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Giulio Sangiorgio dice che Amore a prima Svista è il film da salvare oggi in TV.
Su RaiMovie alle ore 00:55.

Se vi sono piaciuti Forza maggiore e The square , c'è un invisibile di Ruben Östlund che vi consigliamo di recuperare, presentato alla Quinzaine 2011.

Gianni Amelio racconta I nuovi mostri e riflette sull'Italia e sulla commedia all'italiana. Rileggete la locandina del 2005, il film è in streaming su RaiPlay.

Il 3 dicembre arrivano su Prime Video le prime 5 stagioni di questa serie Marvel. Curiosi? Scoprite di che parla nella nostra recensione.

L'ultimo film di Paul Schrader, First Reformed , esce direttamente in dvd, ma per noi è il film della settimana. Ripercorriamo la carriera di questo regista con un ritratto di Roberto Manassero.

Quando Rete 4 fu mandata sul satellite. Dialogo tra un canale televisivo e Tommaso Labranca.

La citazione

«Alice Harford: I do love you and you know there is something very important we need to do as soon as possible. - Dr. Bill Harford: What's that? - Alice Harford: Fuck.»

scelta da
Fabrizio Tassi

In edicola: Martedì, 11 Dicembre, 2018

Lost Highway su Clint Eastwood, intervista a Terence Hill, intervista al regista di Il testimone invisibileStefano Mordini, Intervista a Amy Sherman-Palladino e Daniel Palladino (ideatrice e regista di La fantastica signora Maisel, Scanners di My Entire High School Sinking into the Sea, Serial Minds di Homecoming, locandina di La setta di Michele Soavi e tanto, tanto altro.

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Editoriale


Antropocene

L’immagine qui sotto è di La donna elettrica di Benedikt Erlingsson, nelle sale dal 13 dicembre 2018. È un piccolo film, di surrealismo dolce e autorialismo naïf, di quella semplicità che sembra banale solo se non la si sa guardare. Lo consiglio. Racconta la storia di un’insegnante di coro di 49 anni, single e in cerca di figlia adottiva, che si dedica al sabotaggio di reti elettriche per guastare l’espansione dell’industria siderurgica islandese e mettere in crisi gli accordi con la Cina. «Giù le mani dalla mia terra», dice il lancio italiano del film, sussurrandolo al target NoTav. Ma «la mia terra», per lei, non è solo l’Islanda. Vuole la maiuscola. Nell’immagine qui sopra, la nostra eco-Giovanna d’Arco abbatte un drone. Un drone che la sta cercando, che potrebbe rivelare alle autorità l’identità della nostra eroina ambientalista. Inutile negare che, per ogni drone estinto, c’è un cinefilo che si rallegra: nulla è tanto abusato e tanto banalmente sensazionalistico, nel cinema d’oggi, del ricorso alle immagini di questi occhiuti uccelli macchinici, a cui auguriamo con poca cortesia una decrescita quantomeno infelice. Per Erlingsson, però, morto quel drone, se ne fa un altro. Non droni che controllano la protagonista, droni interni alla storia del film, ma droni con cui il regista continua a filmare, droni con cui segue quel che mette in scena, dall’alto, da lontano. Il drone sopravvive. Il cinefilo smette di rallegrarsi, ma importa poco o nulla. Per Erlingsson non è una questione estetica. È una questione di sguardo. Intimamente ecologica. Perché nonostante ci si ostini a ridurre il racconto a misura di uomo (meglio: di donna), abbattendo droni, costruendo il surreale gioco degli equivoci in modo da vedere la protagonista vincente, sdoppiandone la figura con una gemella e dunque raddoppiando le sue forze, questo mondo a misura di uomo, a misura di supereroina, è solo un sollievo, un retaggio romantico, una fiction gentile. Ad allontanarsi dall’uomo, anche solo con un drone, la nostra storia s’eclissa, è solo un residuo: sul finale la macchina da presa retrocede, guarda la protagonista camminare in acque alte, tra gli effetti del riscaldamento globale. Il vero protagonista, perché c’è sempre, anche se non si vede, anche se tu vinci. Tu diventi madre, ma Madre natura? Lo sguardo s’allarga. L’happy end è in crisi. L’antropocentrismo è un’ideologia. Questo fa un cinema, un gesto ecologista. Sposta lo sguardo. In molti oggi, credono in questo. I saggi di filosofia di Timothy Morton, i romanzi post-esotici di Antoine Volodine, film come Annientamento. Ma forse, a volte, basta anche solo un drone.

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Novecento anno zero

Restaurato dalla Cineteca di Bologna, Novecento Atto I torna in sala dal 16 aprile. Uno dei film centrali del cinema italiano, epopea che fa i conti con la nostra storia lungo un secolo di furibondi conflitti. Anche, per noi, il pretesto per tornare a riflettere su un un grandissimo cineasta, Bernardo Bertolucci, riproponendo diversi materiali pubblicati nel corso del tempo da Film Tv, a partire da un ampio servizio curato da Marcello Garofalo e da un'intervista esclusiva di Monica Stambrini, autrice del documentario Sedia elettrica dedicato al making of di Io e te. Buona lettura!

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Jackie Brown, hostess di una piccola compagnia aerea, arrotonda il misero stipendio facendo da corriere per il trafficante Ordell Robbie. Quando è colta in flagrante dalla polizia, viene liberata...

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GITA A COMO (“IN NOIR”)
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I quaderni sciovinisti
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