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Sergio M. Grmek Germani dice che I prosseneti è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 03:10.

Una serie tv da cominciare? Attenzione, perché secondo Alice Cucchetti è magnetica e non potrete fare a meno di finirla.

La figura del Papa è stato oggetto di recente di una delle nostre liste. Ma se il Papa, più che una presenza, fosse una specie di fantasma irraggiungibile? Ovviamente, secondo Marco Ferreri.

L'ultimo film di Paul Schrader, First Reformed , esce direttamente in dvd, ma per noi è il film della settimana. Ripercorriamo la carriera di questo regista con un ritratto di Roberto Manassero.

Il blu è un colore caldo, soprattutto se si tratta di un giallo di Simenon raccontato da Amalric.

Quando Rete 4 fu mandata sul satellite. Dialogo tra un canale televisivo e Tommaso Labranca.

La citazione

«You Cannot Be Serious! (John McEnroe)»

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Rinaldo Censi

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In edicola: Martedì, 16 Ottobre, 2018

Speciale per i 70 anni di Tex, nono appuntamento con la rubrica Mancia competente, Intervista a Stefano Sollima, Lost Highway su Rita Hayworth, I migliori film italiani: Amarcord, Scanners di Eight Grade, Serial Minds di Who Is America?, locandina di 2002: la seconda odissea di Douglas Trumbull e tanto, tanto altro.

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Editoriale


Non ci sono più i blockbuster di una volta

Magari ha ragione Filippo Mazzarella (che è bello per una volta citare fin dalla prima pagina, lui che è così abituato ad avere l’ultima pagina e l’ultima parola su Film Tv), quando dice che «The Predator vuole essere un film degli anni 80 e fallisce, Venom vuole essere un film anni 90 e ce la fa». Poi ognuno è libero di pensarla come vuole. Questione di gusti, di inclinazioni, di passioni. Padronissimi, dunque, di salvarne uno o l’altro, o entrambi, o anche magari di rifiutarli in toto. Però, proprio Venom e The Predator, che in Italia escono quasi contemporaneamente, ennesimi blockbuster ormai nel segno di un’eccezionalità definitivamente perduta, rivelano bene in filigrana cosa sono diventati oggi questi benedetti filmoni. Presto detto: macchine elefantiache con a vista le cicatrici mal ricucite di una sequenza infinita di interventi pre, durante e post, frutto - s’immagina - di continue riunioni di executive e consulenti della produzione che tirano il film ora da una parte ora dall’altra, prevedendo o ricercando presunte reazioni del pubblico. Alla fine la coperta non è mai abbastanza lunga. Anzi, in The Predator, è noto, il regista-sceneggiatore Shane Black ha dovuto rigirare l’ultimo terzo su invito della produzione, per correggere il tiro in una direzione meno ironica nei confronti del franchise, con evidenti squilibri di toni e di intreccio in piena vista. A Venom, forse, è andata anche peggio, pur senza interventi ex post ufficiali: non sequitur, personaggi che scompaiono, buchi nella trama. Certo, conta che siano film inscritti in canoni ufficiali, o meglio in franchise definiti da regole d’ingaggio più o meno rigide. Ma, alla fine, quel che racconta Venom (con molte libertà rispetto al personaggio Marvel di partenza) si poteva farlo anche senza scomodare i cinecomix e una property dell’editore americano, e sicuramente un tempo sarebbe stato un film come L’alieno di un Jack Sholder qualunque (per quanto...). Ovvio che in questi ecosistemi complessi e nevrotici, gli spazi di manovra per lo Shane Black di turno (non dico Ruben Fleischer) sono complicati, e sempre pronti a essere rimessi in discussione dalla committenza, soprattutto quando si profilano all’orizzonte possibili divieti ai minori. Finisce, allora, paradossalmente, che il blockbuster, da sempre genere dell’ecumenismo spettatoriale, si trasforma in una somma di tanti particolari “ma”, “però” e “se”, decisi a monte nella foga di auscultare in anticipo i gusti del pubblico. E, viceversa, film che potrebbero (e dovrebbero) non essere blockbuster, devono diventarlo per forza.

L'opera-vita di un cineasta unico

Tredicesima edizione della Festa del cinema di Roma, dal 18 al 28 ottobre, come sempre all’Auditorium Parco della Musica della Capitale. Evento centrale, la consegna del premio alla carriera a Martin Scorsese. Il cineasta di New York, da poco diventato anche cittadino italiano (entrambi i suoi nonni paterni venivano da Polizzi Generosa in provincia di Palermo), introdurrà una rassegna di nove titoli, i suoi preferiti del nostro cinema (si sa per certo che uno è Il posto di Ermanno Olmi). Noi lo omaggiamo con un ampio speciale che tiene conto di una carriera lunghissima, e ovviamente straordinaria.

Articolo - Editoriale
20 Ottobre 2018

Filmstudio 90 è uno storico cineclub di Varese. Ventitrè anni di attività. Dopo Natale la polizia municipale l’ha messo sotto sequestro. Si tratta di un circolo ARCI, ingresso riservato ai soci....

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