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Simone Emiliani dice che The Aviator è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 15:50.

Mentre Sky Atlantic HD trasmette la terza stagione di Gomorra - La serie, riproponiamo la riflessione che il giornalista-scrittore fece in esclusiva per Film TV sull’importanza di una fiction televisiva che a trent'anni dalla prima Piovra ha di nuovo il coraggio di raccontare la criminalità organizzata. Un “sistema” che anche il suo libro ZeroZeroZero, a sua volta destinato a ispirare un'altra serie tv diretta da Stefano Sollima, ha saputo descrivere nei suoi connotati transnazionali.

Visconti e il lato positivo della censura, ovvero quando Gianni Amelio vide per la prima volta Rocco e i suoi fratelli .

Prima di Good Time , nelle sale questa settimana, i fratelli Safdie erano già passati tra le pagine di Scanners con Heaven Knows What . Una segnalazione di Ilaria Feole assolutamente da recuperare.

Chicago, Nairobi, Seul, Londra, Città del Messico, San Francisco, Berlino, Mumbai. Sono otto, sono collegati. Da recuperare senza porsi domande.

C'è tutto un cinema che non passa per le sale ma che merita di essere visto, sostenuto, cercato. Due libri per voi che sono anche due inviti a guardare oltre.

La citazione

«E questo è quanto (Casinò - Martin Scorsese)»

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In edicola: Martedì, 21 Novembre, 2017

Speciale Detroit di Kathryn Bigelow, Sesso e potere: le ipocrisie di Hollywood parte seconda, Torino Film Festival 2017: intervista al direttore Emanuela Martini,  Lost Highway sui Vanzina Bros., Serial Minds di American Horror Story: Cult, locandina di Ecco il tempo degli assassini di Julien Duvivier e tanto, tanto altro.

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Editoriale


La stagione dell'amore

Poi una reazione l’avremo e ci inventeremo qualcosa per sopravvivere. Però al momento posso dire soltanto che nessuna italiana o italiano dai sessant’anni in giù ha mai vissuto un’estate senza i Mondiali. In una vecchia tv in bianco e nero, con le immagini mosse e la voce lontana di Nando Martellini, vidi il gol di Gianni Rivera alla Germania e l’implacabile Brasile di Pelé. Nel 1974 mio padre comprò la televisione a colori, così si potevano invitare gli amici e commentare l’Olanda leggera e fricchettona. E una notte del 1978, con la nazionale più bella di sempre, quando Roberto Bettega infilò la rete argentina fino all’avventura interrotta, comunque fantastica. E quel pomeriggio di luglio del 1982, quando il docente di Storia del cinema ebbe l’idea assurda di fissare l’appello di esame durante Brasile-Italia, e io non so che fare e aspetto fino alle 16.30 poi decido, lascio l’aula e corro in moto dal mio amico Alessandro che tanto l’esame lo ridai il mese dopo ma Pablito che secca i carioca con tre gol ti ricapiterà più? Fino all’11 luglio, uno dei giorni più belli della mia vita, con i Rolling Stones che suonano a Torino il pomeriggio perché poi c’è la finale e le strade sono deserte fino all’urlo di “Schizzo” Tardelli, ora che siamo spesso insieme a La Domenica Sportiva e se penso alla gioia che mi ha regalato ancora piango. E le notti magiche di Italia 90 con lo schermo che ingrandisce gli occhi a palla di Totò Schillaci e la rabbia a denti stretti di Diego Maradona quando fischiano l’inno argentino. E la finale del 1994, tutti a casa mia, a Roma, una settimana dopo che mi sono sposato, sul terrazzo, con le lacrime agli occhi per il rigore di Baggio. E se pensi quanto può essere difficile vincere un altro Mondiale e tu invece ci sei ancora, nel 2006, e mi viene la pelle d’oca se penso alla voce di Fabio Caressa che dice allo Zio Bergomi: «Andiamo a Berlino, Beppe, andiamo a Berlino». Non sono pronto io, non sono pronti gli italiani, a vivere un’estate senza il Mondiale. Forse farò qualche giro in moto, andrò più spesso fuori a cena, certamente guarderò le partite principali cercando di farmi piacere una squadra tra tante. E allora potrei dire tante cose: che l’eliminazione è un duro colpo per un paese che sta dimostrando qualche segno di ripresa, che Gian Piero Ventura è il peggior allenatore di tutti i tempi, che questa federazione fa schifo, che non se ne può più di calciatori che si abbracciano e si pettinano con il gel in favore di telecamera invece di sputare il sangue in campo, che ’sto scherzo costa all’Italia intera circa 100 milioni di euro. No, dirò una cosa più grave. Ci hanno rubato un sogno, quel sogno che per sessant’anni ci ha fatto sentire popolo, nazione almeno per un mese, ci hanno tolto la visione dell’azzurro che è il colore più bello, le voci delle tv dalle finestre aperte, i commenti fino a tardi e poi la mattina al bar e l’attesa della prossima partita. Ci hanno tolto l’estate, la stagione dell’amore. Spegnerò la tv ma loro siano maledetti tutti, da qui all’inferno.

Detroit ultima fermata

Dal 23 novembre in sala Detroit di Kathryn Bigelow, ambientato durante la violenta sommossa che nel 1967 sconvolse la città del Michigan, sede della Ford e della Chrysler (quindi, oggi, Fiat). Accolto da polemiche un po' ipocrite negli Stati Uniti, per la descrizione brutale della polizia metropolitana all'epoca coinvolta, il film è lo sconvolgente racconto di un conflitto mai sanato nella società americana, che ancora oggi fa sentire i propri effetti drammatici. Problematico e potente come sempre il cinema dell'autrice di The Hurt Locker, Detroit ci dà l'occasione di riscoprire altri film della prima e unica donna ad avere vinto l'Oscar come miglior regista.

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