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Oggi Free
Giulio Sangiorgio dice che A Dangerous Method è il film da salvare oggi in TV.
Su Cielo alle ore 23:00.

Quando Filippo Mazzarella incontrò David Lynch, qualche parola, del silenzio.

Julie Andrews, una voce leggendaria e una serie di ruoli iconici scolpiti nella storia del cinema, ha ricevuto il Leone d'oro alla carriera a Venezia76. Riproponiamo qui la locandina di Victor Victoria .

Esattamente un anno fa esordiva su Netflix l'attesa serie creata da Matt Groening. A breve sarà disponibile la seconda stagione. Possibile competere con I Simpson e Futurama ? Dobbiamo proprio farlo?

Tra i registi che amiamo quest'anno la Mostra del cinema di Venezia ospita in concorso Olivier Assayas, con Wasp Network . Riproponiamo qui la recensione di un suo film ancora invisibile, segnalato tra gli Scanners nel 2014.

Nel 2011, in occasione dell’uscita in sala del film di Jean-Jacques Annaud Il principe del deserto , con Antonio Banderas e Tahar Rahim, avevamo voluto ripercorrere la storia del Sahara al cinema. Vi riproponiamo oggi questo percorso.

La citazione

«Smettete di pensare che la scienza possa aggiustare tutto se le date 3 miliardi di dollari. (Kurt Vonnegut)»

scelta da
Simone Arcagni

In edicola: Martedì, 10 Settembre, 2019

Origami di Eleonora Marangoni: seconda puntata, intervista al regista di La vita invisibile di Euridice Gusmao, Karim Aïnouz, seconda parte dello Speciale Pedro Almodóvar, Lost Highway su Easy Rider, Speciale Venezia 76: seconda parte delle recensioni, locandina di Easy Rider di Dennis Hopper e tanto, tanto altro.

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Editoriale


Ce n'è tanto bisogno

Ci incontrammo con Franco Maresco nel 1991 a Bellaria, non di persona, ma con le rispettive ambizioni. Io lavoravo con Flavia Mastrella e lo faccio tutt’ora, lui con Daniele Ciprì e tutt’ora non più. Erano anni spavaldi, con obiettivi fragili ma con l’imprevisto in agguato. Fu bello fossero le nostre opere a incontrarsi e non gli autori, pur sempre gerarchi e costretti a dare un senso alla loro presunzione. Qualunque opera deve essere superiore al suo carnefice, se avviene il contrario l’autore è un falsario. In quel periodo Bellaria e Torino rappresentavano due luoghi sicuri per chi non voleva piegare la schiena, non era ancora in agguato un assorbimento totale dei festival indipendenti da parte della lunga mano democratica. Il secondo inciampo fu a Torino nel 1992 dove, durante un incontro con il pubblico, Franco mandò a quel paese un giornalista e abbandonò la sala. Pensai fosse un errore poiché si stava togliendo la parola da solo. E invece fu un grande insegnamento: chi meglio di te può impedirti di parlare? Chi più autorevole? Chi più diplomatico del te stesso che si espelle dalla sala per sottrarsi al suo punto di vista? Negli anni a seguire enrico ghezzi ospitò i lavori di Cinico TV e anche i nostri. Continuavamo a frequentare gli stessi spazi pur non conoscendoci. La stima però era implacabile. Ho visto con avidità Lo zio di Brooklyn, Totò che visse due volte, Il ritorno di Cagliostro, abbiamo avuto in Galliano Juso lo stesso produttore, insomma ci siamo sfiorati anche se mai toccati. La prima volta avvenne a Taormina nel 1996 prima della proiezione di A memoria. Adesso ci conosciamo bene e quando siamo a Palermo ci incontriamo spesso giustificando la nostra amicizia tardiva solo in virtù di quella frenesia che nei primi anni ti attanaglia. Per me Franco Maresco rappresenta uno stimolo all’integrità, all’assenza del compromesso, rappresenta la libertà del pensiero e il virtuosismo del fare. Questa intransigenza, che spesso nell’artista viene confusa con la scortesia, fa invece parte di una deriva lucida e incorrotta, è un arricchimento continuo, una possibilità di credere che non si è soli neanche quando il sospetto si tramuta in certezza. Non sono in grado, anche se lo so fare benissimo, di descrivere il suo cinema in modo analitico, ascolto però le vibrazioni di una realtà che ristagna nelle menti altrui. È tutta una grande Sicilia questa umanità da sempre allo sbaraglio. È tutto così assurdo e irresistibilmente comico che la repulsione si trasforma in attrazione letale. È il riso che scatena tanta sofferenza, il riso figlio dell’inferno e non della macchietta. Siamo andati a finire veramente male, mai ho provato disagio, se non in ogni istante, quando mi sono ritrovato a vedere tramutata in immagine la Caporetto dell’esistenza umana. In terra siciliana e internazionale. Il film La mia Battaglia sul lavoro fotografico di Letizia Battaglia è qualcosa che annulla la speranza e Belluscone - Una storia siciliana l’ho messo sul desktop del mio computer perché dovunque mi fermo con il cursore rido e mi perverto. Non voglio divertirmi né divertire, voglio pervertirmi e pervertire. In questo Franco è un sostegno proverbiale. Perché si deve ridere con la cattiveria in canna, non è sarcasmo, non è cinismo, è malvagità allo stato puro, è ciò che muove le viscere, stringe le budella, ingrossa l’intestino tenue. Tutto lì dentro, e mai nella testa infame. Che ce ne facciamo della ragione quando abbiamo il fegato. Una volta ho letto una frase di Franco che diceva: «In ogni uomo, anche nel migliore, si nasconde sempre un gran pezzo di merda». Questa frase mi ha ridato la speranza. Oltre a farmi ridere. Ringrazio Franco perché mi fa ridere e perché mi fa sentire un gran pezzo di merda. Ce n’è tanto bisogno.

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