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Matteo Marelli dice che L'ultimo imperatore è il film da salvare oggi in TV.
Su Spike alle ore 01:50.

Detroit di Kathryn Bigelow è in streaming su Netflix

Fra alti e bassi, fra neorealismo, critofilm e prodotti calligrafici, il rapporto tra pittura e cinema nei film italiani.

Al Sudestival, il festival lungo un inverno che si tiene tutti i fine settimana dal 10 gennaio al 13 marzo 2020 a Monopoli (Ba), anche l'omaggio a Dino Risi nell'ambito di un "laboratorio" sulla commedia all'italiana con gli studenti, organizzato in collaborazione con Film Tv, media partner della manifestazione. Come film più rappresentativo, Mauro Gervasini ha scelto Il giovedì , che era anche il preferito dal regista milanese. Riproponiamo la locandina con il commento.

Avete già scoperto le due nuove piattaforme di cui stiamo recensendo serie originali, di recente? Una di queste è StarzPlay, su cui vi suggeriamo di cercare questa commedia.

Il numero 50 di Film Tv è tutto dedicato alle donne, in uno speciale che attraversa ruoli e media diversi. Uno dei nomi femminili fondamentali per il cinema è Chantal Akerman, di cui vi riproponiamo questo inedito.

La citazione

«La televisione è meglio del cinema. Sai sempre dov'è la toilette. (Dino Risi)»

scelta da
Pedro Armocida

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In edicola: Martedì, 10 Dicembre, 2019

Feuilleton #6: la prima parte di Mysterium di Stefano Trinchero, speciale Lost Highway donne e cinema: intervista a Teona Strugar Mitevska, attrici e registe emergenti, serie tv e stand-up comedy al femminile, Serial Minds di Vida e Dickinson, locandina di Cléo dalle 5 alle 7 di Agnès Varda e tanto, tanto altro.

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Editoriale


I sosia nell’era delle fake news

Imitazioni, travestimenti, sosia. Agli italiani - o almeno al web - piacciono. Di recente sono circolate le prime foto di scena di Hammamet di Gianni Amelio. Titolo online: «Pierfrancesco Favino è Bettino Craxi, l’impressionante somiglianza». Neri Marcorè è Giuseppe Conte in Stati generali su Rai3: «La voce è identica, sembra il vero premier». Apprendiamo anche che sono necessarie quattro ore di trucco. Che cosa affascina in questo fenomeno trasversale tra cinema e piccolo schermo? L’antica fatica fisica della trasformazione, in un’epoca dove volti e corpi ringiovaniscono e si trasformano grazie agli effetti digitali? O il rapporto ambivalente con il potere? Da Alighiero Noschese a Maurizio Crozza, il comico che imita il potente rinnova la tradizione carnevalesca del mondo rovesciato. Il giullare espropria l’immagine del sovrano e ne dà una versione più vera, enfatizzandone difetti fisici e debolezze umane: è il risarcimento della caricatura, una forma di dileggio che tuttavia, alla fine, ratifica lo status quo. Guai al potente che non è oggetto di satira. Al cinema, comunque entrano in gioco altri fattori. Favino non è un comico, come non lo era Toni Servillo, interprete di Berlusconi o di Andreotti nei film di Sorrentino. Al di là del culto della performance attoriale (e in attesa di un biopic su Favino interpretato da Servillo, e di uno su Servillo interpretato da Favino), bisogna riflettere sull’ossessione del realismo. Da una parte è un caso particolare di quel complesso illustrato da Borges con l’apologo della mappa dell’impero: una volta ottenuta una copia perfetta, scala 1:1, che cosa me ne faccio? Dall’altro è un fenomeno nuovo, emblematico di un’epoca di post-verità, di fake news e di finti account sui social media - truffaldini o parodistici che siano. Un’epoca di analfabetismo visivo, di cloni e di doppi non più opposti tra loro, ma allegramente sodali. Già immagino i siti che etichetteranno “docufiction” il film di Amelio. Tra trent’anni sarà ritenuto un documentario. In questi stessi giorni viene diffusa la prima foto di scena del Ligabue (inteso come pittore) di Giorgio Diritti, interpretato da Elio Germano (che già fu Giacomo Leopardi). Ed è una foto di mani con le unghie sporche - mani invero un po’ troppo lisce per essere contadine. Un rigore d’altri tempi, o un’accortezza per evitare l’effetto kitsch da Madame Tussauds?

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