica per Jannacci. Oggi non riesco a trovare una voce che mi dia la stessa sensazione.

La tv quindi ci ha tolto un po’ di poesia...
Oggi si sa tutto, troppo. Si vede un gol mille volte, si entra perfino negli spogliatoi prima di giocare, cosa che mi sembra sempre una violazione del privato. Ma poi chi se ne frega? Io continuo a voler bene alla radio: quando mi invitano ci vado volentieri, sono libero di parlare, di vestirmi come voglio, senza stare troppo attento a mille altre cose. La televisione impone troppe attenzioni. Viva la radio!

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