Video Killed the Radio Star?

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Dario Stefanoni dice che La scimitarra del saraceno è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 06:30.

Si sta trasformando il dibattito su un tema maledettamente serio come il razzismo nella solita farsa. Per una volta, però, non siamo solo noi italiani a sfidare il senso del ridicolo, visto che una catena di supermercati svizzera ha deciso di ritirare i mitici Moretti solo perché si chiamano così. Ai Moretti Tommaso Labranca dedicò un suo Collateral nel 2011, urgente e formidabile oggi più di ieri.

Su Film Tv n° 23 abbiamo dedicato un Serial Graffiti all'universo di True Detective . Qui vi riproponiamo la recensione della prima stagione.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo di carriera pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

La citazione

«Guardatevi da tutte le imprese che richiedono vestiti nuovi (H.D. Thoreau)»

scelta da
Carolina Crespi

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Servizio pubblicato su FilmTv 09/2020

Video Killed the Radio Star?


Intervista a Gianni Mura

Èil giornalista sportivo più autorevole in circolazione. Una carriera di primo piano, da quando entrò in “Gazzetta” a metà degli anni 60. Da lì ha poi proseguito con “Epoca”, “L’occhio” e infine, dalla sua nascita, “la Repubblica”. Ha raccontato lo sport, soprattutto calcio e ciclismo, in tutte le sue manifestazioni, dalle imprese agonistiche ai ritratti di campioni e gregari. La sua rubrica Sette giorni di cattivi pensieri è un must. Ama molto la gastronomia (celebre la sua rubrica Mangia e bevi su “Il Venerdì di Repubblica”), segue con competenza e passione la canzone, nel suo versante soprattutto cantautorale; e ha scritto anche qualche romanzo di successo. Proprio a lui quindi viene spontaneo chiedere come fossero quegli anni in cui la radio cominciò a esplorare il mondo del calcio domenicale, portando le partite in diretta nelle case degli italiani.

Gianni Mura, quali i ricordi di quel tempo?
Ho ricordi positivi, anche dal punto di vista economico: per esempio ci fu un boom di radioline transistor, che finirono anche in una canzone di Jannacci. Non eravamo abituati ad ascoltare la radio per strada, fu sicuramente un cambiamento delle abitudini. Il calcio alla radio portava forti emozioni, lo vedevi dalla reazione delle persone che ascoltavano la cronaca della partita, spesso con la radiolina incollata all’orecchio: io ero ovviamente uno di quelli, ero affascinato dal rumore che arrivava dallo stadio, c’era quell’attimo in cui capivi che qualcuno aveva segnato, magari con un’interruzione da un altro campo di gioco, ma non sapevi ancora chi: una suspense straordinaria. Era un calcio immaginato, non ci possono essere paragoni con l’oggi. Tutto il calcio minuto per minuto ebbe un successo immediato: prima bisognava aspettare la sera e andare in qualche bar a vedere se avevano esposto i tabelloni con i risultati per la schedina, che forse i giovani d’oggi non conoscono nemmeno. Era un’Italia che coinvolgeva un tessuto popolare che sognava i gol della propria squadra e una vincita al Totocalcio: erano gli anni del Boom e della speranza, e il Totocalcio era una possibilità di vedere soddisfatti i propri sogni. All’inizio, quando la trasmissione debuttò, e fu così anche per diversi anni in seguito, si cominciava dal secondo tempo, tanto che i giornali stampavano perfino i calendari con le doppie caselle, perché la gente segnava, annotava, catalogava, archiviava. Oggi si può trovare qualsiasi dato statistico in un attimo, una volta era tutto fatto in casa.

La radio insomma era già allora mitica, a differenza della tv che non è mai riuscita a esserlo.
Non ricordo chi l’ha detto, ma la radio è l’erotismo e la tv la pornografia. La radio stimolava l’immaginazione: il gol descritto diventava diverso nella testa di ciascuno, ognuno a suo modo visualizzava il suo gol prima ancora di vederlo in televisione. Le immagini disturbano la fantasia.

E poi si giocava tutti insieme, un particolare tutt’altro che trascurabile. Ore 14.30, con aggiornamento a seconda delle stagioni, fischio d’inizio per tutti.
Sì, c’era una ritualità in tutta Italia: a quell’ora precisa tantissimi italiani si collegavano. Oggi invece ognuno gioca in un orario diverso. All’epoca in strada c’erano tipologie diverse di ascoltatori: chi era solitario e chi ascoltava in gruppo facendo il tifo in piazza, come allo stadio. Un attento osservatore avrebbe raccolto materiale abbondante per uno studio.

E poi le voci, quasi tutte indimenticabili, uniche. Oggi sembrano tutte comunque più anonime.
Un po’ è dovuto anche all’effetto nostalgia rispetto a un tempo che non può tornare, un vago rimpianto, almeno nella mia generazione, per la giovinezza. C’erano voci per cui avevi simpatia. Quelle di Ameri e Ciotti erano sicuramente le più famose, molto diverse tra loro: erano un po’ come l’Inter e il Milan, ognuno aveva le sue preferenze. Con Ciotti poi c’era la passione di giocare a calcio, della musica... Ha scritto anche delle canzoni, come Veronica per Jannacci. Oggi non riesco a trovare una voce che mi dia la stessa sensazione.

La tv quindi ci ha tolto un po’ di poesia...
Oggi si sa tutto, troppo. Si vede un gol mille volte, si entra perfino negli spogliatoi prima di giocare, cosa che mi sembra sempre una violazione del privato. Ma poi chi se ne frega? Io continuo a voler bene alla radio: quando mi invitano ci vado volentieri, sono libero di parlare, di vestirmi come voglio, senza stare troppo attento a mille altre cose. La televisione impone troppe attenzioni. Viva la radio!

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