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Matteo Marelli dice che Conan il barbaro è il film da salvare oggi in TV.
Su Spike alle ore 23:30.

Il 29 giugno scorso è uscito negli Usa Soldado , di Stefano Sollima. In Italia uscirà a ottobre, intanto vi riproponiamo la locandina del film di cui Soldado è sequel, ossia Sicario di Denis Villeneuve.

La ricerca di riscatto di un mite toelettatore di cani, la discesa agli inferi di un ex pugile manesco. Il nuovo film del regista di Gomorra torna nella terra di nessuno delle fiabe dark. Premiato come migliore attore al Festival di Cannes il protagonista Marcello Fonte.

Il 18 maggio arriva su Netflix la seconda attesissima stagione di Tredici . Dove eravamo rimasti?

Esiste davvero gente che non ama la musica?

Christophe Honoré quest'anno è al Festival di Cannes con Plaire, aimer et courir vite , in gara anche per la Queer Palm. Vi riproponiamo uno degli Scanners a lui dedicati.

La citazione

«sarà mica la maniera di lavorare… non si lavora così dai… ogni lavoro anche il più banale necessita di un minimo di regia»

scelta da
Andrea Bellavita

In edicola: Martedì, 17 Luglio, 2018

Speciale Ingmar Bergman, analisi sugli scambi di genere, guida alle piattaforme di streaming, Lost Highway su Claude Lanzmann, Serial Minds della seconda stagione di The Handmaid's Tale e del finale di serie di Sense8, locandina di Ronin di John Frankenheimer e tanto, tanto altro.

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Editoriale


Com’è che non riesci più a volare?

«Cerco l’estate tutto l’anno/E all’improvviso eccola qua». Bene? No, non direi. Io la odio, l’estate. Non tanto quell’«estate/[...]calda come i baci che ho perduto/[...]piena di un amore che è passato», cioè l’estate dei versi di Bruno Martino (uno a cui la stagione deve aver giocato brutti tiri, come quando, per non sbagliare, scriveva e cantava: «E la chiamano estate/questa estate senza te/ma non sanno che vivo ricordando sempre te», povero Bruno). No, non odio l’estate per questioni sentimentali. Non la odio nemmeno per l’eccesso di caldo, quello che induce gli Afterhours ad ansimare parole per dare dignità ai suoi umori umidicci: «Questa estate che ci cola tra le gambe/dici che leccarla ti dà un senso/sai è curioso perché anch’io/sento lo stesso». No, odio l’estate per mere ragioni professionali. La odio per quella che potrei definire la retorica della leggerezza, il concetto ombrello dell’ombrellone, sotto cui si sdraia supino tutto un pensiero stereotipato, incancrenito da secoli. La sento di continuo, la voce dell’ideologia stagionale che mi sussurra imperterrita: «Questa copertina non è estiva». «Speciale su Ingmar Bergman? D’estate?». «Tre pagine su Lanzmann? Sotto l’ombrellone?». E, soprattutto: «Che ne dici di un cruciverbone?». Il cielo stellato sopra di me e l’estate coatta dentro al giornale. Niente a che vedere con Obbligo o verità e via elencando: l’orrore non è in sala, ce l’ho dentro di me, in forma di pedantissimo monito al disimpegno, all’estate come categoria dello spirito. Io allora cerco di resistere. Resistere all’idea che, nella dittatura delle temperature percepite (parola che mi fa vero e proprio terrore), l’estate percepita sia esattamente l’estate del mio scontento, quella in cui tutti siamo inequivocabilmente stupidi, in cui il tempo libero possa permettersi al limite Gabbani & Baby K, la sitcom-parlamento con dibattiti da Gianni e Pinotto (ah no, quello è l’eterno «inverno precoce»), gli animaletti e le tette della colonna destra di Repubblica.it (ah no, anche quelli), i balli con terribile musica latinoamericana e i giornali di gossip sulle sdraio (perché pure Film Tv, d’estate, perde copie: reagite, signori, fatelo per noi e per voi). Non solo l’enigmistica è facilitata, d’estate. Lo è tutto. «Sotto il sole/sotto il sole/di Riccione/di Riccione». Ottimo. Che poi è un paradosso: se i classici del romanzo russo non li leggete d’estate, quando avrete mai il tempo per leggerli? Dai. Ma questo lo dico solo per farmi dare dello snob nell’estate-tutto-l’anno dei social. Comunque. Per restare al pop c’è una lettura che mi sento di consigliare: Canzoni d’amore di Luca Beatrice (Mondadori, pp. 360, € 18). Giuro che potete leggerlo pure sotto l’ombrellone. Beatrice è un professionista che seguo da sempre, un critico d’arte fondamentale in Italia, uno di quei collaboratori cercati e voluti che per me vale come meraviglioso polo dialettico, perché con i suoi pensieri, le sue provocazioni, la sua capacità divulgativa, mi è sempre piaciuto confrontarmi, scontrarmi, di frequente arrabbiarmi (soprattutto per questioni politiche...), e sin da giovinetto. Ora se ne esce con un libro-compilation che racconta, dal 1960 a oggi, una canzone d’amore italiana per anno. Da Il cielo in una stanza di Gino Paoli/Mina a Niente canzoni d’amore di Marracash feat. Federica Abbate (ottima scelta). Lo fa con la sua capacità di passare con leggerezza (quella buona) dal micro al macro, dall’aneddoto alla sociologia, dalle persone al contesto culturale, con un piglio letterario che abbraccia anche il côté autobiografico. Tanto che, di brano in brano, si scopre che in fondo la canzonetta italiana è la sua Heimat. E probabilmente, volenti o nolenti, anche la nostra. Anche se i tormentoni estivi proprio non li sopportiamo e la nostra estate è una Summer on a Solitary Beach.

Speciale Cinerama - Cannes 2018

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