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Sergio M. Grmek Germani dice che La lotta dell'uomo per la sua sopravvivenza è il film da salvare oggi in TV.
Su Rai3 alle ore 01:30.

Dal 1° aprile sbarca su Netflix una delle comedy più stratificate e divertenti degli anni dieci: dal Dan Harmon che poi creerà Rick & Morty, la vicenda di sette outsider diversissimi che stringono amicizia formando un gruppo di studio nella scalcagnata università pubblica di Greendale. Qui vi riproponiamo la recensione della quinta stagione, che ne ripercorre la faticosa e altalenante vicenda produttiva.

L'esorcista di William Friedkin è in streaming su Prime Video

Scompare a 90 anni l'attore feticcio di Ingmar Bergman, indimenticabile in Il settimo sigillo , in seguito “rubato” da Hollywood per ruoli memorabili. A cominciare da padre Merrin in L’esorcista. Riproponiamo l'articolo di carriera pubblicato su Film Tv in occasione del suo ottantesimo compleanno

Una delle uscite (annullate) del mese è un film di un autore spesso segnalato nella nostra rubrica Scanners. Doppia pelle di Quentin Dupieux era programmato per il 19 marzo. Recuperiamone un altro, tra i suoi, mai arrivato in Italia.

Un ricordo di Emir Kusturica e di un equivoco lungo un festival e oltre.

La citazione

«What happened to Gary Cooper? The strong, silent type. That was an American. He wasn’t in touch with his feelings. He just did what he had to do. (David Chase - The Sopranos)»

In edicola: Martedì, 31 Marzo, 2020

Seconda parte dello speciale sui registi del futuro, Lost Highway su Jane Austen, analisi di Friends e del mondo delle sitcom, un ricordo di Lucia Bosè, Vengono prima i vivi: seconda puntata, guida e segnalazioni di contenuti in streaming, locandina di Re-Animator di Stuart Gordon e tanto, tanto altro.

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Editoriale


Grazie per le magnifiche cose

In questi giorni così tragici, dal futuro incerto, l’unica certezza resta la strenna di lutti che giornalmente srotoliamo. Ci ha lasciato Alberto Arbasino. Era da tempo malato. E sembra paradossale, ma rileggere alcune pagine tratte dai suoi romanzi, dai suoi saggi, sprigiona un effetto quasi taumaturgico. Lentamente, un sorriso si stampa sul volto. Fatichiamo a trattenere una risata liberatoria. Ma come ricordarlo, ora? Da che parte cominciare? Dai romanzi? Saggista, giornalista, studi di Medicina e laurea in Giurisprudenza, mette a punto L’Anonimo lombardo nell’estate del 1954, in campagna. Lo scrive l’anno successivo. Arbasino all’epoca ha solo 25 anni, e ha già composto una serie di racconti. Alcuni di questi finiranno in Le piccole vacanze, pubblicato da Einaudi nel 1957, grazie a Italo Calvino. Altri finiscono proprio in L’Anonimo lombardo, che esce nel 1959 per Feltrinelli, nella sua prima versione monstre. La casa editrice diventerà di lì a poco l’avamposto del Gruppo 63. Un’esperienza interessante, ricorderà uno dei suoi componenti, Giorgio Manganelli: «Introduceva elementi di disordine e di confusione in un momento della letteratura italiana estremamente prevedibile e ordinato». L’Anonimo lombardo si dispiega come un romanzo epistolare, genere in voga nel crocevia tra Illuminismo e Romanticismo, a cui Arbasino attinge, aggiungendo un apparato di note a piè di pagina. Lo pubblica quando ha 29 anni. Quest’uomo elegante è impossibile da delimitare. Debordante, sfugge da tutte le parti. Che dire di Fratelli d’Italia, pubblicato da Feltrinelli nel 1963, e poi in altre tre diverse edizioni? Sarebbe qui necessario soffermarsi sul suo metodo di scrittura e riscrittura continua: ogni testo non è mai definitivo, ma assoggettato a ubbie, modifiche, come se ognuno di essi avesse una propria meccanica, un motore da controllare, rettificare, a volte truccare. I cinque personaggi che scorrazzano in questa specie di “grand tour” all’epoca del Boom economico contengono forse una parte del suo carattere? Pubblicherà ancora specie di romanzi, ma questa esplorazione antropologica molto Sixties, camuffata da finzione romanzesca, permetterà ad Arbasino di affrancarsi dal genere, per dedicarsi solo a saggi, reportage. Scrittore senza romanzo, non ha mai smesso di partorire resoconti giornalistici superlativi. Spassosi. Vertiginosi. Letteratura, arte, cinema, teatro, musica, televisione, opera, moda, tic verbali, fatti di costume e società, omosessualità, politica, finiscono centrifugati. Infaticabile, Arbasino si spostava continuamente, mobilitando e restituendo un mostruoso sapere. Ha composto rap, praticato l’arte del ritratto. Come Usbek, uno dei due “persiani” di Montesquieu (ma più pop), ci ha mandato ogni volta lettere da un paese lontano, sia questo Bayreuth, l’America, la Grecia o il Mekong. «In materia di grave importanza, lo stile, non la sincerità, è la cosa essenziale», sosteneva Oscar Wilde. Credo che non esista modo migliore di ricordarlo.

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