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Editoriale 22/2026
Cose da femmine
C'è un’occasione imperdibile per i critici cinematografici di oggi - a 80 anni dalla scomparsa di Elvira Notari - e cioè smentire certi illustri colleghi che dagli anni 10 ai 30 sottostimarono le opere della pioniera nata a Salerno. Non solo il nitrato d’argento infiammabile, non solo il fascismo contrario alle riprese dal vero di povertà, malavita, donne ribelli, guappi e didascalie in dialetto. Ma anche l’ostilità dei recensori. Chi avrebbe dovuto salvare l’opera di Notari - centinaia di cortometraggi e forse 60 lungometraggi - la classificò come un sottoprodotto culturale, cose da femmine e da popolino di fronte agli sfolgoranti kolossal Cabiria, Gli ultimi giorni di Pompei, Quo Vadis? A fiancheggiare le acide firme maschili ci fu anche il disprezzo della potente intellettuale dell’epoca, Matilde Serao, che considerava i film di Notari di cattivo gusto, così incentrati sui bassifondi di Napoli. L’occasione imperdibile ha la forma di un cofanetto, anzi di uno scrigno, di recente uscita, che contiene i tre lungometraggi sopravvissuti della grande cineasta fondatrice di una sua casa di produzione, la Dora Film, spalleggiata dal marito e dal figlio Eduardo, nella “parte” dello scugnizzo dal cuore d’oro Gennariello. Due dvd, e un Blu-ray che contiene È piccerella (1922), A’ Santanotte (1922), Fantasia ‘e surdate (1927), più un frammento di un film che si credeva perduto, Carmela, la sartina di Montesanto (1916), e qualche fotogramma di L’Italia s’è desta (1927), più schegge preziosissime di documentari su feste religiose, spesso commissionati dagli emigrati italiani. Il cofanetto Elvira Notari - Pioniera del cinema italiano (Penny Video, € 28,99) è frutto di un lavoro attento di due anni, a cura di Maria Coletti per la Cineteca nazionale, e in un volumetto allegato inanella una serie di brevi saggi su ognuno dei titoli, frammenti e musiche compresi. L’estetica innovatrice di Notari è radiografata da studiose, docenti universitarie come Giuliana Bruno, Monica Dall’Asta, Lucia Di Girolamo, Antonella Di Nocera, Cristina Jandelli, Giuliana Muscio, Simona Frasca, Anna Masecchia, Maria Assunta Pimpinelli, un pacchetto di mischia cultore della “sceneggiata”, il film ispirato a canzoni popolari, accompagnato all’epoca da musica e voce dal vivo, e qui sonorizzato con partiture originali. Il titolo più celebre e rivelatore è È piccerella con la maliarda Rosè Angione, in realtà insegnante di matematica di Eduardo, non solo per i richiami al futuro neorealismo, ma per la geografia emozionale di segni e potenza drammaturgica, e la figura della seduttrice in anticipo sulla dark lady; immagini che rimandano a oltre Atlantico, al primo Griffith. In A’ Santanotte , la figura della malafemmina si ribalta con lo straziante sacrificio di Nanninella, vittima di un padre violento e ubriacone, in sintonia con Giglio infranto. Memorabile la sequenza di lei sposa infelice, accoltellata fuori campo (censura fascista). Le “cattive”, avide di regali, gioielli e profumi si raddoppiano in Fantasia ‘e surdate (1927) che Notari, a sorpresa, sposta in una Roma trionfante con chiare influenze del vedutismo, e con note patriottiche forse per placare l’avversione governativa. Sotto la gloriosa vista del Vittoriano e di piazza Venezia con i suoi tram e lussuose carrozze, la narrazione, però, non cambia, c’è sempre il dramma della passione, dei coltelli, del furto e della morte, e un’anziana madre in pianto di fronte alla perdizione dei figli. Il cofanetto dedicato a Notari si può acquistare nei maggiori rivenditori online e in alcuni musei.




