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Oggi Free
Matteo Marelli dice che Blackhat è il film da salvare oggi in TV.
Su IRIS alle ore 02:35.

Una serie tv da cominciare? Attenzione, perché secondo Alice Cucchetti è magnetica e non potrete fare a meno di finirla.

La figura del Papa è stato oggetto di recente di una delle nostre liste. Ma se il Papa, più che una presenza, fosse una specie di fantasma irraggiungibile? Ovviamente, secondo Marco Ferreri.

L'ultimo film di Paul Schrader, First Reformed , esce direttamente in dvd, ma per noi è il film della settimana. Ripercorriamo la carriera di questo regista con un ritratto di Roberto Manassero.

Il blu è un colore caldo, soprattutto se si tratta di un giallo di Simenon raccontato da Amalric.

Quando Rete 4 fu mandata sul satellite. Dialogo tra un canale televisivo e Tommaso Labranca.

La citazione

«Noi siamo orfani della Rivoluzione. E spesso pensiamo che non c'è più una vittoria possibile, che il mondo è disincantato e alla fine ci rassegniamo. Il cinema, al contrario, ci dice, a suo modo, che ci sono vittorie possibili anche nel mondo peggiore.... Non bisogna disperarsi. È quel che il cinema ci racconta, io credo. Ed è per questo che dobbiamo amarlo. (Alain Badiou)»

scelta da
Mariuccia Ciotta

In edicola: Martedì, 13 Novembre, 2018

Intervista a Stéphane Brizé, Lost Highway su Cinema e Lavoro e sui film a episodi, approfondimento sui B Movies, I migliori film italiani: Umberto D., Scanners di Fantômes, Serial Minds di Wanderlust e Paradise Police, locandina di I compagni di Mario Monicelli e tanto, tanto altro.

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Editoriale


Delle guerre e dell'arte

In questo numero dedicato a In guerra vogliamo tornare su una guerra durata otto giorni e sette notti, una guerra che abbiamo vissuto sulla pelle e che abbiamo scelto di raccontare. È il 2009 e quattro operai della INNSE - la storica ex Innocenti di Milano - salgono su un carroponte e bloccano lo smantellamento delle macchine impedendo la chiusura della fabbrica. È una lotta che diventa simbolo e ispirazione, un gesto politico che doveva essere narrato. Il nostro film Dell’arte della guerra (2012) nasce all’inizio della grande crisi, quando il mondo operaio dato per estinto torna alla ribalta e si ribella alla sua invisibilità e a un immaginario che lo vuole accantonato tra le figure mitologiche del secolo scorso, o che lo veste da caso umano da compiangere e sfruttare. A distanza di anni rimettere al centro il racconto della lotta non cessa di essere prioritario, così come le parole d’ordine che ci hanno fatto concepire il film come un manuale militare in quattro atti: individuare il nemico, conoscere il territorio, organizzare l’esercito, costruire una strategia. La battaglia che nasce in fabbrica può diventare il braccio armato del gesto cinematografico, l’atto stesso del filmare può trasformarsi in guerra. Il cinema è un’arte da combattimento, per rubare le parole a Godard. Allora forse è davvero necessario tornare a individuare il nemico e a capire come filmarlo, o come negarlo alla vista dello spettatore, ricordando che in guerra essere partigiani è un obbligo, e che la ragione deve (ri)trovare le parole per combattere. Schiavo, padrone, odio. L’immagine cinematografica può permettersi di ridisegnare la Storia, può rimettere in discussione il sentimento di conciliazione, può infettare lo sguardo e abbattere le certezze così come sono stati abbattuti i capannoni della periferia milanese. Gli stessi capannoni, le stesse ciminiere che il cinema italiano ha usato come indice del mondo operaio, delle sue lotte e delle sue sconfitte, e che ormai sono teatri abbandonati di un paesaggio urbano dove il lavoro, e la lotta, sono solo ornamenti dell’iconografia pubblicitaria. Urlare le parole, costruire un’immagine, affilare le armi del cinema, fondare un’arte della guerra. Gli operai della INNSE hanno vinto, oggi la fabbrica è ancora produttiva. Solo uno dei quattro saliti sul carroponte lavora ancora nello stabilimento di Lambrate, uno è in pensione e due sono stati licenziati. Dei 49 operai del 2009 ne restano 24, ma la INNSE è ancora in guerra.

L'opera-vita di un cineasta unico

Tredicesima edizione della Festa del cinema di Roma, dal 18 al 28 ottobre, come sempre all’Auditorium Parco della Musica della Capitale. Evento centrale, la consegna del premio alla carriera a Martin Scorsese. Il cineasta di New York, da poco diventato anche cittadino italiano (entrambi i suoi nonni paterni venivano da Polizzi Generosa in provincia di Palermo), introdurrà una rassegna di nove titoli, i suoi preferiti del nostro cinema (si sa per certo che uno è Il posto di Ermanno Olmi). Noi lo omaggiamo con un ampio speciale che tiene conto di una carriera lunghissima, e ovviamente straordinaria.

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