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Doppio amore

Doppio amore - Gli autori

François Ozon sembra ossessionato da Marine Vacht, l’attrice e modella ventiseienne che nel 2013 fu già protagonista di Giovane e bella: nel suo volto pulito, nei suoi occhi magnetici, ha colto quel mistero femminile che da regista apertamente omosessuale indaga da sempre. Chloé è l’ennesima eroina ambigua del suo cinema, un animo fragile e un corpo pieno di desiderio che in passato era già stato moltiplicato, adorato e temuto in Otto donne e un mistero o attraverso la penna di una scrittrice frustrata aveva preso le forme irresistibili e minacciose di Ludivine Sagnier in Swimming Pool. In Doppio amore lo sdoppiamento è evidenziato fin dal titolo (anche nell’originale L’amant double), e il contrasto fra gli innumerevoli specchi che confondono la percezione e la rappresentazione senza filtri del sesso evidenzia ancora la presenza di altri temi tipici del regista, come l’analisi del trauma dell’assenza o la creatività di una mente malata, per un mind game film chiuso da una rivelazione così sorprendente da essere, in fondo, quasi scontata.

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