Alberto Sordi

Cameraphoto, Alberto Sordi alla Biennale di Venezia del 1958 con il Nudo di Alberto Viani. Modena, AAF-Archivio Arte Fondazione Cassa di risparmio di Modena
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Alberto Pezzotta dice che La moglie più bella è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 12:20.

Ma siamo sicuri che Roma di Alfonso Cuaron meriti il successo che ha avuto? Il sassolino di Giona A. Nazzaro

In autunno dovrebbe arrivare anche in Italia la piattaforma streaming Disney+. Come funzionerà? Quante cose saranno già disponibili? Alice Cucchetti se lo chiede su FilmTv n° 12. Qui ci chiediamo: ci saranno quelli che voglion fare il jazz ?

Arriva una nuova rubrica dedicata alla stand-up comedy: su FilmTv n° 12 Nicola Cupperi inaugura Funny People , dedicata ai comedian e ai loro spettacoli reperibili in streaming. Vi proponiamo una panoramica di questo mondo, realizzata da Alice Cucchetti nel 2015.

Venerdì 22 marzo su Sky Atlantic comincia la quarta stagione di Gomorra - La serie . Su FilmTv n° 12 abbiamo intervistato Marco D'Amore, che in questa stagione è passato alla regia. Ricapitoliamo la terza stagione con questa recensione (e attenzione agli spoiler!).

La mia vita con John F. Donovan è l'ultimo film di Xavier Dolan, in arrivo (speriamo) a breve nelle nostre sale per Lucky Red. A lungo i film di Dolan sono stati invisibili in Italia, ma poi hanno cominciato ad avere una distribuzione in sala, homevideo e streaming. Oggi vi consigliamo di recuperare Laurence Anyways .

La citazione

«Life... don't talk to me about life...»

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Alice Cucchetti

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Sordi in chicche


Alberto Sordi è scomparso il 24 febbraio 2003, all’età di 82 anni. A Roma, ovviamente. Si tratta di una di quelle figure che non si dimentica mai di ricordare, come Totò, perché appartiene alla memoria condivisa. Aiuta la costante riproposizione televisiva dei suoi film, ma a questo giro ci piace invece segnalare una programmazione un po’ diversa. La piattaforma on line di cinema pay per view Chili ha l’esclusiva digitale di 14 titoli particolari, non insomma quelli stravisti a parte Un americano a Roma (1954) e Un giorno in pretura (1953) che però è un must riproporre comunque. Chicche come I tre aquilotti di Mario Mattoli, realizzato durante il Ventennio (anzi, il soggetto è di Vittorio Mussolini, benché firmato con lo pseudonimo-anagramma Tito Silvio Mursino), con il Nostro in un ruolo serio (è un aviatore decorato). Un pezzo raro. Come Il vento m’ha cantato una canzone, del 1947, discreto successo popolare dell’epoca, dove Sordi è musicista radiofonico, tra l’altro in anticipo sui tempi compare un’emittente privata. Sceneggiature del regista Camillo Mastrocinque, di Anton Giulio Majano e di uno dei nostri più grandi scenografi, Vittorio Nino Novarese, che si dilettava anche di scrittura. Misconosciuto, ma assolutamente da scoprire, è Il matrimonio di Antonio Petrucci, da un testo di Čechov, con Vittorio De Sica che vuole dissuadere il giovane Sordi dal prendere moglie (nella vita, come noto, non volle invece mai «mettersi un’estranea in casa»). Curiosità: nonostante una sceneggiatura italianissima (firmata, tra gli altri, da Luigi Filippo D’Amico) i nomi sono rimasti quelli dell’originale russo, per cui Albertone si chiama Ivan Vassilievic Lomov. Altra chicca (in questo caso letterale, dato che parliamo di un film ritrovato e ristampato solo nel 2003) è Lo scocciatore (via Padova 46) di Giorgio Bianchi (nel pacchetto Chili anche il più noto Il moralista, sempre con Sordi). A subire le molestie dello scocciatore nostro (un Albertone eccentrico) è Peppino De Filippo. Piccola posta (Steno, 1955) è un classico con una delle mie scene preferite di sempre (Sordi non c’entra però: è quella di Franca Valeri/Lady Eva che racconta la sua odissea «a Parigi, al Bois», in verità al mercato dei pizzicagnoli in borgata) mentre è molto interessante Domenica è sempre domenica di Camillo Mastrocinque, con il Nostro ossessionato dal Musichiere, al quale vorrebbe a tutti i costi partecipare. Concludono il pacchetto i gustosi Totò e i re di Roma (Monicelli e Steno, 1951), dove Sordi è il maestro elementare che boccia il Principe; Due notti con Cleopatra (Mario Mattoli, 1954); Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo (Mauro Bolognini, 1956), altra notevole rarità con cast assortito (Peppino De Filippo, Aldo Fabrizi, Gino Cervi) e Ladro lui ladra lei di Luigi Zampa, del 1958. Ve li consigliamo tutti!

In occasione del decennale dalla scomparsa del grande Sordi nazionale, maschera italiana per eccellenza, Film Tv pubblicò nel 2013 questo servizio corredato da filmografia. Lo riproponiamo oggi come parte dello speciale (on line e sulla rivista) legato alla proposta in esclusiva digitale della piattaforma pay per view Chili di 14 suoi titoli di culto

Prima, in lontananza, sentiamo il suo vocione baritonale.

Se per spalla s'intende quello che non fa ridere ma porge la battuta - il maggiordomo del comico - allora nessuno è stato meno spalla di Peppino De Filippo. Quando recitava in coppia con Totò era un gioco alla pari, e se una volta capitava a uno di prevalere sull'altro, un momento dopo i ruoli si ribaltavano. Nella sequenza (unico gioiello di un film modesto) del la lettera alla "malafemmina", non si sa se ammirare di più chi detta o chi scrive: nelle frenate. negli equivoci, nei sottintesi.

Uno dei film più amati di Albertone, uno dei suoi personaggi più indimenticabili. La locandina è di Emanuela Martini.

I comici di oggi sono simpatici e buoni. Qualcuno pretende anche di essere bello. E vogliono piacere a tutti, uomini, donne e bambini. che fanno botteghino. l comici di oggi scherzano coi fanti e portano ceri ai santi, essendo il loro punto di arrivo non il grande schermo del cinema ma il programma di prima serata alla tivù. l comici di oggi non sgarrano mai dal senso comune e prima di farci ridere pensano ad accattivarsi la nostra complicità. prima di farci ridere cercano la nostra compassione. l comici di oggi sono dei gran ruffiani.

Quando Mario Monicelli fu chiamato a dirigere La grande guerra aveva già fatto, da solo o con Steno, un certo numero di film ottimi, buoni o così così. Più un capolavoro, l soliti ignoti, che (destino delle commedie) a qualcuno sembrava acqua fresca. Secondo i parametri dell'epoca, Monicelli era un bravo artigiano affidabile, uno che conosce il mestiere e che per fortuna non ha grilli per la testa: con un copione che funziona, attori popolari, un po' di soldi, state tranquilli che si farà onore al botteghino.

Radiografia di un capolavoro della commedia all’italiana. Con Il vedovo Dino Risi, Alberto Sordi e Franca Valeri affrontano a modo loro i primi indimenticabili “mostri” del cosiddetto boom.

Qualche spettatore confonde la sceneggiatura con la scenografia: uno sproposito che fa sorridere e basta. Ma non è che sulla sceneggiatura e sulla scenografia gli addetti ai lavori abbiano le idee più chiare... Spesso si valuta una buona ambientazione dal vero (opera per lo più del regista o del caso) con lo stesso metro di un'elaborata costruzione in teatro di posa, dove l'estro dello scenografo è indispensabile.

In lingua napoletana si dice di uno che ostenta un'eleganza vanitosa, si crede chissà chi e se ne va in giro pavoneggiandosi perché tutti lo guardino. Nella lingua italiana è invece un tale che fa parte di un'associazione criminosa, "basata su una complessa rete di complicità, ricatti, 'delitti e violenze in genere a sfondo economico" (localizzata in Sicilia, avverte l'Enciclopedia Rizzoli... ). Nel film di Alberto Lattuada interpretato da Alberto Sordi, Mafioso vuol dire qualcosa di meno e qualcosa di più.

Non so che altro ci fosse da vedere in quel fine settimana del '63. Ma nel ricordo tutta la mia città era stipata dentro al Politeama Italia (seicento posti almeno) per un film con Alberto Sordi intitolato Il boom. Domenica al primo spettacolo la gente stava seduta per terra o in piedi contro le uscite di sicurezza, anche se fuori c'era una bella giornata di sole, l'ultima del mese di settembre. Ma Sordi faceva i pienoni a quel tempo.

Diceva John Huston che la sceneggiatura di un film è come una macchina dove ogni elemento ha la sua importanza e se non c'è niente fuori posto si mette in moto e cammina. Jean Renoir parlava invece di digestione lenta di un'idea: ogni storia si sviluppa per gradi dall'intuizione di partenza, è sempre in cammino fino all'ultimo momento. Non credo (aggiungeva) che un uomo sia piantato a terra come un albero, si muove e si muovono anche le sue idee. Qualche volta l'idea giusta non c'è ancora quando si comincia a scrivere, ma arriva strada facendo, basta saperla aspettare.

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Fausto, Riccardo, Alberto, Leopoldo e Moraldo, figli della piccola borghesia, sprecano la loro gioventù nell’ozio e nel vagheggiare sogni irrealizzabili. Il playboy Fausto tradisce la giovane moglie, Leopoldo ha velleità letterarie e Alberto si prende gioco di tutto e tutti; solo Moraldo, il più sensibile del gruppo, proverà a uscire dal circolo vizioso. «Perché non fanno niente tutto il giorno?» attaccava così il soggetto scritto da Fellini con Ennio Flaiano e Tullio Pinelli, autori di una sceneggiatura amara come il retrogusto di un carnevale andato a male.

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Otello Celletti riesce a farsi assumere come vigile tramite raccomandazione, ma combina guai uno dopo l’altro, sia quando è di manica larga, sia quando decide di essere fiscale, applicando rigorosamente il codice della strada nei confronti del sindaco.

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Ferroviere italiano emigrato nel deserto australiano cerca moglie per corrispondenza. Ovviamente gli si presenta una prostituta sotto mentite spoglie. Ma qualcuno la sgama... Pochi generi continuano a essere così misconosciuti come la commedia italiana. E non si riconosce mai abbastanza, per cominciare, l’apporto degli sceneggiatori. Il tomo adelphiano che Tatti Sanguineti ha dedicato a Rodolfo Sonego (Il cervello di Alberto Sordi) non è servito a rendere noto lo sceneggiatore veneto neanche presso la massa degli accademici.

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Quattordici episodi comici, ma spesso tragici, sui molti vizi e le poche virtù degli italiani, alle prese con la violenza e le contraddizioni di fine anni 70. A 15 anni da I mostri, modello inarrivabile di satira corrosiva sul malvezzo italico in tutte le sue forme, arriva un sequel forzato, spurio, vagamente innaturale. Ma nonostante nella sua globalità il progetto di I nuovi mostri presenti difetti e risulti più datato dell’originale, i momenti indimenticabili non mancano.

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Un marito divorziato spera in un ritorno di fiamma con la ex. Una guida turistica in Africa coinvolta in un losco piano. Una coppia di burini si vede programmare le vacanze dai figli intellettuali. Di solito il film si ricorda per il terzo episodio, Le vacanze intelligenti, di e con Alberto Sordi, che è entrato nel mito e nella memoria collettiva (è stato lui a rendere proverbiale il modo di dire, o era già una citazione dell’“Espresso”?).

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Il marchese Onofrio del Grillo, duca di Bracciano, è il tipico rappresentante della nobiltà papalina romana dell’Ottocento. Gaudente e amante degli scherzi, devoto ma sarcastico persino con il Papa, scova in una bettola un suo sosia e ne approfitta per mettere in atto una serie di goliardiche trovate.

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