Home

L'immagine della settimana

Edicola votiva

Editoriale 19/2026

Un editoriale iconico

icònico agg. [der. del gr. εἰκών -όνος «immagine»] (pl. m. -ci). - 1. Relativo all’immagine, o, più spesso, riferito a simboli e sim., che è conforme all’immagine del simboleggiato; in partic., segno i., rapporto i. (tra segno e oggetto significato), in semiologia. 2. In storia dell’arte, è adoperato talvolta (in contrapp. a aniconico) come sinon. di figurativo, detto di pitture e sculture che si propongono un notevole grado di rassomiglianza o corrispondenza formale con l’oggetto rappresentato.   A ognuno le sue idiosincrasie. Io, per esempio, tra le infinite barbarie del mondo contemporaneo, non sopporto l’uso scriteriato dell’aggettivo “iconico”. La voce qui sopra è tratta dalla Treccani. Per il vocìo dei giorni nostri, invece, “iconico” non si limita a stare per questo. Alessandro Gilioli, in un articolo per “Style” di “Il corriere della sera” ne elenca i nuovi significati: «”Figo”, “molto molto popolare” (cioè con parecchi like e/o cuoricini), “storico” nel senso di “vintage” o “d’epoca”». E aggiunge: «Probabilmente il sinonimo contemporaneo più realistico e azzeccato potrebbe essere “instagrammabile”, cioè tale da meritare una foto per Instagram. Naturalmente nessun dizionario osa ancora tanto, ma i dizionari, si sa, sono terribilmente indietro». Gilioli cita anche una serie di «oggetti, esseri, luoghi» che ha sentito definire “iconici”: «Il trampolino di una piscina a Ostia (Roma), una ditta di materiali elettrici a Dalmine (Bergamo), una cameretta per bambini in compensato, l’equipaggio di una corsa di rally, un monitor della Samsung, un modello Ford, un SUV Suzuki, un bar di Reggio Calabria, uno chef australiano, un fiordo norvegese, un party romano». Io potrei proseguire con, tra gli ultimi, un bouquet di fiori, una rete di Lautaro, un brano di Madame, un brano di Madame (lo ripeto) e, forse il mio preferito, un libro dedicato alla “crescita personale”. Mi rendo conto, naturalmente, che la lingua si evolve, e che tutto questo scialo di astio contro l’abuso del termine è solo il brontolio, un pochino patetico, di un residuato novecentesco che lavora con le parole sulle immagini (cosa che fa di me un banale “guardiano del linguaggio”, come indirettamente vengo definito, per questa mia idiosincrasia evidentemente di moda tra pari conservatori, da “iltuocruciverba.it”). Ma è anche il sintomo di un paio di evidenze che non possiamo nascondere: da un lato l’indistinto cocainico ed esaltato in cui brancola l’eccesso di immagini contemporaneo (se ogni cosa è iconica, anche nel significato corrente, nulla lo è) e dall’altro l’appiattimento giornalistico a una lingua sensazionalistica e semplificata fatta su misura dei SEO dei motori di ricerca, una lingua che sovreccita ed esaspera ogni minuscola news (o, perché no, ogni banalità possibile) con aggettivi e titoli che mirano al superlativo («tal dei tali è tutto quello di cui avevamo bisogno», «Tizio è già il migliore Sempronio dell’anno» e così via), riportando tutto all’indistinto di cui sopra. Pochi argomenti, nessuna gerarchia, solo il mercato “del momento”, l’emotività dell’istante, lo strillo usa-e-getta. È quello che “funziona” (ulteriore termine da abolire, per me). Tratta anche di questo, Il diavolo veste Prada 2, col suo andamento stanco e stremato e con una morale precisa e inconfutabile, che probabilmente riguarda anche il cinema, di riflesso: oggi come oggi, per fare un certo tipo di giornalismo (e quindi anche di critica, e forse anche di cinema) libero e non asservito alle logiche instupidenti delle big tech, dei social e delle piattaforme, serve un mecenate illuminato, servono soldi a fondo perduto. Non sempre, certo: a Film Tv, per ora, bastate voi, i nostri lettori, carta canta (e continuate a farla cantare, mi raccomando). Ma quello che racconta Il diavolo veste Prada 2 è un dato di fatto, la fine di un'era, e non di certo un lieto fine. Soprattutto perché Andy, la giornalista interpretata da Anne Hathaway, salvato il salvabile, se ne esce con un termine che avrebbe potuto francamente evitare, una caduta di stile, un fallo che rovina tutto. «Sei iconica», dice a Emily (Blunt). That’s all.

FilmTv 19/2026

I nostri poster

Iscriviti alle newsletter di Film Tv

FilmTv 19/2026

Annuario Film Tv 2026

Annuario Serial Minds 2026

FilmTv.Press è una pubblicazione di Tiche Italia s.r.l. - p.iva 05037430963 - Registrazione Tribunale di Milano n° 109 del 6 maggio 2019
Credits - Contatti - Supporto tecnico - Dall'edicola al sito -  FAQ (Abbonamenti)Satispay
Privacy Policy - Cookie Policy