Walter Leonardi: Coma Quando Fuori Piove e l’ispirazione cinematografica

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Walter Leonardi: Coma Quando Fuori Piove e l’ispirazione cinematografica


Si ride e ci si commuove in Coma Quando Fuori Piove, il nuovo spettacolo di Walter Leonardi scritto con Carlo G. Gabardini. Vincitore de I Teatri del Sacro 2017, è in scena al Teatro Elfo Puccini di Milano fino al 15 aprile. Abbiamo incontrato Walter Leonardi.

Un cinquantenne al volante della sua auto dà un passaggio a un misterioso autostoppista e si ritrova a parlare con lui del senso della vita. L’uomo è in realtà Dio e coadiuvato da due angeli impertinenti (che si autodefiniscono “dee”) contribuisce a fargli rivivere i momenti salienti della sua esistenza. Tra diretti, ganci e montanti l’uomo si rende conto di essere andato spesso al tappeto, perché se è vero che non bisogna mai abbassare la guardia, soprattutto quando il gioco si fa duro, i colpi ricevuti spesso non lasciano scampo (abbandoni, separazioni, lutti...). Si ride e ci si commuove in Coma Quando Fuori Piove, il nuovo spettacolo di Walter Leonardi che lo ha scritto con Carlo G. Gabardini (già coautore del precedente A-MEN gli uomini, le nuove religioni e altre crisi) e lo interpreta accanto a Flavio Pirini, Alice Redini e Paola Tintinelli. Vincitore de I Teatri del Sacro 2017, è in scena al Teatro Elfo Puccini di Milano fino al 15 aprile. Abbiamo incontrato Walter Leonardi.

Anche in questo caso trai spunto dalla tua storia personale e, arrivato a cinquant'anni, fai il bilancio della tua vita...
Sì, sono partito da due dati biografici: i miei cinquant'anni e la scomparsa, tre mesi prima del mio compleanno, di mia madre. Le due cose si sono fuse e mi hanno fatto riflettere. Il motore di tutto è stato anche il concorso dei Teatri del sacro per il quale avevo scritto una scheda al volo. Mi piaceva l'idea di un uomo che dà un passaggio a Dio che ha fatto autostop. Già in questo c'è l'idea del viaggio, della macchina e non ti nascondo che ho iniziato a scriverlo come se fosse la sceneggiatura di un film. La mia formazione artistica deve molto a titoli come Stranger Than Paradise di Jim Jarmusch, ma anche a altri più pop come The Blues Brothers, in cui il viaggio e la macchina sono ricorrenti. In questo caso mi sono immaginato un viaggio di un uomo con Dio, diretti verso Comacchio.

Una meta non molto frequentata dal cinema...
È una cittadina stupenda, una Venezia in miniatura con tre canali e basta. È davvero un posto bellissimo perché era una delle repubbliche marinare, si affaccia sull'Adriatico, era un importante polo sulla via della seta, molto ricco per il commercio. Per arrivarci attraversi tutta la Pianura Padana - che adoro: hai l'orizzonte lontanissimo perché è tutto piatto - e di pomeriggio hai il sole alle spalle perché è a ovest e tu vai verso est e allora c'è una situazione che mi piaceva... Quindi, teoricamente, l’uomo e Dio dovrebbero fare questo viaggio anche se nello spettacolo non viene minimamente citato.

In Coma Quando Fuori Piove ti metti a nudo, penso alla scena con tua madre...
Dopo una notte di incubo mi sono svegliato e di getto ho scritto questa lettera a mia madre di due paginette che è diventato poi un monologo che ripercorre gli ultimi giorni della sua vita, giorni in cui sono stato con lei come mai ero stato in tutta la mia vita. È stata davvero un'esperienza totale, molto forte e molto impegnativa, infinitamente bella nell'ampio senso del termine con momenti molto forti, in senso positivo ma anche negativo.

C’è il dolore, ma anche il primo amore...
Sì, volevo fare una scena di innamoramento forte con i fiori che si piantano sul palco. Questa cosa dei fiori non è stata possibile, avendo un budget ridotto - e quando dico ridotto intendo molto ridotto - , e allora ci siamo inventati l'ombrello con i petali. Inizialmente l'immagine era di un uomo e una donna che si guardano uno da una parte e una dall'altra e cadono i fiori proprio a rappresentare la caduta nell’innamoramento, il falling in love dell'inglese o il tomber amoureux del francese. Mi piaceva molto la caduta, la gioia infinita che si prova anche perché per quindici anni ho parlato solo di fallimenti d'amore e penso fosse arrivato il momento di fare una cosa molto bella sull'amore.

Lo spettacolo della maturità è anche il tuo primo spettacolo corale, in cui quasi ti fai da parte...
È proprio così anche se ho scritto qualcosa come sedici monologhi che ho buttato. All'inizio del percorso non sapevo nemmeno se sarebbe stato un monologo o un dialogo con due attori. Poi mi sono detto che mi sarebbe piaciuto lavorare con Paola, Alice e Flavio. Allora ho provato a scrivere una cosa in questo senso. Ma di base c'è che mi piaceva scrivere una commedia, la mia prima, basata su segmenti spezzati. Ancora una volta la fonte d'ispirazione è stato il cinema.

A quali film hai pensato?
Harry a pezzi di Woody Allen e Aprile di Nanni Moretti, che cito palesemente con la storia della bottiglia da 75 cl. Il primo è uno dei miei film preferiti, ne conosco interi pezzi a memoria, così come gli stacchi, le inquadrature... Woody Allen lavora tantissimo sui piani sequenza e pochissimo sui primi piani ed è una cosa che nel cinema, e in particolare nella commedia, adoro. Lui, così come altri, sostiene che i primi piani nella commedia sono difficilissimi da usare e quasi penalizzanti... Inoltre in tutta la filmografia di Woody Allen c'è la paura di morire.
Di Aprile mi ricordavo il discorso del metro, riferito ai 40 anni, e l'ho rivisto in fase di scrittura. Quella di Moretti è una crisi più sociale e politica che interiore e spirituale, ma non è che le due cose si discostino molto, a parer mio. Comunque nella maggior parte dei film di Allen e di Moretti c'è questo andamento drammaturgico a segmenti, ci sono degli sketch che compongono tutta la storia, c'è un filo rosso in alto, però poi con delle parentesi che si aprono. Quindi quale situazione migliore che avere due dee accanto che ti fanno rivivere le scene clou della tua vita?

Parlaci degli attori-amici che ti affiancano e del perché li hai voluti. Partiamo da Alice Redini.
A parer mio, è una delle attrici maggiormente dotate della sua generazione e mi sono detto o adesso o mai più. Perché presto vince un premio e non si riesce più a fare una produzione con lei a queste cifre. L'ho conosciuta anni fa e l'ho vista in tanti spettacoli. Ha anche partecipato in più di un’occasione ai seminari che tengo sull'improvvisazione perché si diverte come una pazza a improvvisare e fa dei pezzi di una poesia pura e anche molto comici. Ecco, Alice è un’attrice che ha entrambe le corde, quella della tragedia e della commedia. Quindi a lei ci tenevo tanto, e ho subito pensato a lei per l'immagine dell'amore perché penso sia perfetta.

Paola Tintinelli?
Di Paola sono artisticamente innamorato dalla prima volta che l'ho vista in scena, saranno quasi vent'anni fa o poco ci manca in Mac e Beth assieme ad Alberto Astorri, con la parrucca bionda e la minigonna. Lei di solito interpreta personaggi un po' maschili che devo dire rende benissimo, però quando l'ho chiamata le ho detto che la volevo in gonna, senza quelle schifezze di scarpe, i pantaloni o la camicia da uomo. L'amore che ho per lei è per l’estrema fragilità che sa essere solo la poesia. È proprio una pagina di foglio di riso, iperfragile. Ha una qualità che non è per niente comune, è poetica in tutte le cose che fa, anche le foto che si è messa a fare agli specchi stradali sono poetiche... 

Flavio Pirini che nel suo sito si definisce «cantautore, attore, fumatore, predicatore»?
Lui è una sicurezza. Intanto psicologica perché è un amico mio e poi lavoriamo insieme ormai da quindici anni e nell'ultimo spettacolo che abbiamo fatto (fondamentalmente avevamo voglia di vederci, ndr) ha fatto un salto di professionalità molto forte. Per questo ho voluto provare a coinvolgerlo e si è rivelato meglio di quanto pensassi perché sta interpretando un personaggio e lo fa divinamente (e non lo dico a caso). Non è il suo debutto come attore perché ha fatto uno spettacolo dal titolo Showpero con Pasqualino Conti per la regia di Renato Sarti, ma molto basato sulla comicità, in cui non c'erano così tante situazioni come qui. E poi volevo avere un suo apporto anche musicale, che poi è rimasto solo sull'ultimo brano dello spettacolo - che in realtà fa da leitmotiv - che è una sua rivisitazione su un brano di Éric Satie che mi piace moltissimo. Coma Quando Fuori Piove è stato un lavoro molto collettivo, bellissimo.

Rimani dell'idea di farne un film?
Mi piacerebbe proprio tanto. Vediamo se riusciamo... 

A proposito di cinema, il 10 maggio ti vedremo in Si muore tutti democristiani, il film del Terzo segreto di satira.
Sì, è stato presentato lo scorso anno alla Festa del Cinema di Roma, dove è andato benissimo. Penso davvero sia un grande film. Sinceramente la prima volta che l'ho visto ho pensato che, da spettatore, ho trovata la stessa onestà intellettuale solo nei primi film di Nanni Moretti. Scusate se è poco...

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