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Editoriale 43/2026

Quel che puoi fare oggi

Ultimo anno di legislatura, tempo di bilanci. E quello del ministero della Cultura - limitandoci a quel che ci riguarda, cioè il cinema - prende la forma di un elenco di caduti: un ministro dimesso (Gennaro Sangiuliano), un direttore generale (Nicola Borrelli) uscito di scena nel pieno di uno scandalo (il caso Kauffman), una commissione di esperti in fuga (all’ultimo giro, Mereghetti, Galimberti e Manieri). Benissimo. Però Alessandro Giuli è ministro da oltre due anni, Giorgio Carlo Brugnoni guida la Direzione generale Cinema e audiovisivo da più di uno: l’emergenza, che è sempre un buon alibi quando si governa, è un pochino venuta a mancare, no? Quel che resta è la normalità. Una normalità che funziona (si fa per dire) così. Prendiamo l’ambito Produzione: i contributi selettivi, che per molti anni sono stati suddivisi in tre sessioni, nel 2026 ne hanno avute solo due, a giugno e ottobre, e nessuna produzione sa se avrà il contributo del MiC. Le graduatorie della seconda sessione 2025, tanto per dare la misura, sono uscite a luglio 2026. E i festival? Guardiamo il settore promozione: anche quest’anno, come nel 2023 e nel 2024, i festival si svolgono non sapendo se verranno sostenuti e con quanto. Il bando Promozione 2026 è scaduto a fine giugno e, a oggi, nessun festival, rassegna o premio ha ricevuto il saldo 2025, certi nemmeno l’acconto. I progetti speciali? La graduatoria 2025 è uscita a metà luglio, ma il termine per fare gli eventi era indicata ai primi di settembre. Non un gran margine. Gli acconti dovrebbero arrivare in queste settimane? A cose fatte, naturalmente. Il bando 2026 si è chiuso nei primi di settembre, con quella proroga di una manciata di giorni che accompagna ogni bando come un piccolo rito. L’inghippo ha un nome preciso, o meglio, una nomina mancante: quella dei 15 esperti delle commissioni dei selettivi per la produzione e dei 12 della promozione. Le candidature individuali, insieme a quelle sostenute dalle associazioni, sono arrivate al MiC entro il 27 luglio. Tre mesi dopo queste nomine non ci sono (non sanno a chi rivolgersi, probabilmente), e si vocifera che questa sia la settimana decisiva (di nuovo). L’idea, che è pure condivisibile, è quella di nominare una commissione diversa per ogni annualità: ma se quella del 2026 ancora non esiste e il 2027 sta per cominciare, non si capisce come si possa pensare di rimettersi in pari, se non chiedendo a esperti appena insediati di smaltire un anno di arretrati e di farlo in fretta e furia, cioè nella condizione in cui si giudica peggio. Quale è il punto? Semplicemente che i soldi pubblici vengono spesi male: un contributo che arriva un anno dopo non orienta nessuna scelta, non produce nessuna politica, è appannaggio soltanto di chi ha le spalle sufficientemente larghe per farle comunque, le cose. Un festival che non sa su che cifra contare non può che programmare al ribasso. Oppure, come capita a tanti, si indebita. Un intero settore, produzione e promozione, lavora in crisi permanente, non potendo permettersi di pianificare alcunché. Per misurare lo sfasamento basta scorrere gli avvisi recenti sul sito della Direzione generale Cinema e audiovisivo. Il primo è il decreto di assegnazione dei contributi per il supporto alla distribuzione all’estero di film italiani. Anno di riferimento? 2025. Poco sotto, le proroghe per le domande di tax credit su distribuzione e sale: ancora sessione 2025. Il nostro è un ministero che vive con un anno di jet lag e che, a legislatura prossima alla conclusione, s’è rassegnato (e ci ha fatto rassegnare) al fatto che sia semplicemente il suo fuso orario culturale. Quello che serve è riportare il calendario al presente. Bandi ai primi dell’anno, commissioni nominate prima che servano, graduatorie prima che gli eventi si svolgano. Non è mica una riforma. È il minimo.

FilmTv 43/2026

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