Wonder Woman / DC Comics

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Simone Emiliani dice che Brothers è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 02:35.

Cinema e potere, un rapporto intricato e complesso. Ve ne parliamo su FilmTv n° 50 in uno speciale. Qui trovate la recensione della prima stagione di The Crown​, una delle serie citate nello speciale.

Questo articolo è stato scritto dopo la strage al Bataclan di Parigi, nel novembre 2015. Lo riproponiamo dedicandolo a Johnny Hallyday, scomparso il 6 dicembre scorso a 74 anni, e alla sua idea di rock...

Sarà proiettata al #TFF35 la serie d'autore Tokyo Vampire Hotel , ma Sion Sono è un habitué della rubrica Scanners. Vi proponiamo Himizu e vi consigliamo di scoprire tutti gli altri inediti.

Mentre Sky Atlantic HD trasmette la terza stagione di Gomorra - La serie, riproponiamo la riflessione che il giornalista-scrittore fece in esclusiva per Film TV sull’importanza di una fiction televisiva che a trent'anni dalla prima Piovra ha di nuovo il coraggio di raccontare la criminalità organizzata. Un “sistema” che anche il suo libro ZeroZeroZero, a sua volta destinato a ispirare un'altra serie tv diretta da Stefano Sollima, ha saputo descrivere nei suoi connotati transnazionali.

Visconti e il lato positivo della censura, ovvero quando Gianni Amelio vide per la prima volta Rocco e i suoi fratelli .

La citazione

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Wonder Woman: la regina dell'universo esteso


«Una delle tre icone base della DC Comics» recita la vulgata a proposito di Wonder Woman, insieme a Superman e Batman. L’unica supereroina dal peso specifico pari a quello dei maschi in costume, e lo diciamo non solo pensando al suo universo fumettistico ma anche a quello rivale della Marvel. Con Wonder Woman di Patty Jenkins, nelle sale di tutto il mondo da giovedì 1 giugno, il cinema celebra finalmente, e degnamente, un personaggio dalla mitologia complessa, creato da un uomo, sì, ma strenuo femminista: l’inventore della macchina della verità William Moulton Marston. A dire il vero Marston scrisse le prime storie insieme alla moglie Elizabeth Holloway e all’allieva psicologa Olive Byrne, amante di lui, forse anche di lei. I tre vivevano tranquillamente sotto lo stesso tetto. Per questa pubblica e gioiosa promiscuità, appena nascosta da qualche sotterfugio, Marston venne ferocemente attaccato, così come Wonder Woman, accusata di essere troppo sexy e neanche troppo velatamente bisessuale. Per l’epoca (1941), un personaggio femminile che si veste con gli stessi colori di Superman (quelli della bandiera americana), più o meno forte uguale, era qualcosa di inconcepibile, tanto che nessun altro super eroe sarà osteggiato come lei. Le origini di Wonder Woman sono raccontate anche nel film: è un’amazzone dell’Isola Paradiso, luogo tra mito e realtà dove precipita il pilota Steve Trevor (Chris Pine), abbattuto dai tedeschi durante la Prima guerra mondiale. La guerriera decide di aiutarlo mettendo i propri poteri al servizio dell’umanità, in particolare combattendo il generale Erich Ludendorff (Danny Huston), realmente esistito (il vincitore della battaglia di Liegi). Wonder Woman è Gal Gadot, che già l’aveva interpretata in Batman v. Superman: Dawn of Justice. Attrice eccellente nel ruolo, ex istruttrice di karate (è cintura nera III dan) e krav maga in Tsahal (l’esercito israeliano), quindi particolarmente adatta alle scene d’azione, oltre a essere bellissima (è stata candidata a Miss Universo). Wonder Woman è il quarto film del cosiddetto Universo esteso della DC, un franchise che utilizza personaggi ricorrenti in trame che si incrociano tra loro, in un contesto fantastico ma coerente nel suo sviluppo. Gli altri tre titoli sono: il notevole L’uomo d’acciaio di Zack Snyder (2013), il già citato Batman v. Superman: Dawn of Justice sempre di Snyder (2016) e Suicide Squad di David Ayer (2016). Il quinto episodio sarà Justice League, sugli schermi il prossimo novembre.

Il teaser italiano di Wonder Woman

Anche se già riproposta in precedenza, non poteva mancare nel nuovo speciale questa ricognizione dell'opera di Christopher Nolan, per scoprire quanto i film realizzati prima di Dunkirk in qualche modo "si parlino", e già rimandino alla sintesi magificamente espressa nel film di guerra. Un cinema letteralmente rifondato. 

Come Christopher Nolan ha lavorato alla ridefinizione (in tre atti) del suo Cavaliere oscuro, ispirandosi al Batman: Year One di Frank Miller e David Mazzucchelli e tracciando una nuova via per il cinema fantastico e supereroistico targato Warner Bros.

Quando, nel gennaio del 2003, la Warner scommette su di lui per dare nuova linfa alla deperita saga cinematografica dell’Uomo pipistrello, Christopher Nolan è un regista britannico trentaduenne con alle spalle tre titoli, due dei quali visti quasi esclusivamente da una ristretta nicchia di pubblico.

Difficile isolare uno dei tre Batman da una trilogia/tragedia così completa e coerente (al di là di ogni disputa critico-qualitativa) sotto il profilo autoriale. Trilogia che, nel bene e nel male, ha lasciato un segno importante: ha ritemprato il genere “blockbuster d'autore”, permeato a lungo le chiacchiere cinefile - quanto le autoritarie e imperanti dispute da stadio/social -, figliato cattivi epigoni, scenari roboanti, trailer insopportabili, apocalissi d'accatto per eroi o post-eroi dall'anima infranta e dai nemici iracondi.

Al terzo atto, su Batman cala il sipario. Inizialmente riluttante all’idea di girare un sequel di II Cavaliere oscuro, Christopher Nolan accetta la sfida misurandosi con i confini del mito. Con i suoi archetipi e stereotipi, i topoi del personaggio e quelli del cinema a lui relativo. Quella che innesca è una bomba filmica ad alto potenziale distruttivo, capace di attaccare tanto il versante narrativo, quanto quello diegetico frontalmente, senza fare prigionieri. Il Cavaliere oscuro - Il ritorno è riassumibile in una parola: rivoluzione.

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Chiunque, nei prossimi 500 anni, vedendo i film dopo l'11 settembre 2001, si chiederà fino a che punto la messa in scena della distruzione di Manhattan possa essere considerata come la più ineluttabile fantasia nevrotica di chi continua a rappresentarla. È un trauma così profondo che cercare di rievocarlo può essere considerato un tentativo di accoglierlo (o addirittura di sognare di cambiarlo).

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«Superman ha il potere di cancellare l’intera razza umana. Se crediamo ci sia anche solo l’1% di possibilità che sia nostro nemico, dobbiamo prenderlo come un’assoluta certezza». La dichiarazione di guerra di Batman, nella versione disillusa e brizzolata, mutuata dal fumetto Il ritorno del Cavaliere oscuro di Frank Miller e interpretata da Ben Affleck, traina il super-blockbuster da 400 milioni di dollari di Snyder.

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Un killer infallibile, la psicopatica amante di Joker, un fenomeno del boomerang e uno del fuoco sono alcuni degli outsider che popolano Suicide Squad e l’omonimo fumetto DC. Grandi aspettative (create ad arte) e grandi delusioni. Questo racconta il rumore di fondo della comunicazione dopo l’uscita americana. I fan pretendono assurdità come la chiusura dell’aggregatore di giudizi critici “Rotten Tomatoes”, ma il film non è affatto l’opera fallimentare che molti raccontano.

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