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Mauro Gervasini dice che I gioielli di Madame de... è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 02:20.

Dove sono finite le sex symbol? Dal nostro archivio, una riflessione del 2012 di Roy Menarini.

Rick Alverson (in concorso a #Venezia75 con The Mountain ) è un comico da prendere decisamente sul serio. Lo avevamo segnalato negli Scanners.

Manca poco per la quinta stagione (su Netflix dal 14 settembre). Il cavallo più (o meno) famoso di Hollywoo sta per tornare.

Tra i 30 registi italiani più votati del nostro sondaggio pubblicato su FilmTv n° 34 c'è lui. Noi lo conosciamo bene, e voi?

Per festeggiare David Cronenberg che verrà premiato con il Leone alla carriera a Venezia 75 abbiamo pensato di rendere disponibili tutti gli articoli archiviati nella nostra collezione Locandine. A partire da La zona morta.

La citazione

«Tutti i luoghi che ho visto, che ho visitato ora so ne sono certo: non ci sono mai stato. (Giorgio Caproni - Esperienza)»

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Pedro Armocida

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In edicola: Martedì, 25 Settembre, 2018

Speciale Destra e Cinema, Lost Highway su Gaspar Noé, intervista al regista di Girl, Lukas Dhont, Lost Highway su Pupi Avati, I migliori film italiani: C'era una volta in America, Serial Minds della seconda stagione di The Good Fight, locandina di La 25ª ora di Spike Lee e tanto, tanto altro.

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Editoriale


La macchina che vede

C’è un passo tratto da All’ombra delle fanciulle in fiore, il secondo volume della Recherche proustiana, che mi ha sempre fatto pensare a Paul Virilio. E ora che all’età di 86 anni se ne è andato lo ricopio qui. Il Narratore e la nonna sono a teatro: «Dissi alla nonna che non vedevo bene, ella mi passò il binocolo. Soltanto, quando si crede alla realtà delle cose, usare un mezzo artificiale per farsele mostrare non equivale interamente a sentirsi vicino ad esse. Pensavo che non vedevo più la Berma, ma la sua immagine nelle lenti di ingrandimento. Posai il binocolo; ma forse l’immagine che il mio occhio riceveva, diminuita dalla lontananza, non era più esatta; quale delle due Berma era la vera?». Che cos’è un binocolo? Una protesi artificiale. Cosa fa? Avvicina le cose. Le ingrandisce. Di più: fa vacillare la nostra percezione. Quale immagine dell’attrice è quella vera? Il binocolo, invece di renderla chiara, ingarbuglia la realtà. Pensate a quanto la complica allora un film, che sulle ottiche è in buona parte costruito. C’è chi ha ancora il coraggio di considerarlo l’impronta della realtà, anche se ci appare tutto segmentato, ingrandito, cucito. Una macchina filma. Registra fotogrammi a diverse velocità. È la macchina che vede (così si intitola un libro di Virilio del 1988), e ciò che noi vediamo lo percepiamo grazie a questo luminoso ritorno di immagine: alterata, controllata, proiettata. Un’immagine non è mai neutra. Si presenta grazie a una logistica della percezione. Il cinema, ci ha insegnato Virilio, si è spesso appropriato di tecniche, macchine ottiche e foniche, già sperimentate nei conflitti bellici (il suo Guerra e cinema - Logistica della percezione è del 1984). La guerra è stato il suo grande paradigma. Architetto, impegnato nel sociale, egli ha dedicato il suo primo libro alle costruzioni belliche erette sul litorale della Normandia. Le ha descritte e fotografate: Bunker Archéologie. Ci sono i bombardamenti che hanno segnato la sua infanzia e quelli costruiti, prodotti dalle immagini: quelle analogiche e poi digitali, di sintesi. Immagini spettrali, infine olografiche. Variano per velocità e durata: perché ogni cosa subisce nel tempo una profonda accelerazione (altro paradigma che ha accompagnato il suo lavoro). E questo armamentario bellico-visuale ha lasciato strascichi, traumi ovunque: la Guerra del Golfo, l’evento delle Torri gemelle. Insomma, possibile che un binocolo complichi a tal punto l’esistenza? Avrei voluto chiederglielo.

Sta arrivando un bastimento

Andrea Segre, Gianfranco Rosi, Abderrahmane Sissako, Jonas Carpignano e Daniele Gaglianone. Abbiamo raccolto in uno speciale le voci dei cineasti che maggiormente si sono occpuati del tema delle migrazioni, mescolando racconti ed esperienze ma soprattutto inseguendo sguardi che non fossero necessariamente (solo) i loro, ma di chi parte. Oltre alle interviste, 17 recensioni di film che nel corso degli anni hanno raccontato i viaggi più diversi, con lucidità e urgenza. Numeri, percezioni, fatti ma soprattutto storie, quelle che era necessario raccontare attraverso il cinema.

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