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Il bandito Terry


The Man Who Killed Don Quixote è il film di chiusura del Festival di Cannes 2018. Ripercorriamo vita, carriera e (s)fortune del regista americano naturalizzato britannico con questo servizio del 2016 di Ilaria Feole.

L’8 settembre 2015 la celebre rivista di cinema “Variety” pubblica la notizia della morte di Terry Gilliam, con tanto di coccodrillo preconfezionato. La smentita è celere, ma il regista, dalla sua pagina Facebook, ribatte: «Chiedo scusa per la mia morte, soprattutto a chi aveva già acquistato il biglietto per uno dei prossimi incontri, ma “Variety” ha annunciato la mia dipartita. Non credete alla loro ritrattazione!», il tutto corredato da un’immagine che lo ritraeva defunto, col cartello «Aveva solo 30 anni! Sono state le cattive recensioni di “Variety” a farlo invecchiare». Ironia surreale e irriverente, salace e funerea, come da buona tradizione dei Monty Python, l’ensemble con cui Gilliam è cresciuto artisticamente dopo i primi passi da illustratore in America: se non avesse fatto il fumettista, afferma, probabilmente avrebbe finito per fare il terrorista, visti i suoi frequenti scontri con la polizia californiana negli anni 60. Onde evitare, è emigrato in Inghilterra (dal 2006 ha rinunciato alla cittadinanza statunitense: ora può trascorrere negli Usa solo 29 giorni all’anno), dove si è fatto adottare da cinque inglesi folli con cui ha dato vita al Monty Python’s Flying Circus; prima come autore delle animazioni, che dissacravano monumenti antichi e incisioni vittoriane in siparietti di crudele nonsense; poi come parte attiva degli sketch (è uno degli inquisitori spagnoli), infine come co-autore di due dei lungometraggi pythoniani. Amante del paradosso, della paranoia e degli antieroi scalcinati, mente fertile di fantasmagorie fiabesche e di atmosfere allucinate, ammiratore di Philip K. Dick e degli effetti speciali artigianali, è inviso alla Hollywood che conta, un po’ per la sua proverbiale capacità di sperperare i budget, un po’ per la sua mancanza di peli sulla lingua: di recente è intervenuto pubblicamente in difesa dell’amico Johnny Depp, accusato dalla moglie Amber Heard di maltrattamenti, affermando che non credeva «che Amber fosse una così brava attrice». Solo un esempio di una personalità che dello sberleffo, e del pessimo rapporto con l’establishment, ha fatto i suoi segni particolari, in una carriera giocata costantemente sul filo del fallimento, le cui disastrose vicende produttive e distributive sono spesso divenute più celebri dei suoi film. Dalla guerra per ottenere il director’s cut su Brazil alla morte prematura di Heath Ledger, protagonista di Parnassus; fino al leggendario naufragio di The Man Who Killed Don Quixote. Dopo la versione con Jean Rochefort & Johnny Depp (ore di girato gettate a causa di cataclismi meteorologici e di salute), e quella mai avviata con Robert Duvall & Ewan McGregor, a Cannes 2016 Gilliam ha annunciato che - grazie all’intervento del produttore Paulo Branco - è pronto a ripartire, con lo storico sodale Michael Palin & Adam Driver. Che sia la volta buona? Di certo The Zero Theorem, nelle sale italiane a tre anni dalla presentazione in Concorso a Venezia e dall’accoglienza men che tiepida della critica, ha dimostrato che anche Gilliam conosce il termine “cautela”: riprese nell’economica Romania, soltanto tre attori sul set per tutto il tempo (Christoph Waltz, Mélanie Thierry e il giovane Lucas Hedges) e un solo giorno ciascuno di presenza per tutti gli altri (Tilda Swinton, Ben Whishaw, Peter Stormare, quasi tutti in partecipazioni amichevoli a minimo sindacale) e lavorazione sforata di appena 24 ore, hanno fatto sì che il film costasse soli 8 milioni e mezzo di dollari, pochissimo per un titolo di fantascienza. Quasi un Brazil surrogato, rinchiuso fra quattro mura, eppure kitsch e allucinato, come le visioni che animano da sempre il cinema di Gilliam.

Filmografia completa di Terry Gilliam

A cura di Ilaria Feole

  • Monty Python

    Secondo lungo dei Python, diretto a quattro mani. Il risultato è un cult, ma le riprese sono ardue: Jones concentrato sul lato comico e Gilliam interessato più agli aspetti tecnici che agli attori. Per i film seguenti Gilliam si limita allo script.

  • Jabberwocky

    Budget risicatissimo, effetti artigianali, immaginario prelevato dai dipinti di Bosch: Gilliam pesca il mostro del titolo (il Ciciarampa) da una poesia di Lewis Carroll (è lo stesso drago dell’Alice burtoniana) e ne fa un fantasy sghembo, grottesco e naïf, visto pochissimo.

  • I banditi del tempo

    Pirati e avventurieri sono i favoriti di Gilliam, autore di fiabe feroci e sguaiate: qui un bimbo viaggia nel passato con una banda di nani predoni. Cast di lusso (Sean Connery, Ian Holm, Shelley Duvall), mdp ad altezza dei piccoli protagonisti. Prodotto da George Harrison.

  • Monty Python - Il senso della vita

    Gilliam firma le sequenze animate e il corto iniziale sugli impiegati/pirati: la vulgata vuole che nessuno gli disse quanto poteva girare, lui non si fermò e il segmento finì per essere troppo lungo per inserirsi in mezzo agli altri.

  • Brazil

    Il capolavoro di Gilliam, che dispiega la sua visionarietà cupa, anti-tecnologica, in una distopia orwelliana senza speranza. La Universal tentò di imporre un lieto fine e ne bloccò la distribuzione, Gilliam lo diffuse clandestinamente e infine ottenne il director’s cut.

  • Le avventure del barone di Münchausen

    Sfarzo scenografico, budget sforato in modo clamoroso (Gilliam era già sotto di due milioni di dollari prima di iniziare a girare), traversie di ogni tipo che hanno poi partorito una girandola di invenzioni visive surreali e stralunate: di culto.

  • La leggenda del re Pescatore

    Il fantasy non è più fiaba, ma rifugio allucinato di un uomo spezzato, in cerca del Sacro Graal (di nuovo) nella New York anaffettiva degli yuppie. Robin Williams maiuscolo, in uno dei migliori film di Gilliam (il primo senza Monty Python nel cast). Oscar per Mercedes Ruehl. 

  • L'esercito delle 12 scimmie

    Ispirato a La jetée di Chris Marker, ambientato in segmenti temporali che vanno dalla Prima guerra mondiale a un post-apocalittico 2035, è un rovello fantascientifico fra complottismo, fatalismo e vertigini di uomini vissuti due volte, o forse solo pazzi.

  • Paura e delirio a Las Vegas

    Subentrato in corsa al regista Alex Cox, Gilliam riscrive in pochi giorni lo script tratto dal romanzo di Hunter S. Thompson (amico di Johnny Depp, e collaboratore attivo sul set). La sua visione fa del film un viaggio lisergico e un cult psichedelico e debordante.

  • I fratelli Grimm e l'incantevole strega

    Matt Damon e Heath Ledger incarnano i tipici avventurieri cialtroni amati da Gilliam, qui a spasso fra le fiabe del folklore europeo come un bimbo capriccioso. La disputa con gli Weinstein per il cut finale bloccò il film per mesi. 

  • Tideland - Il mondo capovolto

    Durante lo stallo di I fratelli Grimm, Gilliam si allontana per girare un piccolo film dal cuore nerissimo, una favola da incubo tratta dal romanzo di Mitch Cullin e girata con lo sguardo della piccola protagonista, orfana abbandonata alla sua immaginazione.

  • Parnassus. L'uomo che voleva ingannare il diavolo

    Vita e messa in scena legati a doppio filo in un’opera barocca e ambiziosa, stroncata dalla morte di Heath Ledger a riprese iniziate: a sostituirlo, come diversi alter ego, sono subentrati Johnny Depp, Colin Farrell e Jude Law.

La donna che c'era

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«Sorkin è così particolare che quando reciti un suo copione sei ben cosciente di essere in un suo film, quindi mi sono molto concentrato per non fare qualcosa che somigliasse alla caricatura di un tipico dialogo di Aaron Sorkin. Le battute vanno...

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Come sempre, quando si affronta un testo, bisogna fare i conti con gli indizi che ci vengono dati e con i pregiudizi che coltiviamo per conto nostro. Di fronte a ...

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