Servizi / Interviste

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Vita da cani


La ricerca di riscatto di un mite toelettatore di cani, la discesa agli inferi di un ex pugile manesco. Il nuovo film del regista di Gomorra torna nella terra di nessuno delle fiabe dark. Premiato come migliore attore al Festival di Cannes il protagonista Marcello Fonte.

Tra i delitti più famigerati e cruenti della cronaca nera italiana v’è quello cosiddetto “del Canaro”, di trent’anni fa, quando un pregiudicato di professione toelettatore di cani attirò in trappola un ex complice persecutore, pugile dilettante, per ucciderlo dopo sevizie indicibili. Dogman di Matteo Garrone, in Concorso al Festival di Cannes e dal 17 maggio 2018 in sala, NON racconta questa storia. Vi si ispira alla lontana per poi seguire percorsi tutti suoi, tenendo ogni violenza esplicita fuori campo e invece costruendo pezzo per pezzo una suspense in levare, come ben si evince dal trailer che da qualche settimana è diventato virale. In una periferia senza identità, il mite toelettatore Marcello (Marcello Fonte), stanco della prepotenza dell’ex pugile Simoncino (Edoardo Pesce), medita vendetta, ma il finale - se pensate al caso di cronaca - è tutt’altro che noto. «Non ero interessato ad alcuna ricostruzione dei fatti, il dato di cronaca è un puro pretesto. Mi piaceva ancora una volta l’idea di raccontare una storia di umanità estrema, colta ai margini, il più possibile spiazzante rispetto a pregiudizi e aspettative», spiega Matteo Garrone.

Mi pare tu tenga a sottolineare come la violenza di Dogman sia psicologica, lontana comunque da cliché anche visivi...
Esattamente. Non è un revenge movie, non rispetta meccanismi di genere che fanno della rappresentazione della violenza la loro ragione d’essere, e non è neanche paragonabile a Cane di paglia di Sam Peckinpah o a Un borghese piccolo piccolo di Mario Monicelli, che pure sono due film che apprezzo molto. Qui non si tratta della vendetta cieca di un uomo che subisce soprusi e reagisce, io parlerei più di riscatto. E anche la storia tra Marcello e Simoncino credo sia particolare. Certo entra in gioco il conflitto tra un debole e un forte ma vedo la loro anche come una relazione tra due individui diversamente perdenti. Cercavo, in questo scenario straniante, una maggiore complessità, ritratti umani non a una sola dimensione.

Scenario, appunto: anche per il contesto Dogman mi pare porsi come sintesi tra L’imbalsamatore e Gomorra...
Io però non eliminerei dall’equazione Il racconto dei racconti, anche se può sembrare un riferimento non così immediato. C’è un denominatore comune a tutti i miei film, ed è la fiaba, la trasfigurazione della realtà, l’utilizzo del registro grottesco, una sorta di poetica dei corpi e degli animali. Io con il senno di poi credo che L’imbalsamatore avrebbe potuto benissimo scriverlo Giambattista Basile (scrittore napoletano del Seicento autore di Lo cunto de li cunti, da cui è tratto Il racconto dei racconti, nda). Anche con Dogman mi piace partire dal realismo per approdare a una narrazione più astratta, fiabesca appunto. Lo stesso luogo periferico dove si svolge l’azione è sospeso, una specie di villaggio western piegato alla legge del più forte. In origine volevo addirittura girare il film nel Nuovo Messico, per rendere ancora più forte questa idea di straniamento anche spaziale.

Insisti spesso sull’importanza dell’incontro con Marcello Fonte, interprete del nostro “dogman”...
12 anni fa scrissi un primo copione su questa storia, che intitolai L’amico dell’uomo. Nel frattempo sono cambiato io e la sceneggiatura con me. Ma la vera svolta è stata l’arrivo di Marcello, che ha saputo dare al personaggio una dolcezza impossibile da scrivere. L’ho scoperto a teatro. Marcello vive e lavora come custode nel Nuovo cinema palazzo di San Lorenzo a Roma, un centro sociale dove provano alcune compagnie teatrali, anche di ex detenuti. Un giorno uno degli attori morì improvvisamente e Marcello si propose di sostituirlo: assistendo alle prove aveva imparato la parte a memoria. La sua non è una recitazione che dispone di un bagaglio “tecnico” ma sul set c’è stata un’alchimia con Edoardo Pesce, che invece della tecnica dispone, e si è messo al servizio dell’approccio di Marcello. Il lavoro con loro credo abbia innescato una scintilla, è la forza del film.

  • Cinema nascosto - Jafar Panahi e Kirill Serebrennikov perseguitati politici

    Autori di un cinema scomodo, per questo tenuti in libertà vigilata e inibiti dal lavorare; assenti di persona, ma presenti coi loro nuovi film 3 Faces e Summer.

    Creare è resistere, ricordava Deleuze nell’Abecedario. E, citando Primo Levi, affermava che alla base dell’arte c’è la vergogna di essere uomini: «Si resiste contro chi imprigiona la vita, contro chi la uccide». Due grandi cineasti, nemici irriducibili della stupidità e bestialità del potere - l’iraniano Jafar Panahi, 57 anni, e il russo Kirill Serebrennikov, 48 anni - porteranno in Concorso, ma forse “in contumacia”, i loro nuovi film di resistenza, 3 Faces e Summer. Sono infatti in libertà vigilata e girano in semi clandestinità, dopo due assurde condanne. Le autorità francesi hanno chiesto a Teheran e Mosca di autorizzare i viaggi verso la Croisette. Mosca tace e il ministro della cultura iraniana, Abbas Salehi, intervistato nel corso del 36° Fajr Film Festival, ha dichiarato che «una decisione finale non è stata ancora presa dagli ayatollah». Panahi, che ha vinto il Pardo d’oro a Locarno con Lo specchio (1997), il Leone d’oro a Venezia con Il cerchio (2000), l’Orso d’argento a Berlino con Offside (2006) e l’Orso d’oro con Taxi Teheran (2015), è stato arrestato il 2 marzo 2010 per aver manifestato contro Ahmadinejad e condannato il 20 dicembre dello stesso anno a sei anni di carcere (ai domiciliari). Gli è stato però proibito di scrivere sceneggiature, girare film e viaggiare all’estero se non per motivi di salute o religiosi per 20 anni. Panahi ha sfidato le proibizioni, approfittando delle “aperture” riformiste di Rouhani girando This Is Not a Film - video diario che arrivò a Cannes 2011 grazie all’hard disc nascosto in una torta - e Closed Courtain (Berlino 2013). Nel 2016 il Centre Pompidou di Parigi ha organizzato una retrospettiva completa dedicata al cineasta che nel 1981 passò 76 giorni di prigionia, durante la guerra Iraq-Iran, nelle mani dei curdi separatisti. Kirill Serebrennikov, direttore artistico del Gogol Centre, è stato arrestato nell’agosto del 2017 con l’accusa di appropriazione indebita di fondi governativi (68 milioni di rubli) destinati al suo teatro. I domiciliari terminano il 19 luglio 2018, ma al processo rischia dieci anni di carcere. Sembra la vendetta di Putin, oggetto di satira e critica pesante nei suoi film e allestimenti, visto che nel luglio 2017 era stato cancellato, a tre giorni dalla prima, uno spettacolo su Nureyev per «violazione delle leggi anti-gay». Summer racconta la scena rock di Leningrado all’inizio della Perestrojka. Il suo inquietante Parola di Dio è stato premiato al Certain regard nel 2016. L’European Film Academy aveva chiesto l’immediato rilascio del regista, «arrestato solo per motivi politici». In Giappone gli artisti sono “leggende viventi”, adorati dal popolo. Ma i cineasti - che in fondo praticano solo la settima tra le arti - fanno eccezione. E così Masao Adachi, che negli anni 70 era guerrigliero in Palestina, rientrato in patria ha passato qualche anno in carcere. Eppure ha sceneggiato nel 2010 Caterpillar di Koji Wakamatsu. Sorte peggiore quella del tedesco Holger Meins, a cui Straub e Huillet dedicarono Mosè e Aronne, autore di impressionanti documentari sulla nocività della fabbrica, militante della Rote Armee Fraktion, prigioniero politico, morto a 33 anni, orribilmente ischeletrito dopo uno sciopero della fame nel carcere speciale di Wittlich nel 1974. Oggi in quello siberiano di massima sicurezza, condannato a 20 anni, protesta la sua innocenza il giovane ucraino Oleg Sentsov, regista di Gamer (2011), accusato dai servizi segreti, l’FBS, e da un testimone poco credibile (per Amnesty International) di essere leader di un gruppo terrorista contrario all’annessione russa della Crimea. A Cannes 2015 tutti firmarono per la sua liberazione, anche il russo Andrey Zvyagintsev. Alla Berlinale 2017, in The Trial: The State of Russia vs Oleg Sentsov di Askold Kurov, anche Wim Wenders, Agnieszka Holland e Jos Stelling spiegano perché è innocente. Infine. Il 6 aprile 2018, a Gaza, Yasser Murtaja, giornalista di 31 anni che aveva lavorato con Ai Weiwei in Human Flow (2017), è stato assassinato dai soldati di frontiera israeliani.

    Roberto Silvestri
  • Tutti i film della Semaine de la Critique
    • DIAMANTINO di Gabriel Abrantes, Daniel Schmidt [Por/Fra/Bra, 92’]
      Diamantino, interrotta improvvisamente la sua carriera di calciatore di successo, è alla ricerca di un nuovo scopo da dare alla sua vita.
    • WILDLIFE di Paul Dano [Usa, 104’]
      Jake Gyllenhaal e Carey Mulligan, genitori in crisi di coppia, al centro dell’esordio dietro la macchina da presa di Paul Dano.
    • WOMAN AT WAR di Benedikt Erlingsson [Islanda/Francia/Ucraina, 101’]
      Halla, detta “la donna della montagna”, è in guerra contro l’industria dell’alluminio, che minaccia di contaminare la natura della sua Islanda
    • SIR di Rohena Gera [India/Francia, 99’]
      A Mumbai, Ashwin si innamora della sua domestica Ratna, ma la loro relazione è bloccata sul nascere dalle insormontabili differenze di classe sociale.
    • CHRIS THE SWISS di Anja Kofmel [Svizzera/Croazia/Germania/Finlandia, 90’]
      Croazia, 1992. Che cosa è accaduto al giornalista Chris, cugino di Anja Kofmel, scomparso misteriosamente? Questo doc d’animazione indaga.
    • GUY di Alex Lutz [Francia, 101’]
      Quando Gauthier scopre di essere figlio di un cantante (ormai sulla via del declino), decide di seguirlo per farne un documentario.
    • SHÉHÉRAZADE di Jean-Bernard Marlin [Fra, 106’]
      Zachary non è ancora maggiorenne, ma ha già conosciuto la prigione. Vagando tra i quartieri popolari di Marsiglia incontra Shéhérazade.
    • NOS BATAILLES di Guillaume Senez [Fra/Bel, 98’]
      Olivier (Romain Duris) viene lasciato dalla moglie, stanca di sentirsi trascurata. Solo con i due figli, l’uomo deve far fronte a nuove responsabilità.
    • FUGA di Agnieszka Smoczynska [Polonia/Rep. Ceca/Svezia, 100’]
      Alicja ha perso la memoria, e deve ricreare da zero la rete di relazioni familiari che la circonda. Come si ama un marito che non si conosce? E un figlio?
    • ONE DAY di Zsófia Szilágyi [Ungheria, 99’]
      Famiglia, lavoro, impegni, scadenze: la vita di Anna è una corsa continua per ricordarsi di tutto e tutti. Ma qualcosa le sta sfuggendo di mano e il fragile equilibrio che ha costruito attorno a sé rischia di crollare quando sospetta che il marito la tradisca.
    • idi Camille Vidal-Naquet [Francia, 97’]
      Leo, giovane e bello, vende il suo corpo per strada. I clienti vanno e vengono senza che il ragazzo rimanga scosso da qualsiasi sentimento. Eppure, sotto l’apparente apatia, qualcosa batte, forte. 
    Elisabetta Sainaghi

Tutti i film in concorso

A cura di Ilaria Feole

  • En guerre

    Il regista di La legge del mercato torna a raccontare il mondo del (non) lavoro e a collaborare con Vincent Lindon: qui il grande attore interpreta il portavoce di un gruppo di operai, licenziati in tronco per la chiusura della fabbrica. Sono 1.100 i salariati lasciati a spasso dai proprietari, disposti a lottare con ogni mezzo per i propri diritti.

  • The Wild Pear Tree

    Assiduo habitué, vincitore nel 2014 della Palma d’oro per Il regno d’inverno - Winter Sleep, il regista turco torna in Croisette con la storia un aspirante scrittore che cerca l’ispirazione - e i soldi per pubblicarsi - nel natio villaggio in campagna, solo per scoprire che suo padre gli ha lasciato in eredità una montagna di debiti.

  • Ayka

    A ben dieci anni di distanza da Tulpan - La ragazza che non c’era (vincitore del Certain regard 2008), il regista kazako firma il suo secondo film di finzione, che prende spunto da un dato di cronaca: l’impressionante numero di bimbi abbandonati dalle madri kirghize emigrate in Russia. Ayka è una di loro, in cerca del figlio lasciato tempo prima in ospedale.

  • Todos lo saben

    Il film d’apertura di questa edizione è il primo in lingua spagnola per il regista iraniano (per la terza volta nel Concorso cannense), che riunisce Penélope Cruz e Javier Bardem (coppia nella vita e anche in sala in questi giorni, con Escobar - Il fascino del male) in un dramma familiare di ambientazione madrilena. Nel cast anche Ricardo Darín.

  • Dogman

    Un western metropolitano: in una Roma selvaggia e spietata, va in scena la vendetta di un uomo ordinario, toelettatore di cani, che reagisce alle sopraffazioni con violenza inaudita. Ispirato al caso di cronaca del Canaro della Magliana, avvenuto nel 1988. Quarto film in Concorso per il già due volte Gran premio della giuria Matteo Garrone.

  • Le livre d'image

    «Solo silenzio. Solo una canzone rivoluzionaria. Una storia in cinque capitoli come le dita di una mano». Questa la sinossi ufficiale del film con cui, a quattro anni da Addio al linguaggio, il leggendario regista torna a Cannes (per modo di dire; sarà difficile si presenti in Croisette): una riflessione sul mondo arabo, con la storia fittizia di un emirato in rivolta.

  • Un couteau dans le coeur

    Vanessa Paradis, produttrice di film porno nella Parigi del 1979, si butta nel cinema impegnato per amore della sua montatrice e compagna, ma il suo attore viene brutalmente assassinato. Opera seconda del giovane regista dell’acclamato Les rencontres d’après minuit, presentato nel 2013 alla Semaine de la critique (vedi Scanners sul FilmTv n. 7/2017).

  • Lazzaro felice

    All’opera terza, dopo Corpo celeste e Le meraviglie (vincitore del Gran premio della giuria a Cannes 2014), la regista racconta una «santità senza miracoli», quella di Lazzaro, giovane e ingenuo contadino legato da amicizia al viziato coetaneo Tancredi. Nel cast del film, girato nella Valle dei calanchi, in provincia di Viterbo, oltre ai giovanissimi protagonisti, anche Nicoletta Braschi, Sergi López, Alba Rohrwacher, Tommaso Ragno e Natalino Balasso. 

  • Asako I & II

    Asako è una ragazza di Osaka, il cui fidanzato scompare nel nulla; due anni dopo, Asako incontra un uomo identico nell’aspetto al suo ex (ma opposto nel carattere), e se ne innamora. Per la prima volta a Cannes, il regista giapponese (classe 1978), allievo di Kiyoshi Kurosawa e già autore del fluviale Happy Hour (Locarno 2015), si ispira a Ozu, Rohmer e Cassavetes.

  • Plaire, aimer et courir vite

    In Italia sono usciti solo i suoi “estremi” (lo scandaloso Ma mère e il film per famiglie Quella peste di Sophie, ma l’autore di Les chansons d’amour e Les bienaimés è un fedelissimo di Cannes, dove torna per la quinta volta con una storia d’amore omosessuale nella Francia del 1990: vissuta “correndo veloce” contro il tempo e l’avanzare dell’AIDS. 

  • Les filles du soleil

    L’opera seconda di Husson (una delle tre registe donne di questo Concorso, già autrice dello “scandaloso” Bang Gang) vede Golshifteh Farahani nei panni della leader delle guerrigliere curde Figlie del sole, in procinto di liberare la città di Bahar. Con lei si confronta e si racconta la reporter francese interpretata da Emmanuelle Bercot. 

  • Ash Is Purest White

    Quinta volta nella competizione cannense per il grande regista cinese, a tre anni dal bellissimo Al di là delle montagne. Di nuovo protagonista la moglie e musa del cineasta, Zhao Tao, qui al centro di una storia di passione & malavita che si dipana per vent’anni: interpreta una donna legata al boss criminale Bin, per amore del quale finisce in prigione.

  • 3 Faces

    Per l’autore di Il cerchio e Taxi Teheran, da anni costretto dal governo iraniano a lavorare clandestinamente, è la prima volta nel Concorso. Il regista è anche protagonista, nei panni di se stesso: quando un’attrice riceve un video con la richiesta d’aiuto di una giovanissima ragazza, Panahi la accompagna nel viaggio.

  • Shoplifters

    Il prolifico autore giapponese (in sala l’anno scorso con Ritratto di famiglia con tempesta e a Venezia 2017 con The Third Murder, ha già in pre-produzione The Truth About Catherine con Juliette Binoche e Catherine Deneuve...) è alla quinta gara a Cannes, dove porta la storia di una famiglia di taccheggiatori che accoglie con sé una bimba maltrattata.

  • Capernaum

    In un villaggio di pescatori mediorientale (Cafarnao, dove, secondo i Vangeli, Gesù abitò dopo aver lasciato Nazareth), un bimbo si ribella al volere dei genitori facendo loro causa. Fiaba politica interpretata da attori non professionisti, è l’opera terza dell’attrice e regista libanese Labaki, per la prima volta in gara nel Concorso di Cannes.

  • Burning

    Il regista sudcoreano di Oasis e Poetry (premiato per la miglior sceneggiatura a Cannes 2010) porta in Croisette un dramma dalle tinte nere, dove un giovane, chiamato da un’amica a fare da “cat sitter”, conosce il di lei misterioso amico Ben (interpretato da Steven Yeun, volto di The Walking Dead), che coltiva un bizzarro passatempo.

  • BlacKkKlansman

    Assente dal Concorso cannense dal lontano 1991 (Jungle Fever), Spike Lee porta in gara l’incandescente biopic di Ron Stallworth, il poliziotto afroamericano che negli anni 70 riuscì incredibilmente a infiltrarsi nel Ku Klux Klan, comunicando per telefono e inviando alle riunioni un amico bianco. Nel cast anche Adam Driver e Topher Grace. 

  • Under the Silver Lake

    Cresciuto alla Semaine de la critique, dove ha presentato The Myth of the American Sleepover e It Follows (l’horror rivelazione del 2014), il regista statunitense è promosso al Concorso con questo noir soleggiato e grottesco, il cui protagonista (Andrew Garfield) è ossessionato dalla scomparsa di una bellissima ragazza (Riley Keough).

  • Cold War

    Una love story tormentata e passionale sullo sfondo della Guerra fredda, negli anni 50, è al centro del film del regista polacco di Ida (già al lavoro con Emmanuel Carrère sull’adattamento cinematografico di Limonov), che si muove tra Polonia, Berlino, Parigi e Jugoslavia. Nel cast anche Cédric Kahn e Jeanne Balibar.

  • Summer

    Nel 2016 il suo Parola di Dio è stato uno dei più apprezzati titoli del Certain regard; ora il regista russo (da mesi agli arresti domiciliari) si affaccia al Concorso col biopic sul cantautore sovietico Viktor Tsoi. Stella del rock underground nella Leningrado degli anni 80, leader dei Kino, morì nel 1990, a soli 28 anni, in un incidente stradale dai contorni poco chiari.

  • Yomeddine

    Unica opera prima in Concorso, l’esordio dell’egiziano Abu Bakr Shawky (già autore di corti documentari e di fiction che raccontano la rivoluzione del suo paese nel 2011) è ambientato in un lebbrosario nel deserto egiziano. Da lì esce per la prima volta l’ormai guarito Beshay, in cerca della moglie scomparsa, accompagnato da un orfano.

Libero tutto

Matteo Pollone

Il primo regista che permette a Nicolas Cage di costruire autonomamente un personaggio è lo zio Francis Ford Coppola. Siamo nel 1986, l’attore ha poco più di vent’anni e otto film alle spalle, uno solo come protagonista. Charlie Bodell, il...

FilmTv n° 29/2017

Richard Linklater e Bryan Cranston parlano di Last Flag Flying

Andrea Fornasiero

Il film è tratto da un romanzo omonimo di Darryl Ponicsan, sequel di The Last Detail del 1973, che ebbe anche un adattamento cinematografico in L'ultima Corvè di Hal Ashby con Jack Nicholson....

FilmTv n° 41/2017

La peggio gioventù

Ezio Alberione

(da “Panoramiche/Panoramiques”, n. 42, 1° semestre 2006) 

Come sempre, quando si affronta un testo, bisogna fare i conti con gli indizi che ci vengono dati e con i pregiudizi che coltiviamo per conto nostro. Di fronte a ...

FilmTv n° 21/2017

Luciano Salce - Un regista per pochi e per tutti

Alberto Pezzotta

Perché quando si parla di Fantozzi si parla così poco di Luciano Salce? In fondo ha diretto i primi due capitoli della serie e, senza nulla togliere al genio di Paolo Villaggio, il confronto con i successivi dovrebbe essere lampante. A parte il...

FilmTv n° 43/2015

Interstellar... a riveder le stelle

Andrea Fornasiero

Con Interstellar il cinema si rinnova tecnologicamente eppure torna a preservare la pellicola, così come i suoi astronauti sono uomini dallo spirito d’altri tempi proiettati nella corsa verso lo spazio infinito. Interstellar è...

FilmTv n° 44/2014

Archivio Servizi

Titolo Autore FilmTv n°
La rivoluzione di Monte Hellman Simone Emiliani 46 / 2009
Piccoli vampiri (non) crescono Lorenza Negri 46 / 2009
Storie di fantasmi americani Mauro Gervasini 46 / 2009
È ’na passione Alberto Castellano 45 / 2009
Kusturica pensiero Mario Sesti 45 / 2009
L'onda rumena Enrica Re 45 / 2009
La cine educación Cristina Borsatti 45 / 2009
Roma odia: a Cinecittà si può sparare! - Intervista a Umberto Lenzi Mauro Gervasini 45 / 2009
A volte ritorna Mauro Gervasini 44 / 2009
Disegni e sogni di Fellini Ilaria Feole 44 / 2009
Happy Alien Days Andrea Fornasiero 44 / 2009
Scenda l'oblio Tommaso Labranca 44 / 2009
La legge del mitra Giona A. Nazzaro 43 / 2009
La stanza del figlio Andrea Fornasiero 43 / 2009
L’amico americano Chiara Bruno 43 / 2009
Michael Moore Vent’anni dopo Boris Sollazzo 43 / 2009
Ultimo attore conosciuto Mauro Gervasini 43 / 2009
La luce del sole sulla parete di casa Mauro Gervasini 42 / 2009
Nel ventre della balena Sara Sagrati 42 / 2009
Oltre i cancelli del cielo Mariuccia Ciotta 42 / 2009
Professione: reporter - Intervista a Milena Gabanelli Enrica Re 42 / 2009
Ribelli senza causa Steve Della Casa 42 / 2009
Il volo di Wim Wenders Cristina Bianchino 41 / 2009
Sono io in quel bar Mauro Gervasini 41 / 2009
Il lato selvaggio del cinema di Scorsese Giona A. Nazzaro 40 / 2009
Pixar: sempre più in alto Manlio Dolinar 40 / 2009
Sembra un angelo caduto dal cielo... Boris Sollazzo 40 / 2009
Sigourney Weaver al cubo Mariuccia Ciotta 40 / 2009
Attraverso lo specchio Chiara Bruno 39 / 2009
Faccia da Libanese - Intervista a Francesco Montanari Cristina Bianchino 39 / 2009

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