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Fiaba Di Martino dice che Agora è il film da salvare oggi in TV.
Su Rai2 alle ore 00:20.

A volte, molto raramente, capita che un film di Quentin Dupieux arrivi a essere visibile, per un po', come Rubber , questa settimana in streaming. Molti suoi film però rimangono invisibili al pubblico italiano, come quello di cui vi proponiamo la recensione questa settimana.

Dopo l’elezione di Donald Trump del 2016, Mauro Gervasini realizza una ricognizione sui film e i cambiamenti a Hollywood durante i due mandati del primo presidente americano nero, Barack Obama. Vi riproponiamo le sue riflessioni.

Siamo gli Oscar, e per rispondere a #OscarsSoWhite ora sì che ci preoccupiamo di dare visibilità agli artisti Neri e Donna! Ma in modo meccanico, superficiale e tutto sommato dannoso. Un'analisi di Ilaria Feole del 2018, pienamente attuale.

Muore a 97 anni la fidanzata d'America, Doris Day, una carriera leggendaria di cantante e attrice ma soprattutto il volto dell' american girl . In una filmografia per lo più dedicata alla commedia brillante scegliamo un titolo diverso, uno dei più famosi thriller di Alfred Hitchcock, per ricordarla.

Il 18 giugno arriva su Sky Atlantic la seconda stagione, ma in origine era una miniserie senza seguito: i nuovi episodi sono tutti diretti da Andrea Arnold, e non vediamo l'ora di tornare a seguire le vicende delle protagoniste di Big Little Lies. La recensione della prima stagione, di Alice Cucchetti.

La citazione

«Guardatevi da tutte le imprese che richiedono vestiti nuovi (H.D. Thoreau)»

scelta da
Carolina Crespi

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In edicola: Martedì, 18 Giugno, 2019

Lost Highway su Jean Gabin, analisi di Emanuela Martini sul personaggio di Maigret, speciale Rainer Werner Fassbinder, i migliori film italiani: C'era una volta il west, intervista a Giorgio Tirabassi, Scanners di MID90S, Serial Minds di Chernobyl, locandina di Lola di Rainer Werner Fassbinder e tanto, tanto altro.

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Editoriale


/ [Slash]

A volte un segno grafico fa la differenza. O l’uguaglianza. Il protagonista di Fosse/Verdon, magnifica serie biopic disponibile su Now Tv, è uno slash. Il segno di interpunzione che nel titolo unisce e separa Bob Fosse e Gwen Verdon: troppo vicini per interporre uno spazio, ma troppo geniali, ognuno a modo proprio, per non riconoscere loro l’autonomia. E allora ecco lo slash, che li rende unica entità: e infatti la serie (vedi recensione sul n. 23/2019) è scandita da un conto alla rovescia che ha come termine la fine di quell’entità, l’istante in cui lo slash cessa di esistere, ossia la morte di Fosse. Due carriere che hanno fatto la storia di Broadway e del cinema: lei ballerina fenomenale dalla reputazione di bizzosa («lo ero davvero» disse poi «ma solo perché non sopporto chi balla male»), star di Can-Can, Damn Yankees e Sweet Charity, vincitrice di quattro Tony; lui coreografo rivoluzionario che reinventò la danza moderna e regista di musical da Oscar come Cabaret e All That Jazz. La serie guarda al dietro le quinte più che al palco, ovvero al privato, agli innumerevoli tradimenti di Fosse e alla resilienza di Verdon, in un equilibrio che, di primo acchito, pare sbilanciato in favore di lui: infedele e bisognoso di accudimento per il suo fragile ego, Bob è supportato da una Gwen devota e cocciuta. Ma non è proprio così. Lo slash sta anche per equivalenza e intercambiabilità, ed è qui che Fosse/Verdon si rivela un prodotto coraggioso e controcorrente in epoca di #MeToo: perché scandaglia e demistifica il luogo comune di regista predatore & attrice succube, per mettere in scena un rapporto di forza complesso e spigoloso. Innanzitutto rivelando il cruciale apporto di Verdon in sede di riprese e montaggio dei capolavori di Fosse, raramente accreditato, e dicendo a chiare lettere che l’ascesa di lui doveva molto, se non tutto, al nome di lei in cartellone (la competizione, qui, è un carburante quasi più forte dell’amore). In secondo luogo, facendo di Gwen un personaggio altrettanto titanicamente ambizioso e consapevole del proprio talento, altrettanto morbosamente, anche cinicamente aggrappato alla fama; in un rivelatorio dialogo con la nuova fiamma di Fosse, Ann Reinking, Gwen spiega la vera ricompensa del sacrificio fatto per Bob: i ruoli con cui lui l’ha resa un’icona. Due facce della stessa medaglia, lo slash come uno specchio, un divisorio poroso su cui si infrangono le semplificazioni pigre degli schieramenti (tanto di quelli pro quanto di quelli anti- #MeToo). Un ritratto non conciliatorio delle dinamiche di potere tra due artisti speculari e simbiotici, che ci pare più che mai necessario.

L'aria diventa elettrica

Dal 14 giugno disponibile su Amazon Prime Video Too Old to Die Young, serie tv noir realizzata da Nicolas Winding Refn. Che in questi giorni la presenta al Festival di Cannes, poco dopo aver lanciato (anche da Milano) un suo sito traboccante di prelibatezze cinefile underground, accessibili gratuitamente, e poco prima di imbarcarsi in nuove, fantasmagoriche avventure cinematografiche ancora top secret. Non piace a tutti il cinema di Nicolas Winding Refn, per gli amici NWR, e va bene così. Però piace a noi, per questo lo speciale. Buona lettura!

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Il Festival del Cinema Ritrovato che si terrà a Bologna dal 22 al 30 giugno ha in programma una retrospettiva su Jean Gabin, a cui dedichiamo anche noi il n° 25 di Film Tv. Riproponiamo dunque la...

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