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Oggi Free
Giulio Sangiorgio dice che Una questione privata è il film da salvare oggi in TV.
Su Rai3 alle ore 23:35.

Film Tv di questa settimana è un numero speciale che raccoglie le classifiche dei migliori film del decennio 2010-2019. Quello che vi proponiamo è uno dei tanti film citati: Tsai Ming-liang è decisamente uno dei massimi registi contemporanei. Buona lettura.

Il 14 luglio 1969 usciva Easy Rider , cult generazionale e pietra miliare del cinema.

Possiamo riciclare i buoni propositi che Roy Menarini aveva fatto per il cinema del 2017 ancora oggi? Probabilmente sì.

Tra gli Incontri Ravvicinati della prossima edizione della Festa del Cinema di Roma (17-27 ottobre) c'è quello con Olivier Assayas, che parlerà della Nouvelle Vague e dell’esperienza come critico nei Cahiers du Cinéma. Riproponiamo la locandina di uno dei suoi film recenti da noi più amati, Sils Maria .

La 14esima stagione è annunciata a settembre negli Usa, mentre la 13esima parte il 19 luglio su Fox in prima visione assoluta. Particolarmente longeva e molto politicamente scorretta, ritorniamo sulla 12esima stagione di C'è sempre il sole a Philadelphia , nell'attesa.

La citazione

«Un ingenuo e stupido film americano può insegnarci qualcosa “per mezzo” della sua scempiaggine. Ma non ho imparato mai niente da uno scaltrito film inglese. (Ludwig Wittgenstein)»

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In edicola: Martedì, 16 Luglio, 2019

Speciale sui migliori film del decennio: recensioni delle prime dieci posizioni e classifica globale, la terza puntata di Machine Gun Kelly di Violetta Bellocchio, Serial Minds di Too Old To Die Young, locandina di Mad Max: Fury Road di George Miller e tanto, tanto altro. *Solo per questo numero in abbinamento obbligatorio con Film Tv Rewind n° 1*

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Editoriale


Oh, Diva!

Ragazzina acqua e sapone nella Cinecittà del Ventennio, dei Gentilomo e Gallone, Valentina Cortese (scomparsa il 10 luglio 2019 a 96 anni, ndr) fu la “Deanna Durbin italiana”, solare, egemone, indomabile. Intanto, rubava a Francesca Bertini la vitalità del micro-gesto, l’aura divistica intessuta di stile e foulard e l’“arte della fuga”. Le prime le sarebbero servite per dipingere la Duse e le “aristocratiche”, come la Giuseppina di Beauharnais di I grandi camaleonti, o, Tilda Swinton ante litteram, per sdoppiarsi in vari film. L’ultima le sarà utile anche per sfuggire alle mani prensili del tycoon lubrico Darryl F. Zanuck. Bellezza in bicicletta, fresca, esile e sorridente, incastonata da Guglielmo Giannini in 4 ragazze sognano (1943) in un set “hollywoodiano”, prima dell’armistizio, nel 1942 Valentina Cortese - ordine di Blasetti - schiacciò il petto d’adolescente di Lisabetta per permettere a Clara Calamai in La cena delle beffe di esibire nudo un seno da prospera donna nazionale. Lombarda ricca ma “illegittima”, nascosta da cucciola nelle campagne dove aveva imparato a diffidare di proverbi e tradizione, talento naturale indocile all’Accademia teatrale, ma poi brechtiana drastica con Strehler, s’era trovata nel cinema per caso, e per una delle sue fughe d’amore, saltando, come prima scena (in L’orizzonte dipinto), sulle gambe del leggendario Armando Falconi con la naturalezza di chi non “rappresenta” mai, non “fa come chi”, ma è. Dalle macerie di Cinecittà fuggì con Pagliero nel set neorealista e antimonarchico di Roma città libera (1945), scoprendo un cinema profondo e complesso, e poi in Inghilterra, per La montagna di cristallo, brutto film di successo che la catapultò alla Fox. Non per l’opulenza carnale alla Loren-Lollo o per lo sfoggio di qualità passional-mediterraneo di Magnani, ma neppure solo per l’accoppiata corpo nordico più fierezza “moderna” alla Alida Valli, Assia Noris o Isa Miranda. Forse, Cortese servì allo star system per vendicarsi del rapimento di Ingrid Bergman. Sul set di un tipico post noir di Wise - Ho paura di lui -, ribattezzata «Valentina Cortesa», sarà soggetto masochista perfetto, come Ingrid in Angoscia. Fuori dal set sposò la co-star Richard Basehart e fu ingabbiata in contratti capestro. Altra fuga. Antonioni e Fellini. Ma anche Bava, Cottafavi, Freda e Fulci. Brecht. Portò Mankiewicz a Rapallo per La contessa scalza, decostruzione della femme fatale. Girò nella Spagna di Berlanga. E Barabba, a Cinecittà “rifiorita”. Il Sessantotto lo fece con L’assassinio di Trotsky di Losey e con Aldrich, tornando nella California indipendente per Quando muore una stella (1968). Poi l’apoteosi, autoparodistica, di Effetto notte. Molti premi, e sfiorò l’Oscar, ma vinse Ingrid Bergman. Che si scusò. E fece capire a tutti in che gioco s’era messa.

L'aria diventa elettrica

Dal 14 giugno disponibile su Amazon Prime Video Too Old to Die Young, serie tv noir realizzata da Nicolas Winding Refn. Che in questi giorni la presenta al Festival di Cannes, poco dopo aver lanciato (anche da Milano) un suo sito traboccante di prelibatezze cinefile underground, accessibili gratuitamente, e poco prima di imbarcarsi in nuove, fantasmagoriche avventure cinematografiche ancora top secret. Non piace a tutti il cinema di Nicolas Winding Refn, per gli amici NWR, e va bene così. Però piace a noi, per questo lo speciale. Buona lettura!

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